Leon Redbone – From Branch To Branch (1981)

10 Apr

Artista/Gruppo: Leon Redbone
Titolo: From Branch To Branch
Anno: 1981

Immagine

Ripercorrere le vie del passato. La musica spesso si guarda indietro con nostalgia e ogni tanto arriva qualche eclettico artista a ridar linfa a un genere ormai abbandonato al ricordo. Accade anche che un’intera tradizione, qualora affondi i suoi ultimi respiri indietro di qualche secolo, potrebbe essere definitivamente sepolta.

A cavallo degli anni ’70/’80 Leon Redbone ha cercato di far rivivere con la sua chitarra e i musicisti di spessore con cui si è sempre circondato, un particolare genere teatrale e musicale del ‘700, il Vaudeville, molto in voga in Francia, ma poi riprodotto fino agli anni ’20 con il cinema muto.

Non è un caso che questo stranissimo artista abbia posto le sue radici in Canada, nell’Ontario, terra francofona e sempre ancorata al passato francese. Vi propongo From Branch To Branch, quarto lavoro di Redbone, del 1981, premettendo che a detta di molti non si tratta del suo miglior lavoro in assoluto, ma ci si avvicina.

Ulteriore premessa: reperire Leon Redbone ai negozi è impresa più che ardua. Per molto tempo mi sono dovuto accontentare di Champagne Charlie, il terzo album dell’artista, meno brillante e sicuramente meno barocco del primo. Poi, neanche a dirlo, la tanto agognata copertina mi si palesò davanti in un negozio di musica a Londra. E non è semplice trovarlo neanche su internet, non questo album.

Ovviamente non troverete solo le feste popolari d’oltralpe e i fasti teatrali di quell’epoca, anzi. Quello è solo il leit motiv con cui Redbone compie un recupero formale di parte del jazz e del blues anni ’20. La sua passione per quegli anni lo porterà a datare la sua nascita addirittura al 29 ottobre 1929, anno in cui scoppiò il famoso crack finanziario.

La sua è una biografia all’insegna del mistero, che lui è sempre riuscito a celare, nonostante sia ancora in vita. Secondo il Toronto Star è originario di Cipro, il suo vero nome allora fu Dickran Gobalian e si trasferì in Canada cambiando identità. Look retro, cappelli Panama, stravaganti cravattini, guanti neri, occhiali scuri e soprattutto lunghi baffoni che spesso lo hanno accostato a Frank Zappa. Pensare che quando Zappa era ancora in vita, ma anche dopo la sua morte, ci sono stati casi in cui, quando Redbone arrivava in città a suonare qualcuno credeva di andare a vedere Frank Zappa.

Inutile immaginare la faccia di costoro una volta iniziato il concerto. Tutt’altra musica. Descrivere ogni singola canzone di questo disco è impresa ardua, meglio ascoltarlo dall’inizio alla fine e cercare di cogliere nel profondo l’essenza di questo bizzarro personaggio. Lo stile chitarristico preciso, mai virtuoso, si rifà al ragtime, al jazz, al blues delle origini.

La voce è a volte rauca, spesso cade in puri vagiti di yodel, un’aria di freschezza e di novità nella sua assoluta antichità. In particolare sarebbe da ammirare come venga stravolta Why di Jelly Roll Morton o When You Wish Upon A Star di Leigh Harline e Ned Washington e resa celeberrima dalla vibrante voce di Armstrong. Colpisce poi la varietà di strumentisti e di strumenti al seguito, usuali, come trombone e clarinetto e meno usuali, come la tuba, un fiato utilizzato per vibrare pesanti accenti bassi.

Un album che a me piace molto, ma che all’inizio potrebbe risultare altrettanto spigoloso e difficile da digerire. Se lo si intraprende senza una generica conoscenza del ragtime, di Scott Joplin, James P. Johnson, è assai arduo comprendere il tentativo di parodia di Redbone. Ciò che è accaduto a me con Champagne Charlie. Ho amato Redbone dopo aver magiato per due anni quasi esclusivamente jazz anni ’20/’30. Il rischio è che i meno affezionati a generi molto antiquati potrebbero sentirsi a disagio ad ascoltare Redbone assieme al nonno, chi soffre di anacronismo lo troverà invece delizioso e appropriato. Premio all’originalità associata alla indiscussa qualità artistica: voto 6,8.

Track listing

1.(Mama’a Got a Baby Named) Te Na Na (Redbone) – 2:58
2.A Hot Time in the Old Town Tonight (Redbone) – 3:00
3.Sweet Mama (Papa’s Getting Mad) (Peter Frost, George Little, Fred Rose) – 2:42
4.Step It up and Go (Redbone) – 3:40
5.Your Cheatin’ Heart (Hank Williams) – 3:02
6.Seduced (Gary Tigerman) – 2:40
7.Why (Jelly Roll Morton, Ed Werac) – 4:42
8.My Blue Heaven (Walter Donaldson, George Whiting) – 2:21
9.Extra Blues (Redbone) – 4:03
10.When You Wish upon a Star (Leigh Harline, Ned Washington) – 2:01
11.Prairie Lullaby (Jimmie Rodgers) – 3:30

Personale

* Leon Redbone – vocals, guitar
* Dr. John – piano, drums, hambone
* Mitch Holder – guitar
* Ralph Humphrey – drums
* Tim May – banjo
* Grady Tate – drums
* Terry Waldo – drums
* Michael Braun – drums
* Bob Cranshaw – bass, vibraphone
* Jonathan Dorn – tuba
* Tom Artin – trombone
* Vince Giordano – sax
* Bobby Gordon – clarinet, sax
* Jack Maheu – clarinet
* Victor Morosco – clarinet
* Robert Payne – trombone
* Ed Polcer – trumpet
* Jim Rothermel – clarinet, saxophone
* Jim Self – tuba
* Dick Halligan – arranger
* William S. Fischer – string arrangements

Sidistef

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  1. Scott Joplin – Selection of Scott Joplin King of Ragtime (1997) « The Book Of Saturday - ottobre 4, 2011

    […] rivisitato in molteplici chiavi di lettura, dal dixieland alla musica classica, addirittura al Vaudeville. Non vi avevo mai parlato di un suo disco. Beh, forse perché non ci sono dischi di Joplin, ma […]

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