Genesis – Foxtrot (1972)

31 Mar

Artista/Gruppo: Genesis
Titolo: Foxtrot
Anno: 1972

Chitarre, bassi, batterie, voce, tastiere, in alcuni casi strumenti più particolari come organi, mellotron, moog, sintetizzatori, in altri ancora violini, violoncelli, oboe, clavicembali…e chi più ne ha più ne metta…
Emancipando quanto più possibile da qualsiasi fattore temporale o ambientale l’ascolto di un album, quello che rimane è il risultato che gli artisti riescono ad ottenere nella loro idea di utilizzo degli strumenti musicali nei confronti di chi ascolta; il “feeling” che riescono a stabilire tra la loro interpretazione del concetto di Musica e le esperienze sensoriali di chi è attraversato dalle note…in ogni genere musicale…in ogni epoca.
Quando mi trovo immerso nell’ascolto di un album, questo è ciò a cui lascio briglie sciolte nei primi istanti, prima di qualsiasi considerazione su aspetti tecnici, di critica e, in generale, più pragmatici.
Nel momento in cui ho lasciato che questo album elargisse le sue emozioni primordiali musicali nei miei confronti, la sensazione fu subito che una buona parte della mia esperienza musicale veniva segnata.

Il terzultimo lavoro dei Genesis dell’era Peter Gabriel, uno dei quattro con la storica formazione Gabriel-Hackett-Collins-Banks-
Rutherford, racchiude in se tutta l’esperienza e la perfezione tecnica che la band inglese ha maturato fino a quel punto, proseguendo in grande stile il solco tracciato dal precedente lavoro, Nursery Crime e aprendo le porte alla definitiva consacrazione ad icone che raggiungeranno con Selling England By The Pound.

Pronti via e in pochi secondi l’opera ispirata di Tony Banks con il suo mellotron lascia un segno indelebile nella storia del Progressive Rock, ponendo le basi per la splendida Watcher Of The Skies, brano nato in un albergo di Napoli durante una tournèe.
Particolarmente incisiva è la sezione finale del brano dove un movimento crescente sorretto dalla batteria di Phil Collins fluisce in un finale languido che chiude un cerchio perfetto.
Nella seconda traccia, Time Table, il ritmo scende per poter lasciare il palcoscenico alla perfezione della voce e dell’interpretazione del canto di Peter Gabriel e al delicato accompagnamento di pianoforte di Banks, anche se va sottolineato che, dopo un ascolto completo dell’album, questa risulta essere l’unica traccia che fuoriesce dal contesto molto spinto e pressante di tutto il disco.
Get ‘Em Out By Friday e Can-Utility And The Coastliners rispecchiano a fondo lo stile Prog dei Genesis degli album precedenti; per chi, come me, nutre una passione per scrittori come Orwell, Huxley o Bradbury, può risultare di particolare interessante il testo distopico della terza traccia, nella quale si parla di una società che arriva a condizionare l’altezza delle persone riducendola in modo da poter costruire e vendere case sempre più piccole e sempre più numerose,
Horizons è un esempio perfetto di come riuscire a creare un piccolo capolavoro in un brano di brevissima durata; poco più di un minuto nel quale la chitarra di Steve Hackett ondeggia tra armoniche e arpeggi candidi e romantici, ispirati da un movimento di Bach.

Struggente, melanconica, maestosa, possente, complessa ai limiti dell’ostentazione, ispirata ed ispiratrice…quale che sia la descrizione che si vuole usare per la suite conclusiva dell’album, di certo non si può fare a meno di restare rapiti ed estasiati da cotanta dimostrazione di ispirazione divina musicale.
Sette distinte e altalenanti sezioni compongono uno dei progetti più ambiziosi e al tempo stesso più riusciti dei Genesis; in Supper’s Ready temi biblici e apocalittici interpretati con maestria assoluta dalla camaleontica voce di Peter Gabriel, si alternano a passaggi strumentali che anche dopo decine e decine di ascolti riescono sempre a tirare fuori qualcosa di nuovo e ad emozionare come nel giorno del primo ascolto.
Un viaggio intenso a folle velocità emotiva che trova nella sesta sezione, Apocalypse in 9/8, la sua vetta espressiva all’interno di un fantastico assolo di Banks racchiuso in un vortice in totale contro-tempo del resto della band, durante il quale qualsiasi tipo di visione o di esperienza exra-sensoriale è ben giustificata; la celebrazione del “numero della bestia” da parte della voce spiritata di Gabriel introduce la sezione finale di questo immenso e indelebile capolavoro.

Buon Ascolto a tutti!!

Voto: 8.9/10

Tracks List:

1 – Watcher Of The Skies
2 – Time Table
3 – Get ‘Em Out By Friday
4 – Can-Utility And The Coastliners
5 – Horizons
6 – Supper’s Ready
i) Lover’s Leap
ii) The Guaranteed Eternal Sanctuary Man
iii) Ikhnaton and Itsacon and Their Band of Merry Men
iv) How Dare I Be So Beautiful?
v) Willow Farm
vi) Apocalypse in 9/8 (featuring the delicious talents of Gabble Ratchet)
vii) As Sure as Eggs is Eggs (Aching Men’s Feet)

Line-Up:

Peter Gabriel: voce, flauto, tamburo, tamburello, oboe
Steve Hackett – chitarra elettrica. chitarra a dodici corde, chitarra a sei corde
Tony Banks – pianoforte, tastiere, organo, mellotron, voce
Phil Collins – batteria, percussioni, voce
Michael Rutherford – basso. chitarra a dodici corde, violoncello, voce

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2 Risposte to “Genesis – Foxtrot (1972)”

Trackbacks/Pingbacks

  1. Focus – Moving Waves (1971) « The Book Of Saturday - marzo 9, 2011

    […] Cosa ho notato? Beh, come ogni disco prog che si rispetti, c’è sempre qualche accenno e rimando ad altri artisti e band, e in questo anche Moving Waves non si fa mancare nulla, vedrete. C’è di tutto dentro, dai Gentle Giants agli Emerson, Lake and Palmer, dai Pink Floyd, soprattutto la chiara impronta gilmouriana di alcuni assoli di Akkerman, ai Genesis di Foxtrot. […]

  2. EXTRA|Rock 1972: dal capolavoro dei Genesis al “flop” Pink Floyd. L’isola Kraut, religione e Texas blues « The Book Of Saturday - gennaio 29, 2012

    […] resto del disco lo spiega accoratamente il nostro Foxtrot (il nostro autore, non il disco), e non mi dilungo troppo nel dettaglio. Ma dico che l’ultima […]

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