Louis Armstrong – La Vie En Rose (2000)

1 Giu

Artista/Gruppo: Louis Armstrong
Titolo: La Vie En Rose
Anno: 2000
Etichetta: IMC

Come detto in passato Louis Armstrong meriterebbe un posto a parte nell’olimpo dei grandi del jazz. Un padre è stato detto. Pochi come lui, tutti d’accordo. Ora, per presentare in questo spazio il grande Satchmo, invece di scegliere qualcosa attingendo dalla mole di materiale dal passato remoto, ho scelto al contrario un prodotto più moderno.

Un po’ per spirito di contraddizione, un po’ anche perché credo che sia positivo e anche formativo partire da qualcosa di più assimilabile, per poi tornare indietro negli anni e saggiare le doti antiche di questo straordinario pittore della musica. Ecco perché ho scelto questa raccolta di registrazioni che cadono sotto l’etichetta della International Music Company (IMC).

Questa casa di produzione, tempo addietro, ha pensato bene di sfidare i regimi di copyright imposti da RCA Victor e Universal Music, rendendo queste registrazioni fruibili anche in Europa a costi molto più contenuti. Ne è uscito fuori un box-set da 15 dischi, sotto l’etichetta History e questo ne rappresenta l’ultimo. Si tratta di un disco di cesura tra due step ben distinti dell’artista, da un lato le ultime più convinte esecuzioni con le All-Stars, in cui emerge ancora la vena più propriamente jazz del trombettista nero di New Orleans, dall’altro l’approdo di Satchmo nel mondo del pop e della musica leggera del secondo dopoguerra.

Ne esce fuori un prodotto di transizione, un ascolto leggero, da camera, da sottofondo per una cena a lume di candela. E infatti è musica da locale, da posto al chiuso, via i vecchi grandi ambienti, ecco svelarsi la vena più calda, melodica e al tempo stesso ovattata di Louis. Anche se nelle ultime 14 incisioni finali di questo disco, sovente lo si può assaporare in grandi formazioni-orchestra. Le prime sei registrazioni risalgono al 1947, quando da un gruppetto di artisti della scena di New York (già da qualche anno Louis si era trasferito nella Grande Mela), nacquero gli All-Stars. Questa orchestra in formato ridotto contava diversi grandi musicisti, tra cui il pianista Earl “Fatha” Hines, il batterista Cozy Cole e il trombonista Jack Teagarden. Quest’ultimo lo si sente non soltanto per il suo strumento principale, ma anche, nelle prime tracce, per la sua voce, alternata a quella del protagonista principale.

Le registrazioni impegnarono la band fino a tutto il 1948 e le prime sei tracce di questo disco ne ripercorrono quelle prime, interessanti manifestazioni. Someday You’ll Be Sorry, Fifty-Fifty Blues, A Song Was Born, Please Stop Playing Those Blues Boy, Before Long, Lovely Weather We’re Having sono tutte testimonianze del lavoro che Armstrong e i suoi compagni esercitarono per la Rca. Le ultime avvisaglie di un processo che da un lato si stava per portare a compimento, anche se allo stesso modo stava trovando una nuova e comunque frizzante avventura in una stanza tutta ancora da illuminare. Diciamo che il passaggio dalla band (seppur allargata a diversi membri) all’orchestra, dall’ascolto risulta più una sfumatura, in crescendo e lo stacco dei fiati in questo caso è evaso. Perché Armstrong ha sempre prediletto un tipo di orchestrazione che non fosse predominante sulle sezioni solistiche. Il risultato sono le ultime 14 tracce di questo disco.

Non va dimenticato che questo è l’ultimo atto di una monografia su Armstrong, dunque, logica appare la scelta dei produttori di chiudere la collection con le ultime registrazioni in ordine cronologico, quelle precedenti però alla definitiva deriva pop di Satchmo degli anni ’60. Siamo dunque tra la fine degli anni ’40 e i Fifties e qui Pops, avvalendosi della collaborazione dell’orchestra di Sy Oliver o di quella di Gordon Jenkins (assieme al coro), esegue diverse canzoni per la Decca che in breve tempo raggiungeranno successo e fama a livello mondiale. Dunque, cambia il contesto, ma il risultato è lo stesso, magnifico. Dopo aver posto le basi del moderno jazz Louis si cimenta in musica leggera, pop, per le grandi masse e anche lì acquista clamore e stabilisce una linea che verrà seguita dai suoi successori.

Chi a questo punto non ha mai udito una sola volta nella sua vita La Vie En Rose? Canzone da sotto la doccia, na na na na na na naaa. E così via. È anche la title track di questa raccolta. E assieme ad altre hits come Blueberry Hill e C’est Si Bon, rappresenta il diamante dell’intera reinterpretazione armstrongiana. Perché non frutto della sua testa, questi testi sono da apprezzare per come la voce di Satchmo si riesce ad incastonare alla perfezione senza far rimpiangere neanche per un secondo quella di Édith Piaf o di Eartha Kitt. Dove la tromba di Louis si diverte a dialogare con l’orchestra. Dove Accade che nel pieno del crescendo, Satchmo placa la naturale conclusione del tema, bucando volutamente una battuta per ben due ripetute e lasciando un non detto da far perdere il fiato e balzare per un millisecondo il cuore in gola.

La logica della collection è ben accetta se parla di jazz. 15 dischi, non tre o quattro,buoni intenti. Ovviamente andrebbe fatta una recensione sulla raccolta complessiva, che io non posseggo per intero. Poi mi ero prestabilito di non dare un voto sull’intera collezione ma al singolo disco. Gli darei un bel 6. Perché la dimensione storica c’è, la coerenza anche e la scelta dei brani con Sy Oliver e Jenkins non è del tutto ordinaria. Un’ottima scusa per parlare di Louis.

Sidistef

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