Santana – Caravanserai (1972)

15 Mag

Artista/Gruppo: Santana
Titolo: Caravanserai
Anno: 1972
Etichetta: Columbia Records

Immagine

L’occhio si posa sulla colonna del porta cd, la scelta è ardua, le convinzioni che si avevano alla vigilia, con il carrelletto del lettore pronto per inghiottire il suo pane quotidiano, completamente stravolte dall’enormità di materiale al nostro cospetto. In ordine alfabetico, posiamo lo sguardo su una di quelle tante bande verticali su cui, in sequenza, è costruita la gran parte della nostra conoscenza musicale.

Santana è uno di quei nomi che non si tira mai indietro, vorrebbe sempre essere ascoltato. E in più di un’occasione, probabilmente andremmo a parare su un suo disco di annata. Il primo, Abraxas, III, ma stavolta lo sguardo va oltre e il desiderio di masticare un sapore nuovo ed esotico ci porta a scoprire il lato probabilmente più controverso e allo stesso tempo geniale di Carlos Santana.

Siamo nel 1972, tre anni, tanto è lontano il tempo in cui Woodstock si bloccò innanzi a Soul Sacrifice e Evil Ways. Lì parte il viaggio artistico del chitarrista messicano, da lì, nel breve giro di qualche anno, Carlos, Michael Shrieve, Gregg Rolie e Jose “Chepito” Areas, quei minorenni scalmanati e comunque mirabilmente immersi nel panorama musicale della Bay Area di San Francisco, si sarebbero allontanati, riavvicinati, a fasi alterne, con una serie di controversie artistiche che segnarono la definitiva ascesa del chitarrista di Autlàn de Navarro nell’importanza della band e delle sue sonorità.

Nel 1972 Santana scopre la Mahavishnu Orchestra, con il cui leader del gruppo, John McLoughlin, concepirà, l’anno successivo, il disco Love Devotion Surrender. E McLaughlin avrà un’influenza tale su Santana proprio per quanto riguarda la sua conversione spirituale. È risaputo che le sonorità della Mahavishnu Orchestra erano permeate fino al midollo di influenze orientali. Dunque, l’Oriente. Fin dalla copertina, che io reputo sempre di primaria importanza per la comprensione di un album, si intuisce che Caravanserai non sarà il solito disco di blues misto a ritmi latini.

Un enorme sole, basso, al tramonto, l’unico che può trasmettere il calore, in un deserto attraversato da cammelli e beduini, tutto immerso in un blu sconvolgente, statico, contrastante. I caravanserragli erano degli edifici orientali situati in importanti crocevia delle tratte carovaniere, la loro funzione era quella di fornire ai viaggiatori, commercianti di spezie e mercanzie, rifugio e rifornimenti di provviste. Un nome che non viene scelto a caso.

Ecco dunque l’incrocio di Santana, il suo caravanserraglio. Lui ci si ferma, si rifocilla di nuove conoscenze, scopre il guru Sri Chinmoy, che lo stesso McLaughlin gli aveva fatto conoscere. E da lì inizia una sorta di viaggio iniziatico, coinvolge parte della sua band che aveva deciso di continuare con lui l’evoluzione naturale del progetto Santana.

Non più soltanto blues, neanche un disco proto-new age, come qualcuno pur giustamente ha notato, ma jazz, sperimentazione, introspezione, meditazione spirituale, il tutto condito dalle solite ritmiche rock e sudamericane tanto care al gruppo, che progressivamente prendono corpo e si palesano soprattutto nel lato B del disco, arricchite da una molteplicità di strumenti (timbales, congas, bongos, castanets).

La sensazione finale, dopo oltre 50 minuti di musica, è quella di una raggiunta complessità, di una terra di mezzo tra la trasparente semplicità e l’acume messianico. Ciò che i suoi fan non capirono di questo disco sta proprio nell’abbandono di modelli ormai consolidati. E Santana dovrà attendere più di una decade prima di recuperare quel rapporto interrotto con questo lavoro.

