Clifton Chenier, the king of the Zydeco

31 Mar

Oggi vi volevo parlare dello Zydeco, genere blues derivante dai balli tradizionali dell’etnia creola francofona, proveniente dal canada e stabilitasi nei primi del XIX secolo nella Louisiana. Questo genere si confonde e si mescola anche con il Cajun, musica tradizionale dell’etnia omonima. In ambo le tipologie musicali i canti spesso sono in lingua francese, il che conferisce a questa variante del blues un’impronta del tutto originale perché non capita spesso di ascoltare sonorità blues all’infuori della lingua inglese. Nel jazz avviene spesso (penso a Kid Ory Creole) ma nel blues no ed è un peccato perché il francese con il ritmo blues ci va a pennello.

I due video che seguono riguardano il campione del genere, il re dello Zydeco, mr. Clifton Chenier (si pronuncia ch’nìa…), che troviamo alla fisarmonica. Da notare, infine, soprattutto nel primo video, come nella ritmica emerga quel suono simile al canto delle cicale. E’ il rub-board (o frottoir), uno strumento a se stante che affonda le sue radici nei vecchi lavatoi della cui superficie increspata infatti riprende le forme. Oggi è in metallo, lo si trova nei negozi di musica e, ai festival, a tracolla dei rub-boardisti zydeco che lo “graffiano” con un apposito bastoncino.

Ragazzi, voglio dire che questo è il tripudio dell’americanità ostentata: dai cappelli da yankee alle vecchie signore che servono birra a ritmo di country. Della gente che va al concerto a cavallo, dell’intera Louisiana che vive in trance i giorni del mardi gras. Il secondo video vede un Clifton Chenier meno intraprendente, causa l’età, ma nel suo gruppo ci sono il figlio C.J. Chenier come sassofonista (niente, ma niente male…) e il chitarrista Harry Hypolite che si prodigano in degli assoli che sentiti è dir poco. Ascoltare per credere.

Guarda video

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3 Risposte to “Clifton Chenier, the king of the Zydeco”

  1. foxtrot marzo 31, 2010 a 4:33 pm #

    Premettendo la mia totale ignoranza in tema di Zydeco, devo dire che personalmente non sono rimasto particolarmente entusiasta dell’accostamento tra le sonorità blues e la lingua francese…non credo che sia per colpa del buon Clifton Chenier, ma più per via della lingua francese in sè…
    Trovo che una della parti fondamentali del blues sia la spigolosità, la durezza, anche la sporcizia del cantato, che nella lingua inglese si sposa a perfezione con il ritmo…e in questo trovo il francese una lingua poco adatta…

    Però ho premesso che in questo particolare aspetto del blues non conosco nulla, quindi un giudizio più completo me lo riservo per il futuro.

    Notevole invece la nota sul rub-board…molto particolare…

  2. Sidistef marzo 31, 2010 a 4:39 pm #

    Beh, sul francese era una mia personale sensazione. Infatti credo che il resto del mondo la veda come te visto che, almeno che io sappia (ma su questo sarebbe bello se qualcuno mi smentisse) non si trovano grandi bluesman francesi…

Trackbacks/Pingbacks

  1. Clifton Chenier – Yesterday (I Lost My Best Friend) (1955) « The Book Of Saturday - ottobre 31, 2011

    […] stile di blues, con tutta la sua storia, che ora non sto qui a ripetere (se volete leggete qui). Ma anche il suo genio incontrastato, quello di Clifton Chenier. Beh, uno dei miei primi post, […]

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