Papa Roach – LoveHateTragedy (2002)

9 Mag
Artista/Gruppo: Papa Roach
Titolo: LoveHateTragedy
Anno: 2002
Etichetta: Dreamworks Records

Immagine

«Siamo una band che cerca di camminare su quella strada tra il metal, l’hardcore, il punk rock e la musica pop e facciamo il nostro meglio per rendere il tutto piacevole». Questo pensiero è di Jacoby Shaddix, leader e cantante della band statunitense dei Papa Roach.

Parole proferite solo poco tempo fa, quando ormai il gruppo originario di Vacaville, California, aveva cambiato direzione, dirottando le precedenti esperienze Alternative Metal, Alternative Rock, Punk Rock, Hip Pop, verso orizzonti nuovi, più “freschi” e anche molto, ma molto più redditizi. Metamorphosis, loro ultimo lavoro (2009), ne fa da corollario.

Ma torniamo indietro, nel periodo di mezzo, nella terra di nessuno, quando questo gruppo, nel 2002, pubblicava LoveHateTragedy. Per gli amanti del metal, del metal puro, questo gruppo è da derubricare a robetta da teenagers e con questo album anche i fan di primo pelo storsero un poco il naso.

Si può tranquillamente affermare che, anzi, da questa data in poi i Papa Roach persero i loro seguaci più attaccati ai loro primi modi, misti a Rap, Hip Pop e Nu Metal. Ma acquisirono anche nuovi estimatori tra gli amanti della melodia e del mainstream. Resta tuttavia il fatto che questo album rappresenta uno spartiacque tra ciò che i Papa Roach erano prima e ciò che sono ora. Un qualcosa che non si verificherà più nella loro storia, un viaggio in un’isola sperduta, andata e ritorno.

Personalmente sono più attaccato a Infest, seconda uscita per Shaddix e soci, ma anche LHT si presta ad alcuni apprezzamenti. C’è chi lo chiama «una scommessa», per via di un progressivo abbandono di durezze passate, ma ciò non toglie che l’album è ben strutturato. L’operazione che però vorrei compiere in questo caso specifico è rapportare questo lavoro nel contesto in cui è uscito, cioè: data e luogo.

Nel 2002 troviamo che quasi tutti i gruppi contestuali, o limitrofi agli influssi dei Papa Roach, sono già sciolti, pubblicano greatest hits oppure svolgono parallelamente al gruppo in questione parziali o radicali ripensamenti. L’etichetta dei Papa Roach è la Dreamworks, quella dei film Disney per intenderci.
Ogni casa discografica copre alcuni generi e spesso entro un genere specifico si ritrova uno o più gruppi di punta. The All-American Rejects, Eels, Jimmy Eat World, queste le band con cui i Papa Roach si saranno confrontati all’interno della loro stessa scuderia. Per quanto riguarda i primi credo che, tra tutti, siano stati loro ad attingere dai PR che non viceversa. Inarrivabili gli Eels, mentre gli ultimi erano troppo presi a rifare i Creed.

La chiave di volta però, credo risieda nel panorama mondiale che offriva l’Alternative Metal di quel periodo. LoveHateTragedy è uscito il 18 giugno 2002, esattamente 5 mesi dopo con l’uscita del loro primo album, omonimo, nascevano gli Audioslave, una creatura meticcia tra i vecchi Rage Against The Machine, con l’aggiunta di Chris Cornell alla voce.

E se è vero che i Papa Roach hanno sempre tradito alcuni influssi dei Rage, qui appaiono un po’ anacronistici in quanto è proprio la voce dell’ex cantante dei Soundgarden a conferire un pathos del tutto nuovo all’insieme. Influenze? Nessuna, direi. Anzi, gli Audioslave potrebbero essere accostati molto più alla precedente scena di Seattle che non all’ondata californiana.
E non si può dire che il Metal dei Papa Roach abbia nulla a che vedere con quello di matrice sud americana, di gruppi come Coal Chamber o Soulfly. Tutti più o meno autonomi nel seguire un filone e perseguirlo con coerenza e convinzione. I primi più ancorati ai Korn, i secondi troppo dipendenti ancora dalle urla esagitate (ma quanto azzeccate!) di Max Cavalera, sul filone dei suoi vecchi Sepoltura.
Il rapporto con i Cave In non regge, troppa elettronica e screaming. Lo stesso si può dire dei Fear Factory, che in quell’anno uscivano con una pubblicazione postuma di un album concepito dieci anni prima. I Marilyn Manson sono un gruppo sui generis, di Brian Hugh Warner forse emerge solo la tendenza alla tragedia, senza però alcun filo di dramma. Nei Papa Roach regna un pacato ottimismo, anche quando cantano di tragedia lo fanno con una vena di latente ribellione.

Se proprio si devono cercare i prodromi dei Papa Roach, o meglio di quel che i PR sono nel 2002, allora forse andrebbe menzionata una delle più belle perle del genere. Perché LHT esce solo alcuni mesi dopo la pubblicazione dell’album che forse segna un muro invalicabile tra il vecchio e il nuovo metal. Mi riferisco a Toxicity dei System Of A Down, un lavoro tra i più completi, che lancia definitivamente in orbita la fama di Serj Tankian e compagni.

E questo lavoro, aggiunto poi a Steal This Album! dell’anno successivo deve aver scosso e non poco il duo Shaddix-Esperance. Credo in senso completamente negativo, tanto da portare alla definitiva scelta di discostarsi sempre di più da quel genere, inarrivabile data la loro troppa morbidezza, fino a sfiorare, a ridosso di questo nuovo decennio, addirittura il pop.
Oltre ai RATM i Papa Roach citano tra i loro ispiratori anche i Faith No More e in effetti gli intenti ci sono, anche se poi il rap/rock di questi ultimi risulta di difficile contestualizzazione in un panorama ormai dominato dall’HipHop di stampo black. I felici anni di Mike Patton ora sono gli anni della caduta delle Torri Gemelle, della guerra preventiva, di Guantanamo Bay.

Questo album l’ho acquistato quando ero a fare il militare, fa parte di quel periodo della mia vita in cui andavo in edicola, acquistavo il mio buon RockSound, attingevo spunti per poi recarmi in un qualsiasi negozio di musica e spendere centinaia di euro in cd. Ripeto, trovo molto più completo Infest, secondo album del gruppo. Qui invece sembra che i Papa Roach perdano quel loro smalto iniziale. Tra tutte, di certo, la title track rappresenta il cardine su cui basare un giudizio, melodica e circostanziata, emblema del repentino cambio di rotta. Voto: 5,8

Tracce

1. M-80 (Explosive Energy Movement) (2:26)
2. Life Is A Bullet (4:05)
3. Time and Time Again (2:58)
4. Walking Thru Barbed Wire (3:04)
5. Decompression Period (3:59)
6. Born With Nothing, Die With Everything (3:49)
7. She Loves Me Not (3:29)
8. Singular Indestructible Droid (3:48)
9. Black Clouds (4:01)
10. Code Of Energy (4:04)
11. Lovehatetragedy (3:11)
12. Gouge Away (2:08) (cover dei Pixies)
13. Never Said It (3:07)

Formazione

* Jacoby Shaddix – voce
* Jerry Horton – chitarra
* Tobin Esperance – basso
* Dave Buckner – batteria

Download: http://www.filestube.com/715b611b8118acd803ea/go.html

Sidistef
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