Un popolo, i suoi strumenti, i suoi artisti

27 Apr

Istruzioni per l’uso:
1 – Far partire il video (occhi chiusi e casse accese, mi raccomando!!!)
2 – Attendere pochi secondi
3 – Iniziare la lettura
4 – Se il brano dovesse risultare troppo breve per accompagnare la lettura, troverete aiuto in fondo al post!!

Esistono sonorità che riescono tramite soltanto pochissimi secondi a generare nella mente di chi ascolta, immagini ed associazioni inequivocabili…poche note, una tecnica particolare, uno strumento “bizzarro” o perfettamente caratteristico…possono essere tanti gli indizi che danno il via a tutta quella serie di finissimi processi mentali che alla fine confluiscono tutti in una parola, una descrizione.
E “vi sfido” (se avete seguito le istruzioni) a contraddirmi se dopo massimo una decina di secondi di note profuse dal vostro impianto, quella parolina magica in questo caso non ha a che vedere con “Hawaii“.

A volte, soprattutto quando si prendono in considerazioni tutti i microcosmi esistenti nell’universo musicale, riconoscere un genere musicale o trovare quella sottigliezza che fa pendere l’ago da una parte piuttosto che da un’altra, non è affatto impresa semplicissima…ma dal vortice delle definizioni musicali ci sono alcune eccezioni che riescono a fuoriuscire in maniera limpida e lampante, senza possibilità di errore; in questo senso la Musica etnica e popolare hawaiana è uno degli esempi più evidenti.

Nel caso che ho portato alla vostra attenzione con il video iniziale, è lampante che a farla da padrone in questo gioco di associazioni è il contributo della cosiddetta steel guitar, con le sue sonorità soavi, languide, distensive, serene ma allo stesso tempo tristi e sofferenti, che portano la mente in men che non si dica a fluttuare tra i dolci paesaggi delle coste di quest’isola senza tempo, carica di tradizioni nelle quali la Musica ricopre un ruolo rimarchevole, e che, soprattutto per popolazioni abituate al frenetico stile di vita occidentale, rappresenta nell’immaginario comune una sorta di paradiso incontaminato.
Ma qui siamo per parlare di Musica, e ai sogni assolati cui ciascuno si può abbandonare, vanno abbinate riflessioni più terrene ma al tempo stesso non meno incantevoli.

La storia della Musica hawaiana non si può racchiudere unicamente nella stell guitar, ma ha origini lontane che nel corso dei secoli hanno attraversato vari stadi evolutivi, pur rimanendo sempre fortemente legati alle abitudini, ai costumi e alle tradizioni locali, e mantenendo sempre al suo interno delle peculiarità uniche ed inestinguibili.
Due sono i punti cardini alla base di questo processo evolutivo: le antiche tradizioni delle isole polinesiane, ossia il gruppo etnico predominante di quell’area geografica, le cui vie commerciali iniziarono ad attraversare le isole dell’oceano diverse centinaia di anni fa, e il periodo del colonialismo, che ha contribuito all’arrivo sulle isole di diverse tipologie di strumenti fino ad allora sconosciuti.
In principio vi erano strumenti artigianali ottenuti direttamente dagli enormi quantitativi di materie prime, legno su tutte, disponibili nelle isole, tra i quali gli strumenti a percussione erano senza dubbio i più prodotti e utilizzati; strumenti come il Garamuts, realizzato da tronchi di alberi cavi, o come il Kundu, un tamburo con la forma di una clessidra con pelli di lucertola o di serpente tese ad una delle due estremità, utilizzati principalmente per accompagnare i balli delle tipiche danzatrici Hula.
Ma anche strumenti a fiato come il fangufangu, una particolare versione di flauto da suonare soffiando con il naso e una delle più antiche tradizioni dell’arcipelago, caratterizzato a volte da quattro e a volte da cinque fori più uno posto nella parte sottostante, vicino all’apertura per il naso.

Per ritrovare le prime testimonianze dell’utilizzo della chitarra come forma espressiva comune nella Musica hawaiana, si deve volgere l’attenzione verso i primi decenni del XIX secolo, ed in particolare durante il regno del Re Kamehameha III (1830 circa); qui i paniolos, cowboy di origine messicana e spagnola al servizio del Re, introdussero la tradizione della cosiddetta slack-key guitar (ki ho’alu in hawaiano), che letteralmente significa “allentare la chiave (accordatura)”, uno stile particolare fingerpicked dove le corde vengono montate più lente del solito per produrre un suono languido e particolarmente espressivo.
La slack-key guitar e il classico ukulele rappresentano le basi per un passaggio ancora più importante.

