EXTRA|Un’occhiata a Tommy Bolin

31 Mar

In risposta a chi ci aveva consigliato di ascoltare il disco “Come Taste The Band” dei Deep Purple (1975) e di prestare attenzione al chitarrista, Tommy Bolin. Un disco che è da tutti visto con scetticismo data l’assenza di Blackmore.

Ma Bolin assolve molto bene alla difficile incombenza di non far rimpiangere il suo predecessore. Vuoi perché si discosta di tanto da Ritchie, vuoi perché aiutato in questo dal resto del gruppo, pronto a sperimentare nuove sonorità e ritmiche che spesso riconducono al funky.

Bolin, che io conosco pochissimo, in questo disco mi è piaciuto per personalità e precisione. Soprattutto in quei riff stretti, acuti, sulle prime tre corde alte, con terzine ripetute fino allo sfinimento senza mai perdere il tempo o cedere alle sbafature.

Meno vario, anzi un pochino monotono, sull’utilizzo dello slide. Mi è sembrato, e vengo all’album, che le tracce più affini ai Deep Purple storici si pongano da vere antesignane del moderno heavy metal. In alcune è evidente l’influenza che hanno esercitato qualche anno più tardi su gruppi come gli Iron Maiden.

Sidistef

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