Artisti Vari – Riga Dimd (2005)

4 Apr

Artista/Gruppo: Vari
Titolo: Riga Dimd
Anno: 2005
Etichetta: Upe Records

Questa recensione è frutto dell’ascolto di un souvenir da un viaggio in Lettonia che feci due anni fa. Un cd (perché chiamarlo album sembra azzardato) che raccoglie una sequenza di brani tutti dedicati alla capitale di questo piccolo e freddo paese del baltico, Riga.

Il titolo infatti, Riga dimd, significa proprio “canzoni di Riga”. Impossibile trovarlo su internet, scaricare anche solo la prima parte delle tracce per farsi un’idea. Introvabile se non (azzardo con presunzione) a casa del sottoscritto.

Impossibile pure non fare un piccolo accenno di storia di questa città multiforme, assonnata, gelida e allo stesso tempo piena di calore. Fondata nel 1201 Riga fu una città molto ambita dalle diverse potenze europee, passò più volte sotto diversi domini, tra cui quello dello stato che forse più di tutti gli ha conferito un aspetto tipicamente europeo, la Prussia. È solo nella sua storia recente che Riga e l’intera Lettonia sono finite per essere inglobate all’ex Unione Sovietica.

Un dominio che ha decisamente cambiato alcuni dei suoi connotati, sovietizzando in parte case, palazzi, urbanistica, mezzi di trasporto, ma mai il carattere delle persone, anzi da sempre reticenti nei confronti del dominatore russo. Infatti oggi la Lettonia è divisa in comunità lettone e comunità russofona. Dico questo perché nella musica è molto importante l’influenza della cultura, soprattutto se si parla di musica popolare. E quanto è importante la lingua con cui si assolve all’arte musicale? Bene.

Ciò che più mi ha colpito una volta messo piede in Lettonia è stata la lingua, completamente diversa da quella che mi immaginavo fosse il lettone. Molto vicina alle lingue indoeuropee, con importanti presenze di tedesco. Dimenticate l’accento russo, l’alfabetico cirillico, ecc.

La Lettonia è più europea di quanto pensiamo. E infatti dal 2004 fa parte dell’Unione Europea. Detto questo non mi rimane che parlare di questa raccolta. E in parte sarò impietoso. Non per la qualità del prodotto artistico che anzi devo ammettere che, anzi, mi ha affascinato per alcune sonorità che vivono di contaminazioni occidentali, fuse, mescolate, riproposte, elaborate, sintetizzate.

Mi lascia perplesso tuttavia l’utilizzo indiscriminato di effetti ultracontemporanei, come il suono di una tastiera di un moderno telefono o di una sirena della polizia in lontananza. Qui devo svelare tutto il mio sbigottimento quando, ascoltando il cd in automobile, mi sono trovato a cercare da quale parte provenisse la volante della polizia per farla passare. Era la sirena in sottofondo nel brano numero 4.

Italianissima tra l’altro. Non si fa così la musica folk. Non si può associare un telefonino al contadino curvo sull’aratro. O meglio lo si potrebbe fare qualora si trattasse di un prodotto artistico di fusione. Ma qui parliamo di assolvere al compito di far conoscere la musica tradizionale lettone.

Anche se apparentemente dalle vesti grafiche della copertina sembra di trovarsi di fronte a uno di quei dischi da Autogrill (e infatti l’ho acquistato in un supermercato, ma ho trovato impossibile reperire un negozio di musica nelle vicinanze del centro storico della capitale), in realtà, poco al di sotto dell’immagine in cui è ritratta una gentile pulzella seduta nel bel mezzo delle rotaie del tram, con dietro lo sfondo della cattedrale della città, si nota il simbolo della Latvian Folk Music Collection.

Ma ho trovato anche interessante esplorare un genere musicale il quale, anche se la metrica, le melodie, la costruzione degli accordi, sono tutti di stampo bachiano, occidentali, per il resto rivela subito, al primo ascolto, delle grandi differenze.

La prima è nella voce, un utilizzo molto più marcato del gutturale, soprattutto in voci maschili. La seconda sta nella presenza di suoni particolari, di strumenti talvolta mai ascoltati. Non saprei di che strumenti, non ne conosco i nomi. Posso provare a dargli un volto solo attraverso dei piccoli aiutini.

Tipo: la ragazza della copertina tiene tra le mani una specie di arpa, forse più una lira, comunque di un cordofono si tratta. E infatti se questa fosse la musica tradizionale lettone, ma ripeto, non lo è, c’è da dire che chitarre e derivati vanno per la maggiore.

E la loro applicazione si accosta molto alle ballate celtiche, simili a canti medievali. Dopo due ascolti consecutivi la musica ti entra dentro e saresti capace di azzardare anche confronti con i grandi del rock. Per provocazione l’intro della seconda traccia Lieli celi, mazi celi (strade grandi e piccole) potrebbe ricordare le perverse ritorsioni vocali di Tim Buckley in Gipsy Woman, oltre che i giochi di percussione.

La mia preferita resta Ridzin, tavi skaisti deli (I figli di Riga sono bei ragazzi). Per progressione, arpeggio, melodia, è veramente ben fatta, mi emoziona soprattutto durante le giornate di pioggia, quelle uggiose che a Roma sembrano infinite mentre in Lettonia sono ordinarie.

Voto 6: Anche se gli amici della Upe Records vorrebbero farlo passare per musica popolare, questa raccolta somiglia più a una sequenza di brani originali scritti ad hoc per celebrare la città. E in questo ci riesce dignitosamente. Spesso si resta entusiasti di un disco perché ci ricorda dei luoghi ad altri sconosciuti o perché la si associa a una persona, a un oggetto in particolare. Questo è l’effetto che mi fa Riga Dimd.

Buon ascolto (la prossima volta a casa mia…)

Sidistef

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