Il primo Santana, quello più grezzo, forse anche più autentico, non avrebbe mai iniziato un disco con i cinguettii degli uccellini e un sax che imita il veena, balzando da tonalità bassissime con ottave che ci gettano nei ricircoli di fiato di un monaco tibetano. Il sax è di Hadley Caliman, che in quello stesso anno aveva anche partecipato al disco live che Santana fece con Buddy Miles.

Si parte con Eternal Caravan of Reincarnation: Immaginiamo ora un ragazzo del ’72, che per tre anni si era adagiato sul rock latino di Abraxas, Santana I e III e all’improvviso, appena posta la puntina del suo giradischi sul 45 giri, inizia a sentire gli usignoli cantare. «Ma che cavolo ha combinato questo!» Prende il disco e lo riporta al commerciante, che pur di non sentirlo gli ammolla Eat a Peach degli Allaman o Blues Shouter di Screaming Jay Hawkins.

Il ragazzo non sapeva cosa si sarebbe gustato subito dopo. Forse non era pronto. Era rimasto indietro di tre tracce, perché è dalla quarta, con Just in Time to See the Sun, che torna pienamente in se la ritmica e le percussioni tanto care ai primi Santana, anzi, con una totalità che non era presente neanche in Jingo. Ora la Les Paul di Carlos ricama nuovamente quei riff dolci, frizzanti, di una melodia unica nel suo genere, che hanno da sempre contraddistinto il chitarrista messicano.

L’influenza di McLaughlin la si percepisce appena nella sequenzialità delle note, scolpite con una precisione e velocità che rasenta la perfezione. In tutto il disco un ruolo di primo piano lo svolge il basso, suonato a fasi alterne da Rauch e Rutley (acustico). Bellissima, a mio avviso, All the Love of the Universe, orientalissima e occidentale allo stesso gioco. Dove la voce di Santana si avvale del controcanto di Rico Reyes, dove il basso diventa contrabbasso, dove è un piacere ascoltare l’organo di Rolie, presente comunque in quasi tutte le tracce.

Qui chiude il pezzo, assieme all’assolo finale di chitarra, un’altalena di note arricchita da bending, distorsioni e sestine velocissime. Chiude, infine, Every Step of the Way, brano scritto sa Shrieve, in cui è evidente il lavoro di arrangiamento svolto da Tom Harrel, uno dei più influenti personaggi del panorama post-jazz di allora.

Ascolto questo disco da ormai otto anni, anche se devo ammettere che fino a poco tempo fa io avevo avuto la stessa sensazione del ragazzo del ’72 che non aveva capito niente di quello che Santana voleva comunicare. Ora credo che, dopo aver in parte affilato il palato, Caravanserai mi risulta come uno dei più compiuti lavori, una gemma rara, di un valore ancora superiore perché lavorata da uno che nasce per fare altro. Voto: 8,4

Track list and Line Up:

01 – Eternal Caravan of Reincarnation (Rutley/Schon/Shrieve) – 4:28
Carlos Santana: percussion
Neal Schon: guitar
Michael Shrieve: drums
Tom Rutley: acoustic bass
James Mingo Lewis: percussion
Wendy Haas: piano
Hadley Caliman: saxophone intro

02 – Waves Within (Rauch/Rolie/Santana) – 3:54
Carlos Santana: lead guitar
Michael Shrieve: drums
Jose “Chepito” Areas: timbales
Gregg Rolie: organ
Douglas Rauch: bass, guitar
Douglas Rodrigues: guitar
James Mingo Lewis: congas

03 – Look Up (to See What’s Coming Down) (Rauch/Rolie/Santana) – 3:00
Carlos Santana: lead guitar
Neal Schon: guitar
Michael Shrieve: drums
Jose “Chepito” Areas: timbales
Gregg Rolie: organ
Douglas Rauch: bass, guitar
James Mingo Lewis: congas

04 – Just in Time to See the Sun (Rolie/Santana/Shrive) – 2:18
Carlos Santana: lead guitar
Neal Schon: guitar
Michael Shrieve: drums
Jose “Chepito” Areas: timbales
Gregg Rolie: organ
Douglas Rauch: bass
James Mingo Lewis: congas

