Dream Theater – The Ytse Jam

2 Mag

Giusto poche parole, anche perché il video è già abbastanza lunghetto, e almeno al sottoscritto, già a metà esecuzione ha scucito uno sbadiglio che si è andato dissolvendo in noia pura. Il minimo, direi, per una riflessione che meriterebbe ben altro approfondimento su un gruppo come i Dream Theater. Qui senza la voce di LaBrie (anche se il brano in questione fu concepito nel primo disco della band When Dream and Day Unite, con Charlie Dominici vocalist), che comunque, a mio avviso, privi delle parti di testo, sembrano completamente perdere ogni punto di riferimento, e di senso. Petrucci sembra uno scolaretto in cerca di un protagonismo che invece viene completamente ceduto al lunghissimo assolo di Mike Portnoy alla batteria, che a tratti sfiora il ridicolo con quelle pause e sguardi come a voler dire: «Ok bimbetti, adesso lo avete capito che sono io, e soltanto io il migliore?».

Fanno ridere (e non vanno molto lontani dalla verità) alcuni commenti al video su YouTube, per cui Portnoy, in costume da culturista, «sembra un cavernicolo», mentre Myung «un insegnante di samba». Il resto è, secondo me, il nocciolo del fallimento di un gruppo che comunque stimo, ma la ricerca spasmodica dell’applauso, con virtuosi gesti più adatti a un saggio che non a far musica, con il passar degli anni non li sopporto più.

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5 Risposte to “Dream Theater – The Ytse Jam”

  1. Vinpe75 maggio 2, 2011 a 2:16 pm #

    Pura arte! Altro che le cavolate del blogghista.

  2. Sidistef maggio 2, 2011 a 4:44 pm #

    Caro Vinpe75, innanzitutto sarebbe stato cortese da parte tua salutare prima di inveire, o quando entri in casa d’altri ti sbrachi sul divano ancor prima di chieder permesso? Comunque, il “blogghista” sarei io? Perché nel caso, quelle che tu consideri «cavolate», sono, solo, le mie, tra l’altro contestabilissime, considerazioni. Dette tuttavia a titolo personale, e non credo sia corretto da parte tua derubricarle a semplici «cavolate», almeno non prima di addurre una valida motivazione del perché tu sostieni il contrario, se non l’ormai celebre passepartout del «pura arte». Non è che il problema è invece il fatto che quando si attaccano alcuni “mostri sacri” la ragione cede il passo al passionale e quindi all’oblio?

    Tuttavia, anche se abbiamo concetti totalmente divergenti su cosa può essere considerato arte, ti invito comunque a continuare a leggere il nostro blog, magari, tra tante «cavolate», troverai anche qualcosa in cui la vediamo allo stesso modo.

    Grazie per il commento, cordiali saluti

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