Riccardo Zappa – Thesaurus Harmonicus (2002)

16 Lug

Sarebbe stato meglio un “l’altro ieri il collettivo ascoltava”, soprattutto per questo disco che credo sia molto emozionale, cioè che varia al variare dei giorni e dei momenti. Ecco, questa è una piccola recensione di un album che ho ascoltato già molto tempo fa, quindi vi esprimo quanto mi è rimasto dentro. Praticamente nulla.

Qualcuno mi disse che un suo amico gli disse che suo fratello gli disse: «Riccardo Zappa è uno dei migliori chitarristi al mondo». Non sono d’accordo, tuttavia, riconosco che invece Riccardo Zappa sia uno dei chitarristi più sottovalutati al mondo, che è differente. Soprattutto in ambito internazionale, dove la musica italiana è rappresentata, ahimé, da gentucola senza qualità.

Questo disco dimostra invece due cose, da un lato la bravura tecnica, l’estro indiscutibile e gli arrangiamenti anche molto originali, dall’altro, invece, che alla fine dell’intero resta quella consapevolezza di non aver assaporato appieno un Riccardo Zappa d’annata, tanto più che il sapore amaro di incompiutezza resta lì, fermo e sostanzialmente immutato, anche dopo tanti ascolti.

Consigliato a chi ama la chitarra, suonata in fingerpicking, il suono delle corde che friggono sulla tastiera, quell’acre gusto misto di macerie e alluminio sonoro. Non è però il disco più indicato ad approcciare per la prima volta l’artista.

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