Minutemen – Double Nickels On The Dime (1984)

30 Mar

Artista/Gruppo: Minutemen
Titolo: Double Nickels On The Dime
Anno: 1984

Immagine

Quando il rock si fa giovane. O per meglio dire, anche il punk a volte ha ragione. Frutto del caso o solo di enorme ispirazione, frammenti, schegge impazzite di immaginaria primitività. Siamo a Venice, la California sempre nel cuore, e come ti sbagli (vedi recensione Metallica-Metallica). Ed ecco Double Nickels On The Dime, nome che deriva da due conii di monete statunitensi, il nichel (0,05 dollari) e il dime (0,10 dollari): due nichel per un dime. Come dire: basta dividere, scomporre e il gioco è fatto.

Inizialmente concepito come doppio album, uscito a più riprese, personalmente posseggo l’edizione del 1989, in cui compaiono 43 delle 45 tracce a cui si riferisce l’originale. Bastano le prime note, i primi battiti di grancassa e ci si rende conto che mentre siamo proiettati in viaggi nel surreale, dopo setto, otto minuti al massimo, siamo già a un quarto dell’album, ma che viaggio che ci aspetta. Band praticamente sconosciuta in Italia, per pochi appassionati del californian alternative style, i Minutemen uscirono con questa autentica perla nel millenovecentottantaquattro. Lo scrivo lungo perché tanto lungo è questo canzoniere.

Più di ottanta minuti di perlustrazione musicale, di stacchi, saggi, brani che ricordano “non finiti michelangioleschi” tradotti in spartito, decostruzionismo allo stato puro. Che ripercorre a zig zag la storia della musica americana contemporanea. Sono solo in tre in formazione, D. Boon (voce e chitarra), Mike Watt (basso), George Hurley (batteria). Inutile spiegare le tracce perché in questo disco è la totalità che conferisce la forma. L’ho detto, sono momenti. Ora siamo in un pub, se ne respira l’atmosfera e assieme l’odore dell’alcol, ma non c’è il tempo neanche di orientarsi e trovare posto tra i tavoli che siamo già altrove.

Personalmente amo History Lesson – Part II, mi colpisce nella semplicità del suo giro di chitarra (anche se raro nell’album, un giro simile lo si ritrova solo in Cohesion, traccia 4), così melodico che poi quando Boon canta mi fa venire i brividi, mi spiega la storia, chissà da quale punto di vista. Ma quest’album è tutta una storia e lo si apprezza soprattutto per i bassi e gli estenuanti ritorni, delle vere botte di psichedelìa. Si tratta di scintille, di vagiti, in perfetto sound californiano. Grida, stridii, propositi che il cantante e leader, D. Boon, si diverte a miscelare, ora con timbriche quasi parlate, ora con grida ribelli. Ma nei testi si parla dei più variegati argomenti. Il Vietnam non manca mai.

Quando non canta Boon suona la chitarra. E lo fa inasprendo queste brevi session con scale, riff, distorsioni che sembrano mestoli su pentole. In Take 5, D. lo strumento lo cede al chitarrista jazz Joe Baiza, così il punk si fonde al free jazz. Il vero motore del gruppo è il basso. Non è un caso che nello stesso stato Usa, in quell’anno si andavano a costituire i Primus di Les Claypool, che avrebbero di lì a poco rivoluzionato il modo di concepire il funky, miscelandolo con l’hardcore, con l’alternative rock e con il metal.

Debitori anch’essi dei Minutemen in una California terra di bassisti. Se è vero che Flea (Red Hot Chili Peppers), anche se nato in Australia, dello stato del sud occidentale degli Usa ne è diventato praticamente adottivo. Lo stile è quello, un po’ più raffinato, ma è quello. Le fonti di ispirazione? Molteplici, ma una su tutte: gli Husker Du, band alla quale sono particolarmente attaccato perché mi ha accompagnato per tutto il periodo di militare, steso a pancia in su, prono sul lettore, le note di Zen Arcade e l’attesa che passassero i giorni.

Voto: 8,2. Double Nickels On The Dime rappresenta un buon compromesso tra ottima musica e rapsodia isterica. Album al quale sono legato a doppio filo in quanto oltre ad apprezzarlo oltremodo l’ho anche bramato all’inverosimile, perché in Italia, almeno fino a quattro, cinque anni fa era praticamente introvabile. Alla mia contentezza una volta arrivato il postino che me lo ha consegnato, direttamente dall’America, darei un 9,7.

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1989 CD
Track List:
1.”D.’s Car Jam”/”Anxious Mo-Fo”
2.”Theatre Is the Life of You”
3.”Viet Nam”
4.”Cohesion”
5.”It’s Expected I’m Gone”
6.”#1 Hit Song”
7.”Two Beads at the End”
8.”Do You Want New Wave or Do You Want the Truth?”
9.”Don’t Look Now”
10.”Shit from an Old Notebook”
11.”Nature Without Man”
12.”One Reporter’s Opinion”
13.”Political Song for Michael Jackson to Sing”
14.”Maybe Partying Will Help”
15.”Toadies”
16.”Retreat”
17.”The Big Foist”
18.”God Bows To Math”
19.”Corona”
20.”The Glory of Man”
21.”Take 5, D.”
22.”My Heart and the Real World”
23.”History Lesson – Part II”
24.”You Need the Glory”
25.”The Roar of the Masses Could be Farts”
26.”West Germany”
27.”The Politics of Time”
28.”Themselves”
29.”Please Don’t Be Gentle With Me”
30.”Nothing Indeed”
31.”No Exchange”
32.”There Ain’t Shit on T.V. Tonight”
33.”This Ain’t No Picnic”
34.”Spillage”
35.”Untitled Song for Latin America”
36.”Jesus and Tequila”
37.”June 16th”
38.”Storm in My House”
39.”Martin’s Story”
40.”Dr. Wu”
41.”The World According to Nouns”
42.”Love Dance”
43.”Three Car Jam”

Line up:
D. Boon – vocals, guitar
Mike Watt – bass (vocals on “Take 5, D.”, “Dr. Wu”, and “The Politics of Time”)
George Hurley – drums, vocals
Joe Baiza – guitar on “Take 5, D.”
John Rocknowski – guitar on “Take 5, D.”
Dirk Vandenberg – guitar on “Take 5, D.”
Ethan James – producer and engineer

Sidistef

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Una Risposta to “Minutemen – Double Nickels On The Dime (1984)”

Trackbacks/Pingbacks

  1. Big Black – Atomizer (1986) | The Book Of Saturday - maggio 12, 2014

    […] album dinamico e ottimamente concepito. Ivi si scorge anche una eco di gruppi punk e hardcore come Minutemen e Husker […]

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