ELP – Emerson Lake And Palmer (1971)

2 Apr

Artista/Gruppo: ELP
Titolo: Emerson Lake And Palmer
Anno: 1971

Sulla scia dell’ascolto di un disco così denso e intenso da meritare addirittura un 9,5/10 (Spectrum di Billy Cobham) da parte del più prolifico, fino ad adesso, dei nostri, l’unica cosa da fare è riuscire a proporre alle nostre orecchie qualcosa che nn impallidisca di fronte a cotanta maestosità.

Per fare questo mi vengono in aiuto 3 dei personaggi più innovatori e preparati del panorama musicale prog che rispondono al nome di Emerson Lake And Palmer, tutti e tre provenienti gia da prolifiche esperienze ognuno con guppi diversi (da nn dimenticare la militanza di Greg Lake nella prima e irripetibile formazione Crimson!!!).

E’ il 1970 (tre anni prima di Spectrum) quando viene pubblicato il loro primo album, un’inconfondile mix di musica elettrica e classica, il tutto condito dalla straordinaria timbrica della voce di Lake e il vigore del batterista Palmer. E’ ovvio che il ricordo indelebile delle trame armoniche e melodiche dell’album in tutti noi riemerge alla sola lettura del titolo ma poichè qualcuno, forse, nn lo conosce, vorrei cercare di nn far mancare questa “esperienza” a nessuno.
Mi scuso fin dal principio poichè sono perfettamente coscente che nn sarò ne breve e ne conciso.


Ma bando alle ciance e facciamo partire la prima traccia: The Barbarian.

Gia dalle prime note ci accorgiamo in che direzione tende il lavoro: il basso elettrico e distrorto di Lake apre la strada all’accompagnamento dell’organo Hammond di Emerson e i due si cominciano ad intrecciare, supportati dal tocco di Palmer sulla batteria, ispirati dalle note dell’ “allegro barbaro” di Bartok.

Dopo una prima traccia che ci sorprende (ma se si conosce il potenziale dei tre nemmeno troppo) per il valore dell’esecuzione, parte il secondo pezzo dell’album, una superba composizione di Lake: Take a Pebble. Ora cosa dire di un brano che per quanto mi coinvolge mi fa addirittura alzare il volume col susseguirsi dei minuti fino a farmi rendere conto che le casse chiedono pietà (ma solo per lo sforzo impartito poichè sono sicuro che siano più che liete di vibrare al suono di questi 12 minuti)?

Provo a spiegarlo!!!
Il Brano inizia con il contrappunto del pianoforte di Emerson (suonato picchicando direttamente le corde dall’interno!!!), la voce del nostro cantante-bassista si fa subito calda e cullante e, mentre in sottofondo si “scalda” il pianoforte di Emerson, subito la batteria del gruppo fa capire agli altri che nn li lascerà soli in questa “avventura”. Passano solo due minuti ed Emerson, gia ben “caldo”, si scatena in un ipnotizzante piano solo (e qui è d’obbligo alzare di almeno 4 tacche il volume!!!).

Il solo è abbastanza rapido ma capace di toccare corde emozionali che difficilmente riusciamo a sollecitare con quello che il quotidiano ci offre e lascia subito lo spazio ad un Lake (versione chitarrista) che ci intrattiene con un buon pezzo di chitarra folk, il tutto arricchito da suoni campionati di goccie che cadono in un’infinito oceano e, solo nel finale, un battere di mani che rende il tutto un po country. La vena classica di Emerson a questo punto erutta letteralmente e ci conduce per una via fatta di note che sembrano volare in una sequenza a dir poco ammaliante fatta di alti e di bassi (da notare infatti la ripresa dell’esecuzione per più volte in tonalità differenti) perfettamente equilibrati.

Ad 8 minuti mi ritrovo di nuovo ad alzare il volume (altre 4 tacche!!!!!!): non ci si può perdere un decibel sul dialogo piano batteria che si innesta tra Emerson e Palmer. Tuto questo sembrerebbe portarci al finale (e io mi accontenterei anche così!) ma i tre ci regalano un altro paio di minuti che servono da decompressione: nn si può risalire da così profonde esplorazioni all’istante!!! Ci pensa il cantato di Lake, mai fuori luogo.

Il brano che segue, Knife Edge, è meno complesso ed articolato ed è supportato da un buon riff iniziale che si propaga per tutta la durata, e da buoni spunti di Emerson alla tastiera. Più interessante è il brano che segue: The Three Fates (che forse deve il nome al celeberrimo libro, da ma ancora non letto, di fine ‘800). Suddiviso in tre movimenti, ci fa supporre immediatamente che stiamo per ascoltare un brano in completo stile Progressive.

E’ sempre il “virtuoso” Emerson il protagonista di questo pezzo dove nell’ultima parte si fa addirittura in “tre”. La prima parte fa vibrare i nostri padiglioni al suono di un organo di chiesa ed Il “classico”, sempre vivo nelle parti di piano, vive il suo splendore nel secondo movimento mentre nel terzo è Palmer ad impressionarci per la complessità ritmica da lui ricamata ma sempre mai prepotente. E’ il momento di Tank brano nel quale è protagonista la batteria di Palmer che si esprime in uno dei primi assoli mai riportati su vinile e lo smodato uso di tastiere elettroniche, il basso di Lake apre il brano ma poi fa solo da supporto per tutto il resto della durata.

Diversa è la sorte di Lucky Man, ultimo brano del disco, interamente composta da Lake (gia nel periodo Crimson), nella quale suona la chitarra ed interpreta con solito (ottimo) fare il testo. E’ una classica ballata per chitarra e voce (ed anche il singlo che li fa conoscere al grande pubblico) dove fa la comparsa il sintetizzatore di Emerson solamente alla fine del brano (tra l’altro a sua insaputa essendo il pezzo stato registrato in una session di prova).

A mio avviso un disco che consacra il prog come altissima forma espressiva (forse ancora troppo agli albori) e che nn può lasciare indifferente nessun ascoltatore, anche il più bieco fan delle sonorità assenti, intrecci latitanti e del trittico sole cuore amore!!!
Non mi esprimo sul voto poichè troppo coinvolto sia nell’amare questo genere musicale ma soprattutto perchè legato a ricordi persi negli anni ma sempre presenti nella mia memoria.

Proverei ad azzardare così:

Importanza storica: 8/10
Originalità del gruppo: 8/10
Qualità sonora: 7/10

Buon ascolto

Diego

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Una Risposta to “ELP – Emerson Lake And Palmer (1971)”

Trackbacks/Pingbacks

  1. The Nice – Five Bridges (1970) | The Book Of Saturday - maggio 12, 2014

    […] po’ primordiale per certi passaggi e scale, richiama già alcune sonorità che troveremo in ELP e successivamente in […]

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