Stevie Ray Vaughan And Double Trouble – Soul To Soul (1985)

30 Mar

Artista/Gruppo: Stevie Ray Vaughan And Double Trouble
Titolo: Soul To Soul
Anno: 1985

Immagine

Tanto per restare in tema di blues, dopo che qualcuno all’ascolto di Stevie Ray Vaughan esclamò “Quanto suona questo!”, non potevo non recensire un album del suddetto. Ma per quanto mi sia sforzato di scegliere, sono sicuro che di cose ce ne sarebbero da dire molte, soprattutto perché questo è il chitarrista che al momento mi da di più. Cercherò tuttavia di essere al massimo imparziale.

Per questo ho scelto non il suo lavoro migliore, ma una via di mezzo, che comunque resta scolpita nella storia del Rock Blues. Per capire Stevie (o Steve, dipende da come è scritto sulle copertine, una volta in un modo una volta in un altro…) occorre, a mio avviso, immergersi nel suo ascolto e percepire alcune perle che lo distinguono dal resto dei bluesman precedenti, contemporanei e futuri. Nel modo in cui canta e nel modo in cui suona la chitarra.

Particolarissimo, e in questo lo amo oltremisura, quel suo cantare un pò nasale ma anche e soprattutto per quel modo che ha di chiudere le strofe, con una accento tutta personale che potremmo definire senza ombra di dubbio “blues”, ma che lui sviluppa ripiegando su se stessa la nota di partenza, così che a differenza del tipico blues, lascia sospesa quella che è la nota di settimo grado (detta sensibile perché suggerendo quella immediatamente successiva ne suggerisce la conclusione della strofa). In questo disco, terza fatica dei Double Trouble, datato 1985, ciò risulta evidente nel secondo brano, “Lookin’ out the window”, dove provo a ricostruire il verso iniziale: Well I’m lookin’ out the window… haaa haaa… I’m lookin’ at you. Gli “haaa haaa” si riferiscono a quanto spiegato in precedenza.

Sembra superficiale soffermarsi su questi particolari ma è proprio l’attenzione per i particolari che ti fa capire quando un artista lo ami oppure lo ascolti solo. Il primo brano, invece, “Say What!”, è una sequela di forme blueseggianti che ci immergono in una danza satanica, irridente, spastica. È un tripudio di armonie, suggerite dall’organetto Hammond di Reese Wynans. Ma come intro all’album non è niente male neanche per capire fin da subito lo stile di Steve Ray Vaughan.

Infatti in questo, come in Texas Flood (title track del primo lavoro di SRV, a mio avviso anche il migliore), regna la tecnica chitarreggiante più personale del nostro, con una serie di riff scanditi, veloci, precisi, senza macchia e soprattutto con note e bending trattenute in aria come le memorabili schiacciate di Michael Jordan o le altrettanto indimenticabili rovesciate di Pelè. Il disco subisce il primo stop alla velocità e alla tecnica con i brani “Ain’t Gone ‘n’ Give Up on Love” e “Gone Home”, ma niente di più indicato per saggiare la tenuta di un virtuoso alle prese con la teoria degli accordi e della melodia.

Qui il suono si fa meno scoglioso, più omogeneo e pieno. Le parole di Stevie (morto in un incidente sull’elicottero che avrebbe dovuto trasportare Clapton) si inseriscono dolcemente, quasi si  mimetizzano con il suono della sua Fender Stratocaster (ne ha posseduti vari modelli, tra cui una del 1962, la famigerata Lenny a cui dedicherà anche uno dei suoi più celebri e geniali brani). In “Come On (Pt.III)” emerge definitivamente l’ispirazione a Jimi Hendrix, del quale secondo alcuni, Stevie ne è stato il maggiore e più talentuoso successore. Certo, ne è passato di tempo, e qui il cantato di Jimi è ancora difficilmente raggiungibile.

Ma l’intento di Stevie è quello di pareggiare quel gap tra il Dio della chitarra e il resto della plebe passata e futura che sia. Risultato: 1-1. Anzi, per restare in gergo calcistico potremmo dire che c’è anche che il risultato gli va stretto, vista la facilità con cui il texano maltratta (in senso buono…) le corde, suonate spesso con le ultime due o tre alte a vuoto, sicché viene a compimento quella commistione tra il blues di matrice elettrica hendrixiana e il più puro stile Country Blues alla Johnny Winter (quello in versione acustica).

Parlavamo di corde e allora ecco la chicca: Stevie Ray Vaughan, che di certo di bending non se ne è fatti mancare nella sua breve esistenza, era uso suonare con corde più spesse (0.13, 0.14 in genere, contro le più classiche 0.10, 0.11). E questo ha fatto dannare l’anima a chissà quanti chitarristi che di Stevie hanno voluto studiare la tecnica ma che non si riuscivano a capacitare il perché della discrepanza in fase di accordatura. Infatti per permettersi corde così spesse il nostro era solito accordare le sue chitarre con un’ottava più bassa così che se non lo si sa non si riuscirà mai ad accordare la propria chitarra con quella di SRV.

Ultimo appunto al brano di chiusura “Life Without You”, vera e propria cesura tra il blues grezzo degli anni precedenti e la nuova impronta melodica del guitar man di Dallas. E proprio in Texas, ad Austin, è possibile visitare la sua statua, sita di fronte all’auditorium Shores, dove SRV è raffigurato con la Fender, vestito di un mantello zigano e un cappello come dei suoi più tipici. Ci fosse ancora…

Come ho già spiegato nella recensione Soul to Soul non è il migliore album di SRV, che a mio avviso resta Texas Flood, ma avendone fatti solo quattro (più un live e vari altri inediti) e visto di chi stiamo a parlare si può tranquillamente dire che dove si pesca lo si fa bene. Dato anche il mio amore spropositato per l’artista in questione il voto è di 8,7/10. Da ascoltare in qualsiasi circostanza, meglio se con un bicchiere di wisky davanti.

Tracks

1. Say What!
2. Lookin’ Out The Window
3. Look At Little Sister
4. Ain’t Gone ‘N’ Give Up On Love
5. Gone Home
6. Change It
7. You’ll Be Mine
8. Empty Arms
9. Come On [Part III]
10. Life Without You
11. SRV Speaks (previously unreleased)
12. Little Wing (previously unreleased)
13. Third Stone From The Sun (previously unreleased)
14. Slip Slidin’ Slim

Line Up

Stevie Ray Vaughan – Chitarra e voce
Jackie Newhouse – Basso
Chris Layton – Batteria
Reese Wynans – Tastiere
Joe Sublett – Sax

Sidistef

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Una Risposta to “Stevie Ray Vaughan And Double Trouble – Soul To Soul (1985)”

  1. foxtrot marzo 31, 2010 a 4:23 pm #

    Che artista immenso…uno che veramente trasmette moltissimo a chi lo ascolta, e che lo fa come pochi altri al mondo nella storia della musica e del blues in particolare…

    lascia sospesa quella che è la nota di settimo grado (detta sensibile perché suggerendo quella immediatamente successiva ne suggerisce la conclusione della strofa). In questo disco, terza fatica dei Double Trouble, datato 1985, ciò risulta evidente nel secondo brano, “Lookin’ out the window”, dove provo a ricostruire il verso iniziale: Well I’m lookin’ out the window… haaa haaa… I’m lookin’ at you. Gli “haaa haaa” si riferiscono a quanto spiegato in precedenza. Sembra superficiale soffermarsi su questi particolari ma è proprio l’attenzione per i particolari che ti fa capire quando un artista lo ami oppure lo ascolti solo.

    Altro che superficiale…queste sono chicche interessantissime!!

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