Le origini della più famosa steel guitar (nella sua versione acustica) sono invece meno documentate e precise.
Narra la leggenda che intorno all’anno 1890 un ragazzo hawaiano di nome Joseph Kekuku, mentre camminava lungo una ferrovia strimpellando la sua chitarra portoghese, raccolse un bullone trovato per terra e lo iniziò a far scivolare lungo le corde; incuriosito dal suono debole e dolce prodotto, rimediò presso un negozio di macchinari industriali una barra d’acciaio e in seguito sostituì le corde fatte in budello con delle altre in acciaio…la tecnica fu via via perfezionata da questo ragazzo rialzando le corde rispetto alla tastiera per evitare che quest’ultime battessero sui tasti.
Nonostante la steel guitar sia riuscita sin dalla sua nascita a ritagliarsi un ruolo determinante nella musica hawaiana, va sottolineato che inizialmente fu impiegata, al pari di molti altri strumenti, quasi esclusivamente come accompagnamento per i canti popolari e le danze Hula, al punto che anche la tipologia di accordatura veniva scelta unicamente in base alle caratteristiche vocali di colui che doveva essere accompagnato.
Questa forma d’arte ha subito numerose variazioni durante la sua vita ancora relativamente breve rispetto a molti altri strumenti e già nella metà degli anni 30, con l’introduzione dei primissimi modelli di amplificatori, si evolse nella steel guitar elettrica, da suonare tramite l’utilizzo del Bottleneck (o Slide) d’acciaio.

Strettamente connessi alla steel guitar, nella versione acustica e in quella elettrica, si possono trovare tutti i più grandi artisti che la Musica hawaiana ha avuto nel corso del tempo; a partire dal vero e proprio pioniere della stell guitar Joseph Kekuku (1874 – 1932) (foto precedente), che oltre ad essere legato alla leggenda di cui vi ho già parlato, è stato il primo a registrare un album di questo genere musicale e il primo a farlo conoscere al grande pubblico grazie ad una tournée negli Stati Uniti.

Il primo grande interprete a livello internazionale è stato senza dubbio Frank Ferera (1885 – 1951) (foto successiva), che ha avuto il grande merito di far uscire anche al di fuori del continente americano questo genere musicale ancora inesplorato e di fonderlo con alcune delle più importanti culture musicali di allora come il Blues o il Country (a tal proposito vi consiglio di ascoltare la splendida St. Louis Blues del 1925 nell’ultimo video in fondo alla pagina), effettuando registrazioni pubblicate in buona parte del mondo; personalmente è stato proprio da lui che ho tratto l’ispirazione per realizzare questo piccolo approfondimento.

Ferera emigrò negli Stati Uniti all’età di 29 anni dopo aver maturato una importante esperienza in patria direttamente dai padri fondatori di questo genere, compreso lo stesso Kekuku; e proprio tale esperienza fu la chiave di volta che gli permise di riscuotere successo anche al di là dei confini hawaiani.

Spostando l’attenzione sulla slack-key guitar, il nome più influente sulla tradizione hawaiana fu quello di Gabby Pahinui (1921 – 1980), che diede vita all’era moderna di questa tecnica chitarristica con la pubblicazione nel 1946, per l’etichetta Bell Records, della prima registrazione nella quale fosse presente questo strumento: Hi’ilawe era il nome del singolo che fu seguito l’anno successivo da Hula Medley (del brano Hi’ilawe potrete trovare un video in basso di una versione interpretata dal figlio Cyril Pahinui).

Nel corso degli anni è stato specialmente il suono melodico della stell guitar ad influire profondamente su diversi generi musicali. dal Blues al Country, dal Rock alla Musica tradizionale indiana, passando attraverso gli accordi di grandi artisti come Duane Allman, David Gilmour, Ry Cooder, Steve Howe, John McLaughlin e molti altri…partendo da un bullone trovato ai margini di una vecchia ferrovia, in un caldo pomeriggio hawaiano.

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3 Risposte to “Un popolo, i suoi strumenti, i suoi artisti”

  1. Sidistef aprile 27, 2010 a 3:39 pm #

    Voglia di partire?
    Conoscevo la steel guitar nel country, ma ne ignoravo la sua origine così esotica. In effetti però dai video che hai proposto si percepisce un leggero velo di country.

    Ciao e grazie per l’approfondimento!

    • foxtrot aprile 28, 2010 a 9:37 am #

      ‘Voglia di partire?’

      Magari…non sarebbe per niente una cattiva idea…
      Sono rimasto colpito da queste sonorità girovagando un po per il web e più mi informavo più scoprivo un mondo musicale per me completamente nuovo ma anche molto interessante…sicuramente da approfondire ulteriormente.

      • Sidistef aprile 28, 2010 a 4:45 pm #

        eh, sarebbe tutto da approfondire ulteriormente… che qui non basterebbero tre vite senza lavorare, 110 anni l’una! Potremmo organizzare una missione antropologica a Honolulu, finanziata dal nostro benevolente Governo, che loro tanto quando si parla di ricerca e studio hanno sempre un occhio di riguardo…

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