Museo Rosenbach – Zarathustra (1973)

31 Mar

Artista/Gruppo: Museo Rosenbach
Titolo: Zarathustra
Anno: 1973

Premettendo che si tratta di un concept-album di difficile ascolto che probabilmente non può trovare grandi consensi al di fuori degli appassionati del genere, va detto che ci troviamo di fronte ad un’ autentica perla all’interno dell’infinita costellazione del Prog italiano sotto tutti i punti di vista: a partire dall’idea, passando per la successione dei brani fino ad arrivare all’esecuzione individuale e di gruppo che, a differenza di alcuni altri album italiani del settore, non presenta pecche di nessun genere.

La lunghissima suite iniziale, che dà il titolo all’album e che nell’LP originale occupava l’intera prima facciata, entra a mio parere “nell’olimpo” della Musica Progressive Rock raggiungendo un livello di intensità espressiva pari a quello dei grandi maestri di questo genere grazie a continui passaggi da momenti struggenti a sezioni pesanti e ipnotiche; il tutto impreziosito dalla voce di Stefano Galifi che a mio modo di vedere si integra perfettamente con uno stile vocale ideale per questa musica (cosa non facilissima da trovare nel Progressive Rock italiano).
I successivi tre brani, pur discostandosi gradualmente dalla linea tracciata dal brano iniziale, non deludono le attese mantenendo elevato il livello qualitativo dell’album e l’interesse dell’ascoltatore.

Pietra miliare del Progressive Rock italiano, Zarathustra segnò al contempo la nascita e la separazione della breve e travagliata carriera dei Museo Rosenbach in termini di produzione discografica, per il resto composta soltanto da qualche incisione live e un album scaturito da una reunion alla fine degli anni ’90.
Il gruppo paga amaramente, con censure televisive e radiofoniche e pesanti critiche, la scelta di porre sulla copertina del loro album, all’interno di un collage onirico, l’immagine di Benito Mussolini; questo dato, insieme al tema centrale dei testi dell’album riguardanti il concetto del SuperUomo, pongono agli occhi dei media il gruppo come una band che vuole proporre la propria musica solamente per propagandare fini politici prettamente di Destra e di farlo, oltretutto, in un ambiente musicale come quello del Progressive Rock, da sempre associato a ideali di Sinistra.
Ma ovviamente la realtà dei fatti si rilevò decisamente diversa in quanto i testi non furono altro che un tributo al filososo tedesco Friedrich Nietzsche, verso il quale i componenti del gruppo nutrivano una profonda ammirazione, ed in particolare alla sua opera “Così parlò Zarathustra“; l’immagine del Duce invece venne messa unicamente a mò di provocazione.

Buon ascolto a tutti!!

Voto: 7.6/10

Tracks List:

1 – Zarathustra
i) L’Ultimo uomo
ii) Il re di ieri
iii) Al di la del bene e del male
iv) Superuomo
v) Il tempio delle clessidre
2 – Degli Uomini
3 – Della Natura
4 – Dell’Eterno Ritorno

Line-Up:

Giancarlo Golzi: batteria, voce
Alberto Moreno: basso, pianoforte
Enzo Merogno: chitarra, voce
Pit Corradi: mellotron, hammond
Stefano Lupo Galifi: voce

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Una Risposta to “Museo Rosenbach – Zarathustra (1973)”

  1. Sidistef marzo 31, 2010 a 4:17 pm #

    Il voto per me è un pò più basso, ma comunque resta un’ottima indicazione. Il gruppo mi piace per come è amalgamato. Sulla voce di Stefano Galifi mi hai convinto, anche se, soprattutto nelle ultime due tracce perde quello smalto iniziale, come se il disco fosse stato inciso tutto d’un fiato e lui ne avesse pagato alla lunga in condizione. L’idea di costituire un concept sulle teorie del superuomo nietzschiane è apprezzabile. Resta il fatto che questo lavoro, ma solo dopo il primo ascolto, l’ho trovato molto darwiniano, con sottili eco delle chitarre di Fripp, soprattutto riguardo all’effettistica, e delle tastiere di Emerson, soprattutto quando partono quelle marcette indispettite e progressive. Ovvio che per me, che non conosco a fondo le variegate sfumature del progressive, i punti di riferimento restano i soliti mostri sacri. Quello che mi è veramente piaciuto, piuttosto, è il fraseggio tra gli strumenti, quei sali e scendi che anche tu hai tenuto a evidenziare. Quanto alla qualità della registrazione, che ho preso dal link che ci hai indicato, non ho percepito grandi pecche, se non dei graffiettini nel passaggio da un brano all’altro. Nella suite iniziale la differenza della voce nel dialogo tra il terreno e l’ultraterreno risiede nel volume, più marcato quello del secondo, ma credo che quella sia un’opportuna e geniale idea più che un incidente di percorso.

    Un saluto e grazie!

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