La guerra dei poveri

2 Giu

Mi sono sempre speso per le discussioni di qualsiasi tipo, purché costruttive. Va bene la musica alta, quella che ci piace, ma anche quella che ascoltiamo in filodiffusione ai supermercati, dal parrucchiere, è musica. In qualche modo ci tocca. Anche ascoltarla.

E sebbene cerchiamo di ignorarla esiste anche l’altra faccia della medaglia, quella sbilenca e smunta. Trovo divertente quando i rappresentanti di quella che ormai definirei essere tristemente diventata la “musica di stato” si cimentano in litigi o, ancor peggio, cadono nel ridicolo con atteggiamenti di bambini viziati.

Capirei le critiche, attaccate pure, dopo la recensione su Raf potete aspettarvi di tutto. Ma io non posso fare a meno di avventurarmi al di là del fronte, in un territorio che mi è ostile, ben camuffato, diciamo con quel meraviglioso mantello con cui Harry Potter diventa invisibile. Loro non mi vedono e io affondo di fioretto. D’altronde non sono l’unico qui a lamentarmi. Ma vengo al dunque. Parto da Marco Carta? Chi?

Il vincitore di Sanremo 2009, quello uscito dalla combriccola di amici di Maria… Ah, ok, quello che voleva riempire il Palalottomatica di Roma e  alla fine ha dovuto annullare la data perché aveva battuto il record di biglietti invenduti. Ok. Ci siamo. Marco Carta, Carta Marco. D’accordo, musica di cartapesta, che non merita neanche di essere menzionata. Se non fosse che il ragazzo ultimamente si è messo in testa di cambiare il mondo della musica italiana, per altro già a pezzi. E’ una sfida tra generazioni la sua, che di recente lo ha portato a ergersi come paladino dei giovani, contro la generazione di vecchi che ancora imperversa nel panorama della musica leggera del nostro già dilaniato paese. Insomma non bastavano le melasse tipo Biagio Antonacci, Raf, Laura Pausini, Albano.

No, ora sono i giovani a volersi impadronire del castello incantato, di questa folla in visibilio per il nulla, per una combine di suoni che chiamarla musica è un affronto alla teoria.come se esistesse davvero dell’arte. E tacere di certo non aiuta ad uscirne.

Lui dice che i vecchi fanno di tutto per ostacolare l’ascesa di chi come lui vuole cambiare la musica. Vabbé, siamo al ridicolo… Se non altro perché a ben sentire il sardo, da quando ha vinto lui Sanremo per radio si sente molta più buona musica di prima. Se lo dice lui. A me faceva schifo prima e fa schifo ora, allo stesso identico modo. Ma fa ridere il modo con cui ormai si arrampicano questi burattini da show nel panorama industriale.

Non hanno capito che dove è il business c’è il marcio. Dove c’è Italia Uno c’è solo populismo, per gente che parla di musica ma poi dice che non ci capisce niente, che dice di essere fan di Michael Jackson solo perché conosce a memoria l’ultima hit, tra l’altro pubblicata solo dopo la sua morte. E’ il trionfo del necrology-show. Oggi sei in cima, domani nella palude, decidono loro.

Il consenso del pubblico è solo uno specchietto per le allodole, manipolato ad hoc dai media mediocri. In questo circo vi rientra anche il vecchio Renato Zero. Un poliedrico, talvolta anche incantevole, predicatore di popolo. Un Giovanni Crisostomo moderno, come il vescovo “Boccadoro”, per la sua eloquenza e la facilità con cui parlava alle masse. Renatone infatti è uno di quelli che predica l’amore, si scaglia contro il prodotto di plastica stile Amici o X-Factor, raccoglie consensi, poi si permette di vendere un cd ogni paio di anni con un inedito se sei fortunato. Tanto il carrozzone, come dice lui, va avanti da sé…

Sidistef

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4 Risposte to “La guerra dei poveri”

  1. ALESSIO giugno 2, 2010 a 9:03 pm #

    IO TROVO MOLTO PIU PATETICO COLUI CHE HA SCRITTO L’ARTICOLO, TROVO MOLTO PIU INTERESSANTI LE COSE CHE DICE MARCO CARTA, TROVO MOLTO PIU INTERESSANTE LA VOCALITA’ DI MARCO CARTA RISPETTO A QUELLA DI ALCUNE VECCHIE CARIATIDI..!!!

    • Diego giugno 3, 2010 a 11:06 am #

      Scusa la mia ignoranza… ma che dice Marco Carta?

  2. Sidistef giugno 3, 2010 a 1:56 am #

    E beato te che ti senti così giovane… La tua risposta, caro Alessio, da adito alle mie perplessità. Il tuo (vostro) modo di giudicare la musica è in rapporto all’età, alla moda del momento, al qui e ora. Non pensate affatto a ciò che è il contenuto artistico. Forse ci sono andato giù troppo pesante, poi mi scriverà qualcun altro e mi dirà che sono stato troppo leggero. Sono me stesso e mi brucia che oggi la cultura italiana sia rappresentata dalla mediocrità. Il mio «patetico» articolo non intendeva porre un quesito di forma ma di contesto. E’ il tutto che è errato, ahimé, ancor più del come… HastaQ

    • Ares79 giugno 6, 2010 a 6:21 pm #

      Voglio essere io a dirtelo: sei stato troppo leggero!
      Per il resto, non mi esprimo come vorrei perche’ questo non e’ il mio blog.

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