Jerry Lee Lewis, una vita per il diavolo

14 Ott

Se qualcuno si è mai domandato perché Jerry Lee Lewis viene chiamato “Killer”, basta vederlo una volta in azione e vien da se. Jerry Lee è sempre stato  “l’assassino” per gli americani, ma per diversi motivi, non soltanto perché fu il primo, o comunque uno dei primi pionieri, del genere Piano Rock, cioè quelle ballad a velocità pirotecniche per gli anni ’50, una musica da indemoniati, come lui. Fu anche il primo ad alzarsi in piedi, scalciare via il seggiolino e proseguire sulle sue gambe le funeste scale di rock’nroll tipiche del suo tocco, potente, sgraziato, irriverente. Insomma, riallacciandomi al post di Foxtrot, La vocazione del diavolo, direi che ci starebbe bene anche al storia di Lewis, da sempre legato al demonio, per sua stessa ammissione.

C’è un aneddoto curioso al riguardo: pochi anni dopo esser stato espulso dalla scuola (ultra cristiana) per aver suonato My God is Real, un suo amico gli chiese se suonasse ancora quella musica. Ecco la risposta di Jerry Lee: «Si, certo. Ma sai che è strano, la stessa musica per cui sono stato espulso da scuola è lo stesso genere di musica che oggi suonano nelle loro chiese. La differenza è che io so di suonare per il diavolo e loro no».

Fama ancor più accentuata nel 1958, quando fu coinvolto in uno scandalo legato al suo terzo matrimonio. La sposa in questione fu Myra Gale Brown, una sua cugina che all’epoca aveva soltanto 13 anni. Qualcuno parlò di Great Balls Of Scandal, e ancora oggi molti suoi fans sono combattuti se apprezzare o meno le sue, pur indiscutibili doti. Ma dalla parte sua c’è la musica, solo quella (e dici poco), basta ammirare ciò che combina Jerry al concerto di Amburgo nel ’67. Assieme ai Nashville Teens (ma allora è un vizio però…) compirà una delle prime, vere energiche performance rock, un live che entrò definitivamente nella storia della musica dal vivo.

Sidistef

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4 Risposte to “Jerry Lee Lewis, una vita per il diavolo”

  1. Oberdan febbraio 8, 2012 a 11:00 am #

    Il concerto allo Star Club di Amburgo è uno dei live in genarele che amo di più . Il ritmo è sostenuto dall’inizio alla fine , di energia, the Killer, ne aveva ancora da vendere ed è un piacere sentire come interagisce con il pubblico.
    Difficile dire quale è la canzone più riuscita di quel concerto, ma forse la mia preferita è “Money” secondo me di molto superiore alla versione dei Beatles.

  2. Sidistef febbraio 8, 2012 a 10:10 pm #

    Ne aveva ancora da vendere eccome, caro Oberdan. Se i miei calcoli non sono errati allora aveva circa 30 anni ed era nel fior fiore della giovinezza. Sinceramente non mi ero fatto una classifica di preferenze di brani di quel concerto, eccezionale, senza dubbio! Penso che “Money” possa tranquillamente entrare nella top five (ti dico anche Whole Lotta Shakin, Lewis Boogie e la solita Great Balls of Fire). Sulla Money dei Beatles: sai che c’è, li trovo troppo distanti negli intenti per fare un confronto. Il Killer era lì che si barcamenava per dire al mondo: «oh, io sono il più veloce e indemoniato che l’America vi possa offrire». La concorrenza glielo imponeva (un giorno mi piacerebbe fare un extra sulla competizione nel r’n’r…). Nel frattempo McCartney e soci stavano imponendo esattamente il contrario. Mi sembra gli sia riuscito discretamente, no? Ciao a presto

    • Oberdan febbraio 9, 2012 a 8:03 pm #

      Potrebbe essere molto interessante questo extra sulle competizioni nel rock. Certo il competitor naturale di Lewis era sicuramente Elvis, tant’è che anni dopo Jerry si presento a Graceland armato di revolver con intenzioni bellicose.
      Vero che al tempo del concerto ad Amburgo aveva solo 30 anni, ma era già strafatto di alcool e anfetamine e forse erano proprio questo che lo animavano così tanto.

  3. Sidistef febbraio 10, 2012 a 8:39 pm #

    Già, pienamente d’accordo con te!

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