Bluvertigo – Acidi e basi (1995)

16 Apr

Artista/Gruppo: Bluvertigo
Titolo: Acidi e Basi
Anno: 1995
Etichetta: Sony BMG

Permettetemi una piccola premessa…quando abbiamo deciso di iniziare questa esperienza di condivisione delle nostre conoscenze musicali, abbiamo tutti concordato su un punto fondamentale: divulgare le emozioni e le sensazioni che un album provoca al suo ascolto a colui che poi lo andrà a recensire…beh allora concedetemi la libertà di poter dare e motivarvi la sensazione che ancora oggi riecheggia in me quando alla mente ritornano le note dell’album Acidi e Basi dei Bluvertigo: rabbia!!

Si, rabbia…e non si stratta di un’esternazione dettata dalla qualità dell’album in se o riferita ad una performance particolarmente scadente di uno specifico musicista; quello di cui parlo è ben altro…la rabbia alla quale faccio riferimento nasce dalla mia passione per la buona musica e dalla conseguente delusione che provo nel costatare che questo gruppo aveva veramente delle ottime potenzialità che, se coltivate, nel corso degli anni sarebbero potute sfociare senza dubbio in delle produzioni veramente importanti.
Invece il tutto è svanito irrimediabilmente in una bolla di sapone per via di interessi totalmente commerciali o a causa di pseudo-progetti di vita mondana, che tra l’altro poco si addicono a quanto dispensato a piene mani all’interno dell’album…tutto ciò è veramente un peccato poiché la musica nostrana avrebbe tratto sicuramente grandi benefici dal poter avere a lungo un gruppo alternativo di ottimo livello.

Le incongruenze più evidenti si possono riscontrare facilmente soprattutto se ci soffermiamo, anche se solamente per pochi secondi, sui testi del leader della band milanese, Morgan, che nel personaggio che ha creato intorno a se nel corso degli anni, riesce nella poco nobile impresa di rinnegare ad una ad una tutte le affermazioni fatte con convinzione, cattiveria e cinismo nei messaggi (evidenti o subliminali che siano) di quest’opera.

Accantonando in un angolo tutte queste considerazioni, poco tecniche ma per me ugualmente importanti, e proiettandoci nell’ascolto dell’album, le impressioni e i commenti che ne conseguono non possono che essere entusiasti di fronte ad un’opera che trova il suo più evidente punto di forza nell’innovatività di ciò che propone, a maggior ragione se restringiamo l’analisi al panorama prettamente italiano.

Album d’esordio dei Bluvertigo e punto di partenza della cosiddetta “trilogia chimica” (composta in seguito dagli album Metallo non Metallo e Zero), Acidi e Basi mescola al suo interno un’infinita varietà di generi musicali (tra cui i più evidenti da percepire New Wave, Beat e Funky) e di ispirazioni artistiche in un impasto particolarmente variopinto e apprezzabile persino in quelle tracce che trovano la loro ideale collocazione nel Pop.
A maggior ragione, quando il livello qualitativo delle singoli esecuzioni si discosta dai semplici motivetti preconfezionati e inizia ad esplorare nuovi concetti o a scandagliare vecchie reminiscenze, esce fuori tutta la qualità che l’album ha da offrire, in modo particolare, a mio avviso, per quel che riguarda la chitarra di Marco Pancaldi e l’effettistica utilizzata, sempre curata ottimamente e mai banale.

Se da una parte l’aspetto musicale ricopre ovviamente una parte fondamentale dell’espressione delle intenzioni del gruppo italiano, dall’altra è impossibile sottaciere riguardo al lavoro maestrale della voce della band, Morgan, e dei suoi testi particolarmente provocatori, in parte anche dissacranti e volti verso direzioni inequivocabili, con una interessante e sottile alternanza tra tematiche semplici, poco impegnate e composizioni ambiziose…una metodologia espressiva magari poco matura e poco smaliziata se analizzata bene, ma che nonostante questo limite riesce nel suo intento più evidente, ossia narrare un determinato stile di approccio al pensiero anticonvenzionale.
Un esempio calzante in questo senso, che personalmente ritengo degno di essere sottolineato, lo si può trovare tra le strofe della traccia conclusiva Il Dio Denaro, nella quale il tema principale gioca sulla tanto saggia quanto realistica contrapposizione tra l’accusa al nuovo Dio dell’era moderna in grado di “sommergere musica e poesia” e che “crede l’arte figlia sua“, con la amara e coerente disamina che ormai “Il Dio Denaro ha vinto Dio“.

Menzioni particolari, infine, le meritano due rivisitazioni che gli artisti hanno deciso di inserire nel loro album: il brano Complicità è una cover di Here is the House dei britannici Depeche Mode, mentre la copertina del CD è ispirata in maniera evidente alla storica immagine ideata da Barry Godber nel 1969 per l’album d’esordio dei King Crimson, In the Court of the Crimson King…e, se nel caso dell’originale l’urlo straziante volgeva il suo sguardo e le sue inquietudini verso il futuro, in questo caso il futuro è già presente ed irrimediabilmente attuale; una conferma ulteriore delle più disparate idee che la band ha saputo mescolare in ogni dettaglio dell’album.

Buon ascolto a tutti!!

Voto: 7/10

Tracks List:

1 – L’eretico (4:17)
2 – Iodio (5:28)
3 – I Still Love You (5:46)
4 – L.S.D. la sua Dimensione (7:51)
5 – Vivosunamela (4:13)
6 – Decadenza (5:00)
7 – Complicità (4:57)
8 – Salvaluomo (4:05)
9 – Storiamedievale (4:24)
10 – Il Dio Denaro (14:18)

Line-Up:

Marco Morgan Castoldi – voce, pianoforte, sintetizzatore, basso
Andrea Fumagalli – voce, sax, M.I.D.I.
Marco Pancaldi – chitarra, feedback
Sergio Carnevale – batteria, percussioni

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4 Risposte to “Bluvertigo – Acidi e basi (1995)”

  1. Sidistef aprile 16, 2010 a 2:13 pm #

    Pienamente d’accordo con il tuo sfogo.

  2. Sidistef aprile 28, 2011 a 1:12 pm #

    Caro Foxtrot, dopo un più calmo e rilassato ascolto dell’opera in questione (perché tale la considero), e rileggendo attentamente le tue righe, sono ancor più fermamente d’accordo con quanto tu sostieni. La tua recensione coglie in pieno l’aspetto che più atterra appena inizia a suonare Acidi e Basi: o Morgan ha sempre finto, oppure è caduto (ed è quello che io credo), risucchiato, nello stesso vortice da lui dipinto in maniera ineluttabile. Iodio ne è l’esempio massimo, e che dire di brani in cui viene scomodato addirittura Epicuro, uno che da molti scrittori postumi venne visto alla stregua di un messia della laicità, in tempi in cui si credeva che un fulmine fosse l’ira di Zeus. Esecrabile far uso di formule così alte per poi cadere nel baratro così ignobilmente da fungere da strumento mediatico solo perché hai i capelli bianchi e vesti da finto emo. Per il resto, album bellissimo ma pongo sempre Metallo e Non Metallo uno scalino sopra.

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