A Silver Mount Zion – He Has Left Us Alone but Shafts of Light Sometimes Grace the Corner of Our Rooms (2000)

16 Giu

Artista/Gruppo: A Silver Mount Zion
Titolo: He Has Left Us Alone but Shafts of Light Sometimes Grace the Corner of Our Rooms
Anno: 2000
Etichetta: Constellation

Vi è mai capitato di vedere un gruppo sempre alla stessa maniera, di ascoltare un brano e percepire le stesse, identiche emozioni, mai un’illusione, senza mai perdere il filo dell’equilibrio. Poi, un giorno, così, mutatis mutandis, vi accorgete che qualcosa è cambiato, che se prima quell’album vi ricordava il violetto, oggi è più nero, triste, malinconico, depresso che mai.

Ecco, è ciò che è accaduto a me quando ho approfondito il progetto A Silver Mount Zion (o Thee Silver Mt. Zion Memorial Orchestra). E sempre perché la curiosità stuzzica l’intelletto, mi sono divertito da matti a cercare di svelare ciò che si cela dietro il loro primo disco He Has Left Us Alone but Shafts of Light Sometimes Grace the Corner of Our Rooms.

Innanzitutto va detto che il disco nacque dall’idea di Efrim Menuck, già membro della band canadese Godspeed You! Black Emperor, il quale, parallelamente a questo progetto diede vita, assieme a Thierry Amar e Sophie Trudeau, a questo nuovo esperimento a tre. Il tutto nacque durante una tourneé degli stessi Godspeed, quando Efrim, venuto a conoscenza della morte della sua cagna Wanda decise di scrivere qualcosa in suo onore. Nacque He Has Left Us Alone…e, nel 1999, tornato nel Quebec, il terzetto si chiuse per una serie di registrazioni all’Hotel2tango, lo studio di registrazione che inizialmente aveva valorizzato un altro membro storico dei Godspeed, Mauro Pezzente.

Il disco sarebbe potuto essere tranquillamente un Ep, ma data la sua lunghezza divenne il primo album degli A Silver Mount Zion, pubblicato poi nel marzo del 2000. Dico questo perché è percepibile una certa vaghezza dei contenuti musicali, molto prossimi al violino della Trudeau e agli arrangiamenti di Menuck, ma sempre, costantemente legati alle stesse identiche sonoirtà per l’intera durata dell’album. Più prossimo a rientrare nella categoria concept album, soprattutto se confrontato ai suoi contenuti escatologici. Già, perché se è vero che gli A Silver Mt. Zion si sgrezzano con il passar del tempo e i loro lavori migliori saranno quelli successivi (soprattutto quando la voce di Menuck si imporrà in tutta la sua originalità), altrettanto vero è il fatto che questo disco attragga per i suoi messaggi nascosti dietro uno scampolo di testo o dietro un semplice titolo.

Parto dalla scoperta più interessante relativa ai riferimenti ebraici. Sembrerebbe che il testo di Movie (Never Made). – unico brano cantato dell’album – sia nato dopo che Menuck aveva preso parte a delle feste ebraiche, ospitato da un suo amico membro della comunità giudaica di Montreal. Per esempio nel testo si fa riferimento alla Hora, una tipica danza ebraica e anche quando si parla di “uccidi il banchiere” il riferimento alla caccia al rabbino è plausibile. Tutto ciò è non solo confermato dallo stesso Menuck, ma anche dal nome del gruppo: Mount Zion=Monte Sion (luogo dell’antico cenacolo giudeo).

A questo punto mi sono domandato se anche la traccia successiva, 13 Angels Standing Guard ‘round the Side of Your Bed, nascondesse un qualche contenuto esoterico. Essendo un brano strumentale, l’unica cosa a mio vantaggio era il titolo del brano stesso. Quei “13 angeli che fanno da guardia al lato del tuo letto” sono senz’altro riferiti alla veglia del defunto cane. Ma perché 13 mi sono domandato e alla fine, in soccorso alla mia curiosità, ho trovato conforto nella numerologia ebraica. Dunque, da qui navigo a vista, quindi annuncio che si tratta soltanto di una mia ipotesi, che solo l’autore del brano può confermare.

Nell’alfabeto ebraico la tredicesima lettera è “Mem”, relativa alla nostra “m”. Ecco la descrizione del suo significato numerologico: «Rappresenta la morte, essenza femminile materna nel mondo divino, la necromanzia, la rinascita, il principio rinnovatore, la trasformazione. Saturno». E poi: «Nei tarocchi è rappresentato con la morte, il suo nome divino è Iehovah, il simbolo la croce». Beh, che ve ne pare? Non credo ci siano troppi dubbi al riguardo. Questa è una vera marcia funebre per Wanda, 13 angeli protettori attorno al suo letto, la morte «essenza femminile», contribuirà al passaggio nell’aldilà, alla sua «rinascita». Tutto il brano è un tripudio di violino, gli effetti sono estenuanti, voci angeliche, anche un po’ sinistre ma che danno la sensazione di un avvento di pace e stabilità eterna. È una marcia funebre moderna questa, che merita la maggiore attenzione di tutto il disco, soprattutto dopo la spiegazione del mistero insito nel titolo.

Il resto, ripeto, è monotono e ripetitivo, orecchiabile, ma scarsamente geniale. Voto: 6,4

Sidistef

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2 Risposte to “A Silver Mount Zion – He Has Left Us Alone but Shafts of Light Sometimes Grace the Corner of Our Rooms (2000)”

  1. Diego giugno 17, 2010 a 9:36 am #

    Ciao!!!
    Non sono d’accordo sulla monotonia dell’album, secondo me è semplicemente il genere musicale affrontatato. Essendo cmq un album nato a causa di un avvenimento funesto è normale il trasparire di sensazioni legate all’evento, di conseguenze brani lunghi che non decollano mai come ad interpretazione dello stato mentale nel quale si cade dopo la dipartita di una persona cara.

    • Sidistef giugno 17, 2010 a 3:32 pm #

      Hallo!
      No, d’accordo con te, è il genere, lo chiamano post rock, altri post del post rock, certo, non ci sono dubbi. Infatti gli ho assegnato un buon voto, ecco, sopra la sufficienza, e mi sembra accettabile. Il mio “monotono” non deve essere preso per offensivo, ma per quello che effettivamente è. Probabilmente è il risultato a cui il progetto stesso vuole ambire, e gli riesce bene, ma ripeto, si può essere geniali anche nella monotonia, per me non è questo il caso…

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