Stevie Ray Vaughan – Unforgetable Night (1987)

31 Mar

Artista/Gruppo: Stevie Ray Vaughan
Titolo: Unforgetable Night
Anno:1987

Immagine

Live in Philadelphia è un concerto tenuto da Stevie Ray Vaughan and The Double Trouble nel 1987, al Mann Music Center di Philadelphia, pubblicato solo in bootleg di cui se ne hanno diversi titoli. Questo si chiama Unforgettable Night. Scordatevi di trovare il back della copertina, resta solo il front e questa magnifica registrazione live di cui la gente ancora ne ricorda la bellezza.

La performance trova il suo naturale inizio con Scuttle Buttin’ che già ci proietta nel mondo dal vivo di SRV, dove, per chi lo conosce per i lavori in studio, risulterà molto più pungente, meno ovattato, sempre figlio di quei due amplificatori Marshal in serie che aggiunti a distorsori tipo Cry Baby e Univox danno da sempre l’impronta alle fender del texano. Il brano è un campionario di velocità dove Vaughan mette in pratica la sua destrezza nel suonare le ultime due corde a vuoto, molto counry blues.

Scuttle Buttin’ si fonde con il secondo pezzo, Say What!. Questo è un saggio di blues elettrico allo stato puro, che si conclude con il “soul soul” finale che suona come una danza demoniaca. Lookin’ Out The Window si pone come frammento di storia del Rock and Roll. Stevie qui si mostra debitore di maestri come Bo Diddley. Il brano infatti mi ricorda molto le fasi ascendenti e discendenti di Before you accuse me del chitarrista dalle chitarre quadrate, oltre alla maniera di cantare propria del guitar boy di Austin.

Ray Vaughan è stato imitato da tanti e tanti musicisti ha influenzato in tutto il mondo. Siamo italiani e allora vi dico che per esempio Look At Little Sister è forse la canzone che più di tutte è stata presa ad oggetto da Zucchero, quello ancora puramente soul e blues. Il cantato ruvido di SRV in questa traccia più che nelle altre rivela la tendenza ad esplodere, quasi un Joe Cocker più distorto.

Il solo nella sezione centrale tipico del nostro ne conferisce un tutt’uno che coinvolge il pubblico a canticchiarne il medley. Entra in scena l’organetto di Reese Wynans, il terzo Double Trouble del gruppo fin dall’album Soul to Soul dell’85, che in Mary Had A Little Lamb ruba il solo dello spazio centrale alla chitarra e si abbandona in una sequenza di mediocre bravura, nulla al confronto con quello che farà Srv subito dopo. Ma il tutto serve a riempire di nuove sonorità un percorso che altrimenti risulterebbe eccessivamente stucchevole nella sua pur riconosciuta altezza.

Ain’t Gonna Give Up On Love è il primo brano lento, dopo esser partito con un solo che a più d’uno in quel momento ha fatto pensare a Texas Flood, cavallo di battaglia del chitarrista purtroppo assente dalla scaletta di questo live. Anche questa una scelta coraggiosa. Piccola pausa, qualche parola per prendere il contatto con il pubblico in un incomprensibile americano del sud e parte Superstition. Ritmo e calore. Il main theme è il solito, il ritornello che chiude il giro di blues ricorda molto quello di Pride and Joy. Qui la testiera si incastra molto bene con il basso di Tommy Shannon (che rimpiazza lo storico Newhouse) e la batteria di Chris Layton, nonché con i riff chitarristici.

L’ottavo brano è Willie The Wimp, che Stevie si premura di spiegare al pubblico. La storia del figlio di un gangster di Chicago che vendeva droga e venne ferito a morte da una pallottola. Il feretro esposto all’interno di una bara a forma di Cadillac, che a SRV deve aver destato molta curiosità. La classica americanata.

Il raro promo in vinile di questo brano mai comparso in nessuna discografia ufficiale di SRV è un gioiello da collezionisti. Con Cold Shot c’è tutto il campionario di SRV, bending sorretti all’esasperazione, passaggi repentini dalle note basse a quelle alte, per poi sfumare nell’intro della celebre Couldn’t Stand The Weather, un brano anche un po’ funky se vogliamo, fatto di riff graffianti di cui la testiera svolge un ruolo centrale nella costruzione del pezzo.

Peccato il forte stacco in volume dovuto alla registrazione (il che forse mi fa pensare a una traccia aggiunta). Siamo al momento del lento: Life Without You, una ballata struggente, dove emerge la vena dell’artista più vicina ad Hendrix. È anche la traccia più lunga, 12 minuti. Diciamo che questa è la Little Wing di SRV e non a caso, in Soul to Soul, compare come brano successivo alla cover che il musicista ha dedicato all’originale di Hendrix.

Sarebbe stata la giusta conclusione, ma si sa, il pubblico vuole sempre due o tre bis. E allora: Come On (Part III), Rude Mood e in mezzo Love Struck Baby, versione elaborata sulla base di Johnny B. Goode, dove la tastiera di Wynans tira fuori il meglio di se, assieme ai soli di chitarra nel più classico dei duetti R&R, memore di Jerry Lee Lewis.

Bello. Bellissimo concerto, come d’altronde ogni performance dal vivo di un fenomeno come Stevie Ray Vaughan. Ma proprio perché non è l’unica registrazione dal vivo, neanche la meglio registrata e perché manca Texas Flood, il brano a mio avviso più bello di SRV, non posso andare oltre il 7,4.

Tracks:

Scuttle Buttin’
Say What!
Lookin’ Out The Window
Look At Little Sister
Mary Had A Little Lamb
Ain’t Gone n’ Give Up On Love
Superstition
Willie The Wimp
Cold Shot
Couldn’t Stand The Weather
Life Without You
Come On
Love Struck Baby
Rude Mood

Line Up:

Stevie Ray Vaughan: chitarra e voce
Reese Wynans: tastiere
Tommy Shannon: basso
Chris Layton: batteria

Sidistef

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2 Risposte to “Stevie Ray Vaughan – Unforgetable Night (1987)”

  1. foxtrot marzo 31, 2010 a 4:31 pm #

    Il mio commento è poco tecnico ma molto dettato dall’ascolto: “Mamma mia che concerto!!!”…14 tracce da divorare praticamente senza pause come impone lo stile del bluesman texano.
    Impressionante l’assolo di Stevie in “Ain’t Gonna Give Up On Love”…di quelli che ti lasciano senza parole, con la bocca aperta e in religioso silenzio dalla prima all’ultima nota!!

    Peccato solamente per la qualità del bootleg che tra cambi repentini di volume, pezzi apparentemente tagliati e voci radiofoniche che ogni tanto si insinuano tra un brano ed un altro, rompono in parte il fluido magico che sorregge questa bellissima esibizione…

    Grazie per la segnalazione!!

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  1. Steve Ray Vaughan – Tell Me « The Book Of Saturday - gennaio 30, 2011

    […] al 1979, anno in cui venne registrato un live che dopo la morte di Steve Ray Vaughan venne pubblicato (1992) con il titolo emblematico di In the Beginning. Nella track list il settimo […]

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