EXTRA|Gli emo, la musica da cimitero e i pupazzetti

4 Ago

Una volta un mio amico del quale non voglio fare il nome, osservando una band amatoriale esibirsi su un palco di periferia mi disse: «sono molto emo, questi, ma non mi dispiacciono». Invertendo l’equazione vale a dire che sono ok, ma se sono emo mi piacciono meno.

Ecco, da lì voglio partire per un viaggio in questo mondo, senza pretese scientifiche, ma solo riflessive, di osservazione, di un mondo, quello degli emo, fenomeno che esiste da anni ma che in quest’ultimo lustro sta conoscendo il suo apogeo, soprattutto tra i teenagers, che come ogni generazione segue una fase preparatoria verso un suo domani. Qualcuno si perde, qualcun altro si invaghisce di generi più sofisticati, alcuni tornano tra le braccia del punk, altri li ritroviamo in giro per teatri e concerti di tutt’altro spessore.

Oggi sono questi i nostri giovanissimi, le nostre leve, quelli che non per forza amano solo fashion e fiction, che trovano anche l’alternativa in questo fenomeno, quasi più di costume, l’emo, una moda, comunque, e non sempre da biasimare.

D’altronde quando il punk iniziava ad affacciarsi nel panorama internazionale non se ne parlava meglio. E che dire del metal? Oggi suonano come una targa di certificazione ieri erano solo spazzatura o fenomeno di nicchia, per capelloni e oppressi. Ma metto da parte volentieri la retorica dei vecchi, gli adolescenti di oggi non valgono meno di quelli di anni fa, la differenza è che questi vanno in giro truccati, con i capelli fuxia e il rossetto nero, noi compravamo i jeans per strapparli: era moda anche quella, mista a finta ribellione.

Perché poi le mode nascono sempre da chi sta bene e se lo può permettere. La falsificazione è un compromesso per non dire definitivamente addio ai rimasugli di mondo che ancora tolleriamo. Per gli hippie era il sesso e la droga, per gli emo i cimiteri. Non voglio arrivare a sostenere che tra qualche anno dell’emo si parlerà come un genere di musica di qualità, ma tra chi ama conformarsi e chi chiudersi nella propria stanza a soffrire, se da adulto censurerei entrambi, tornando un po’ bambino farei il tifo per il secondo.

Emo deriva da emozione, quindi, parlare con se stessi e cercare nel proprio io, sempre più spesso però affacciati nei meandri delle proprie anime, questi sedicenni emo non trovano altra soluzione che quella di tirar fuori da loro stessi negatività. Ed ecco che subentra il primo ostacolo alla coerenza, siamo diversi se non ridiamo, se non amiamo, se seguiamo solo il richiamo del sangue e del suicidio, anche se in forma del tutto artificiosa. Il dire e il fare, il sentire e il mostrare di aver sentito, questa discrasia genera la prima accusa che gli osteggiatori di questa nuova (si fa per dire) tendenza muovono ai suoi fautori. Eppure la moda monta ed è impossibile placarla, finché lo tsunami non decide da se’ che è tempo di farla finita.

Anche i Sunny Day Real Estate vennero definiti emo, qualcuno li ha etichettati indie e per me entrambe le cose non hanno più alcun senso. Ma sapete cosa ne penso su generi e sottogeneri. Tra il 2003 e il 2008 hanno portato la carretta i My Chemical Romance, un gruppo che, giustamente, ha suscitato amore e odio, per la loro musica, ma anche per una vera contrapposizione tra i loro fan e quelli emo, che sotto la spinta di alcuni media ignoranti hanno assunto la band di Newark a vero simbolo dell’emotional core.

La band di Gerard Way non è nulla di meglio, o di peggio, di tante altre che nel tentativo di fare rock, trarre l’ispirazione ora da Pink Floyd ora da David Bowie, si è ritrovata in un circuito del tutto opposto a quello che aveva previsto, ma non si è tirata indietro, ha preferito constatare che per quel momento andava bene così, che fosse vero o solo un’enorme frainteso i dollari arrivarono a palate. Una fiction che continuò anche nei loro testi, il sangue, la droga, il suicidio, i problemi esistenziali, solo note grigie (peraltro contrastate da una musica che talvolta sfiora il lirismo e allora affiora tutto il controsenso), per poi costatare che il leader della band newyorchese odia le siringhe e quando vede il sangue cala di pressione.

«L’emo è soltanto spazzatura, basta che un maledetto giornalista ci appiccichi addosso quell’etichetta e automaticamente diventiamo i beniamini dell’emo. La verità è che i nostri dischi non hanno assolutamente niente in comune con quella scena». Non bastò che Gerard Way allontanasse dal suo gruppo il pesante fardello dell’emo, una fiction anche quella, che non turbò il lavoro dei Mcr, fino a quando una bambina di 13 anni, loro fan sfegatata, non decise di togliersi la vita in un sobborgo di Londra.

I giornali insultarono a tal punto la band di Way che i fan londinesi decisero di indire una marcia in loro sostegno, partenza da Hyde Park, arrivo chissà se c’è mai stato. «Ci manca l’essere un gruppo rock», sentenziarono i Mcr e arrivò Black Parade, ma la solfa non è cambiata, anzi. Da ultimo, il rifiuto di collaborare alla colonna sonora di New Moon, il secondo episodio della plasticosa saga Twilight, ancora vampiri in salamoia.

«Siamo molto esigenti. Credo che molta gente pensi che un film di vampiri potrebbe andar bene, ma sono in disaccordo. Dall’uscita di Black Parade, non credo ci possa interessare questo genere». Come dire, siamo cambiati e non ci rompete con queste stronzate. Si moltiplicano i commenti e i post sui forum, anche gli insulti, di chi crede che per il «suo amato New Moon» si possano trovare band migliori dei My Chemical Romance. Non importa comunque, fintanto che ancora c’è chi compera i pupazzetti del gruppo si continua a guadagnare.

La cosa mi ha lasciato perplesso ma poi ho pensato che anch’io possiedo un Jimi Hendrix con tanto di palco a Berkeley e per me resta un cimelio. A chi interessa può trovarle facilmente su ebay, ma io non ve l’ho detto.

Questa è l’essenza, e solo una cosa non comprendo, l’arte fai da te. Non è possibile che un gruppo venga scelto per una colonna sonora di un film solo in base alle preferenze che ha su facebook. La roulette continua a girare, il succo del discorso è sempre lo stesso, facile come schiacciare una formica: prendere o lasciare, udire o ignorare, guardare o cestinare.

Ps: sotto troverete la mia icona che dice “Sidistef like this”, non è autopropaganda, ma soltanto una prova mal riuscita. I miei pupazzetti si scusano con i lettori.

Sidistef

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Una Risposta to “EXTRA|Gli emo, la musica da cimitero e i pupazzetti”

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  1. My Chemical Romance – I Brought You My Bullets, You Brought Me Your Love (2002) « The Book Of Saturday - agosto 9, 2010

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