05 – Song of the Wind (Rolie/Santana/Schon) – 6:04
Carlos Santana: lead guitar
Neal Schon: guitar
Michael Shrieve: drums
Jose “Chepito” Areas: timbales
Gregg Rolie: organ
Douglas Rauch: bass
James Mingo Lewis: congas

06 – All the Love of the Universe (Santana/Schon) – 7:40
Carlos Santana: guitar, vocals
Neal Schon: guitar
Michael Shrieve: drums
Jose “Chepito” Areas: timbales
Gregg Rolie: organ, piano
Tom Rutley: acoustic bass
Douglas Rauch: bass
James Mingo Lewis: congas
Rico Reyes: vocals
Lenny White: castanets

07 – Future Primitive (Areas/Lewis) – 4:12
Michael Shrieve: additional music
Jose “Chepito” Areas: congas, timbales
James Mingo Lewis: congas, bongos

08 – Stone Flower (Jobim/Santana/Shrieve) – 6:15
Carlos Santana: lead guitar, percussion
Neal Schon: guitar
Michael Shrieve: drums
Jose “Chepito” Areas: bongos
Gregg Rolie: organ
Tom Rutley: acoustic bass
James Mingo Lewis: percussion, congas
Armando Peraza: percussion
Wendy Haas: piano

09 – La Fuente del Ritmo (Lewis) – 4:34
Carlos Santana: lead guitar
Neal Schon: guitar
Michael Shrieve: drums
Jose “Chepito” Areas: timbales
Tom Rutley: acoustic bass
James Mingo Lewis: percussion, congas, acoustic piano
Tom Coster: electric piano

10 – Every Step of the Way (Shrieve) – 9:05
Carlos Santana: guitar
Neal Schon: guitar
Michael Shrieve: drums
Jose “Chepito” Areas: timbales
Gregg Rolie: organ
Tom Rutley: acoustic bass
James Mingo Lewis: congas
Tom Harrel: orchestra arrangement

Line Up:

Carlos Santana: lead guitar (02,03,04,08,09), guitar (05,06,10), vocals (06), percussion (01,08)
Neal Schon: guitar (01,03,04,05,06,08,09,10)
Michael Shrieve: drums (01,02,03,04,05,06,08,09,10), additional music (07)
Jose “Chepito” Areas: congas (07), timbales (02,03,04,06,07,09,10), bongos (08)
Gregg Rolie: organ (02,03,04,05,06,08,10), piano (06)
Tom Rutley: acoustic bass (01,06,08,09,10)
Douglas Rauch: bass (02,03,04,05,06), guitar (02,03)
Douglas Rodrigues: guitar (02)
James Mingo Lewis: percussion (01,08,09), congas (02,03,04,05,06,07,08,09,10), bongos (07), vocals (06), acoustic piano (09)
Armando Peraza: percussion (08), bongos (09)
Wendy Haas: piano (01,08)
Hadley Caliman: saxophone intro (01)
Rico Reyes: vocals (06)
Lenny White: castanets (06)
Tom Coster: electric piano (09)
Tom Harrel: orchestra arrangement (10)

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Sidistef

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2 Risposte to “Santana – Caravanserai (1972)”

  1. foxtrot maggio 17, 2010 a 9:36 am #

    Un Santana sicuramente diverso rispetto alla tradizione iniziale, forse più completo, più curioso, in grado di esplorare molti più temi rispetto alle produzioni precedenti. che invece erano incentrate principalmente su di un unico costrutto…paradossalmente, per certi versi, in questo album anche più vicino ai miei standard di ascolto…eppure rimango fortemente legato ai primi tre lavori, un po’ come quel ragazzino del ’72…non senza apprezzare Caravanserai, soprattutto nell’ottica dello studio di un artista (e che artista!!) a 360 gradi.

Trackbacks/Pingbacks

  1. Carlos Santana, Mahavishnu John McLaughlin – Love Devotion Surrender (1972) « The Book Of Saturday - novembre 19, 2012

    […] avevo già parlato di Caravanserai, che uscì nel luglio del 1972. Sia quello che il successivo Love Devotion Surrender, uscito […]

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