Pink Floyd – Crying Song (1969)

4 Dic

Per chi reclama a gran voce una menzione per un disco che sicuramente non gode di grande promozione all’interno della vasta discografia Pink Floyd. Ma Soundtrack from the Film More (o più semplicemente More), è stato, se non vado errato, il primo esperimento dei Pink Floyd completamente privi dell’apporto di Syd Barrett, in quanto anche il precedente lavoro, A Saucerful of Secrets, seppur in maniera marginale, vantava la presenza di “Crazy Diamond” in alcuni brani.

Inoltre, Crying Song (ma non solo) ricorda molto passaggi che saranno poi ripresi successivamente in album come Dark Side Of The Moon (non torna in mente anche a voi Us And Them?). Ma comunque, ben si coniuga alla situazione e alla trama di questo film ansiolitico di Barbet Schroeder, uscito nel ’69, in cui si racconta di una storia d’amore a Ibiza.

Un’Ibiza però molto lontana dall’isola commerciale e “discotecara” di oggi, allora meta invece di giovani, per lo più hippie, che vi giungevano con il solo scopo di drogarsi e sballarsi con l’uso di droghe psichedeliche, molto più attenti tuttavia al lato naturale del luogo, quando non contava soltanto tornare a casa abbronzati e con un ricco carnet di rapporti sessuali per vantare con gli amici di essersi divertiti. Tra l’altro nel libro Pink Floyd, 1965-2005 40 anni di suoni e visioni, scritto da Alessandro Bratus, si evince benissimo qual è l’atmosfera del film, una sensazione di occlusione contrapposta alla pace dei sensi, l’isola amica che, come un film di Tarantino, tutto ti offre, ma che alla fine ti cattura e non lascia facilmente la sua morsa.

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Una Risposta to “Pink Floyd – Crying Song (1969)”

  1. Diego dicembre 4, 2010 a 12:27 pm #

    Ciao Simone, in riferimento alla somiglianza di us and them non è segreto che quella fosse proprio una vera e propria prima versione del brano, poi ripresa nell’album Dark Side. Fatto curioso è che quello stesso tema al pianoforte era stato proposto anche per un ‘altra colonna sopnora (Zabriskie Point)ma fu scartato dal regista.
    In effetti i Pink Floyd erano soliti portare avanti brani ancora non presenti su album, trasformandoli man mano, esibizione dopo esibizione, lavoro dopo lavoro fino a fargli prendere una forma definitiva e questo è un degno esempio; lo stesso processo lo subirono anche brani storici come Echoes (inizialmente intitolata “the return of the son of nothing”)oppure “fat old sun”;”careful with that axe eugene” invece fu riadattata per il film di Antonioni Zabriskie Point ed usata per la scena della villa che scoppia nel finale.

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