Harmonium – Si on avait besoin d’une cinquième saison (1975)

6 Apr

Artista/Gruppo: Harmonium
Titolo: Si on avait besoin d’une cinquième saison
Anno: 1975
Etichetta: Polygram

In parte stanco del duopolio Italiano-Inglese che infarcisce la maggior parte di ogni buona discografia di un appassionato di Musica e spinto dalla voglia di “testare” idiomi diversi in quello che è il mio genere musicale prediletto, tempo fa mi imbattei in questo album degli Harmonium, gruppo Canadese e di lingua Francese.
Ispirato e dedicato a “Le Quattro Stagioni” di Antonio Vivaldi al punto da essere divenuto noto tra gli appassionati del settore con il nome di Les Cinq Saisons (Le Cinque Stagioni), Si on avait besoin d’une cinquième saison, tradotto letteralmente in “Se avessimo bisogno di una quinta stagione”, ripercorre nelle sue prime quattro traccie il rincorrersi dei quattro cicli durante lo scorrere dell’anno (nell’ordine: primavera-estate-autunno-
inverno), per poi sfociare nella suite finale Histoires Sans Paroles che proietta l’ascoltatore verso una immaginifica quinta stagione attraverso un delicato brano interamente strumentale contornato da vocalizzi del cantante Judi Richards.

Ciò che balza per primo all’orecchio di chi scopre questo album sono i chiari riferimenti alla Musica tradizionale e folkloristica francese (in particolare nel secondo brano Dixie) e la totale assenza di batteria o strumenti a percussione, eccezion fatta per una grancassa suonata in maniera quasi impercettibile e molto discreta dall’Italo-Canadese Serge Fiori, leader della band…ma quella che può sembrare una scelta particolarmente azzardata per un gruppo che si cimenta nel Progressive Rock, diviene gradualmente il punto di forza della composizione elevando il tutto ad una sorta di aria più che di album Rock.
Si on avait besoin d’une cinquième saison è il secondo dei tre album che compongono la discografia studio del gruppo Canadese e segna il passaggio intermedio in una maturazione, breve a dir la verità, che porta il gruppo ad abbandonare lo stile più folk e leggero del primo album omonimo e ad avvicinarsi a grandi passi verso un stile più Prog; passaggio che poi diverrà ancor più evidente nella loro terza ed ultima opera L’Eptade.

Si parte dalla primavera descritta dal brano Vert ed il flauto sembra voler cogliere ogni singolo fiore che torna ad aprirsi dopo aver atteso per un inverno intero…l’effetto dell’eco amplifica questa percezione in modo che tutti vengono descritti e nessuno venga lasciato sbocciare da solo; e come in una stagione in cui tutto torna a splendere e farsi vivo, ogni parte del brano racchiude in sé un movimento crescente.

In Dixie è l’estate a farla da padrona, con le sue serate di festa e baldoria ricche di vino e di risate, di esperienze svagate e spensierate che lasciano il segno solo nel frammento di tempo che attraversano, dove ogni cosa sembra non poter assumere il peso che prova a reclamare a gran voce.

L’arrivo dell’autunno, con il suo lento incedere ed i suoi paesaggi malinconici, viene dipinto dalle leggiadre pennellate di Depuis L’Automne, dove il mellotron della sezione centrale sembra voler porre l’ascoltatore sulla cima di una collina dalla quale può osservare, in meditazione ed in totale simbiosi con le forze della natura che lo circondano, ogni singola foglia che si stacca dai rami e carpirne il significato, ogni più leggero alito di vento che lo accarezza, prima che le gocce di una leggera pioggia scandita dalle note del sintetizzatore di Serge Locat, lo sorprendano per rinfrescarlo e farlo danzare soave.

Suoni freddi e glaciali come provenienti da un paesaggio artico introducono En Pleine Face, l’inverno nella rappresentazione degli Harmonium; un vento freddo che si ferma però davanti alle case ben protette, dove all’interno il fuoco di un camino cerca di riportare negli animi un po’ di calore e di spensieratezza, nascondendo però in sé neanche troppo velatamente, tutta la serietà e l’austerità che lo caratterizza.

La quinta stagione è di per se un concetto astratto, una “storia senza parole”, ed essendo tale può essere lasciato solo all’ispirazione di chi ascolta; è lo spazio all’interno del quale ciascuno può riversare i propri sogni; una sorta di pagina bianca lasciata dagli artisti alla fine di un manoscritto finemente lavorato.
I vocalizzi di Judy Richard all’interno del tema strumentale confortano ancor di più questa tesi, come a voler incitare una stimolazione completa, del tutto personale, di emozioni (musica) e descrizioni (voce).
Quel che è certo ed obiettivo è che si tratta di 17 intensi minuti che riescono ad elevare ed arricchire di molto l’ascolto complessivo dell’album grazie soprattutto alle bellissime sezioni del flauto di Pierre Daigneault e ai giri di pianoforte di Serge Locat.

Anche se può sembrare antitetico rispetto allo stile molto leggero della composizione, in alcuni estratti del testo si possono trovare chiari riferimenti dell’ideologia separatista dei componenti del gruppo, fermi sostenitori dell’indipendenza del Quebec rispetto al Canada.
Un album che secondo me può piacere già dal primo ascolto ma che in realtà richiede uno studio più approfondito per poter dare la sua massima espressione.

Buon Ascolto a tutti!!

Voto: 7.6/10

Tracks List:

1 – Vert (5:34)
2 – Dixie (3:26)
3 – Depuis L’Automne (10:25)
4 – En Pleine Face (4:51)
5 – Histoires Sans Paroles (17:12)

Line-Up:

Pierre Daigneault: flauto, ottavino, sassofono soprano, clarinetto
Serge Fiori:chitarra, flauto, cetra, voce, grancassa
Serge Locat: pianoforte, mellotron, sintetizzatore
Michel Normandeau: chitarra, fisarmonica, voce
Louis Valois: basso, pianoforte elettrico, voce
Judy Richard: vocalizzi (traccia 5)

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