The Blues Collection 72 – Carey & Lurrie Bell – Father and Son (1993)

25 Nov

Artista/Gruppo: Carey & Lurrie Bell
Titolo: The Blues Collection 72 – Father and Son
Anno: 1993
Etichetta: Orbis De Agostini Group

Prosegue la mia impresa di recensire tutti gli album della Blues Collection. Arduo, lo riconosco, e chissà se riuscirò a finirlo. Forse un giorno, forse quando internet non esisterà più che chatteremo col pensiero. Beoh (oh, mi è venuto così, ma lo lo lascio ‘sto Beoh che mi piace…). Molti di voi – riconosco anche questo – si annoieranno, che balle le raccolte, e neanche originali direte. Ma, scarti non riciclabili che non siete altro: la musica non ammette balzane frustrazioni feticistiche, la musica è musica, scioglietevi da questo legame con l’album, con la confezione, col disegno, slegatevi, e gustatevi le note, l’armonia, questo soave piacere etereo e immateriale. E allora caliamoci nell’ennesima fatica di Sidistef: The Blues Collection 72 – Carey & Lurrie Bell – Father and Son.

Insomma, il titolo spiega già tutto e non mi resterebbe che lasciarvi all’ascolto. Ma meglio dare prima qualche coordinata, altrimenti vi avrei segnalato l’album come consiglio del giorno. Padre e figlio dunque. Carey e Lurrie, più tutta una serie di Bells che sarebbe stato meglio chiamarlo “father, son and the family Bell”. Ci sono Tyson al basso, James alla batteria, uno Steve all’armonica, a sostituire il vecchio Carey, ma anche a duettarci. Più incisivo il padre, Carey, morto nel 2007, uno di quelli che hanno saputo ben inserirsi nel solco della tradizione del Chicago Blues, quella di Sonny Boy Williamson (I e II), e Little Walter. Carey farà scuola per diverse generazioni con la sua armonica. Assieme a quest’altro tizio qui.

Non vorrei raccontarvi tutto il disco, ma solo una piccola parte, tre brani, tutti registrati a Chicago nel 1988, e pubblicati nel disco in studio Dynasty, uscito nel 1989 sotto l’etichetta Jsp Records. Per ognuno c’è anche una ragione spicciola ma non banale, che vi spiegherò via via. Seguitemi.

Parto da What Mama Told Me, prima traccia. Carey Bell (voce e armonica), Lurrie Bell (chitarra), Tyson Bell (basso), James Bell (batteria). L’ho scelta perché apre la raccolta, perché è bella e perché racconta del padre e del figlio insieme. Brano che parte con armonica e chitarra, blues tipico, intro con arricciamento blueseggiante. Rullo di batteria, si parte. La voce di Carey è già innescata, come ogni blues, il ritornello torna sempre sul titolo. Parte centrale di armonica, dove Carey Bell sembra finirla dopo poco, ma poi riparte, rimbalzante, e fraseggia con la chitarra del figlio Lurrie, che chiude il solo sulle stesse note armonizzate da Carey. Riparte Carey con la seconda parte di testo e torna l’armonica, e sono dei “fiu fiu” decisi, e poi ancora in coppia con la chitarra, si impone anche il basso di Tyson, e si chiude a strappo. Di seguito il video musicale:

Si percepisce la caratteristica stilistica di Lurrie alla chitarra: la chiusura sulla corda bassa come una specie di impennata finale. Anche se la bravura tecnica di Lurrie non emergerà appieno se non in Smokin’ Dynamite, dove è accompagnato alla ritmica dalla chitarra di Richard Studholme e può enfatizzare al massimo gli spigoli delle sue scale: immaginate un’onda elettrica, però quadrata, angolare, su e giù, giù e poi ancora su e più su ancora.

Seconda traccia: I’d Your .44. Qui abbiamo Lurrie Bell (chitarra e voce), Steve Bell (armonica), Tyson Bell (basso), James Bell (batteria). Non c’è Carey Bell, ecco perché l’ho scelta. Il palco è tutto per il figlio, Lurrie. Bastano pochi scampoli di testo per carpire il blues di I’d Your .44. Testo scritto dallo stesso Lurrie, che infatti in questa registrazione di Chicago prende il microfono e oltre a suonare la chitarra esegue anche il cantato del suo pezzo. Immaginandosi di corteggiare la sua amata, le spiega con molta calma che non serve la pistola, che è lui la sua 44 magnum, e i suoi proiettili anche…

“You don’t need no pistol

Don’t need to run

Don’t look behind you girl

‘Cos I’ll be your gun”

“I’m your forty four babe,

I’ll be your bullets too

‘Cos I love you, baby

I’d sware I’d kill for you”

Come detto, Carey non c’è, l’armonica è affidata a Steve Bell. Ovviamente è meno presente, molto meno della chitarra. Insomma, senza l’ombra del padre, Lurrie Bell si gode il palco e una band intera a disposizione che suona per lui. Non si tratta di un blues così originale, ma quel «I’ll be your bullets too» si incunea nella testa fin dal primo ascolto, e come ogni buon tormentone non ti molla più. Piacevole anche la chiusura in trillato fisso dell’armonica. Successone.

Facciamo un balzo alla sesta traccia: The Gladys Shuffle. Carey Bell (armonica), Lurrie Bell (chitarra), Jerry Soto (organo), Tyson Bell (basso), James Bell (batteria). Forse vi sarete accorti anche voi, ma meglio dirlo, non si sa mai. Qui né Carey, né Lurrie cantano. Nessuno canta, è un brano strumentale, l’unico del disco, non nel blues, dove accade spesso da fine anni Sessanta con gruppi più psichedelici come la Allman Brothers Band, i Led Zeppelin, i Traffic. Ma è comunque raro nel Chicago Blues, più attaccato alle tradizioni e quindi alla parte cantata. In più, per arricchire, compare anche un organo, che conferisce un contorno molto, molto rock. È una jam, nessun grande virtuosismo, lo “Shuffle” regge tutto sull’equilibrio di band pura, dove a ognuno spetta qualcosa, a nessuno il primo posto. Ecco, se permettete, è un brano molto comunista, nel senso più antico e primordiale dell’idea marxista.

La raccolta scompare via nel lato B, piacevole complessivamente, nessuna pretesa, tranne alcuni casi, come in 85%, un lungo solo di armonica di Carey, in stile Zydeco, e accompagnato dal basso di Andy Pyle. Nel complesso si tratta di una produzione molto tarda, Carey e Lurrie, padre e figlio, si esprimono quasi come su un biglietto da visita. Vedete. Ascoltate. Vagliate. Conoscete. Sapete. Termini che dopo questo ascolto potranno essere associati ai rispettivi artisti, presi da soli. Capite. Approfondite. No? Poi c’è lo scoglio della raccolta, anche se qui siamo coerenti con la scelta di prendere a campione solo certe registrazioni di un dato periodo artistico, tutte le tracce sono state registrate tra il 1987 e il 1989, tra Chicago, Londra e un’altra non specificata sede britannica. Voto: 6.4.   

Tracks:

  1. What My Mama Told Me
  2. I’ll Be Your .44
  3. Blues With A Feeling
  4. Teenie Weenie Bit
  5. Smokin’ Dynamite
  6. The Gladys Shuffle
  7. Last Night
  8. Cadillac Assembly Line
  9. 85%
  10. I Need You So Bad
  11. Sail On
  12. Second Hand Man
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