Bob Dylan – Street Legal (1978)

1 Gen

Al di là delle futili considerazioni collaterali, tipo il declassamento al rango di musica pop (o black, come se fosse un demerito), o ancora stilettate come «Bob Dylan è maschilista», solo per via di un frammento in cui chiede alla Lei se sa cucinare (…), Street Legal è anche (e ciò non va sottostimato) il diciottesimo album (o diciassettesimo se si esclude dalla discografia ufficiale Basement Tapes, fate voi) dello sterminato repertorio in studio del più grande cantautore che la storia del Rock ci ha consegnato.

Certo, il distacco dal Dylan d’annata è evidente, siamo nel 1978 e gli arrangiamenti risentono dell’ondata soul, delle coriste e di tutto il resto. Senza affrontare il contenuto politico (in Dylan non manca mai), artisticamente meno riuscito di tanti dischi precedenti, tuttavia meglio del previsto e nel complesso, comunque, un esempio per tanti musicisti contemporanei e futuri. C’è dentro a Street Legal un corollario di evoluzione musicale di Dylan, da non sottovalutare, da ascoltare assolutamente e poi ripiegare in se stesso, consci che è lì, pronto a crearvi l’atmosfera con quelle infinite ballate che solo il maestro Bob ha saputo fare, con grandezza e maestosità, sempre uguale e sempre diverso, nell’arco di mezzo secolo e anche più.

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