Richard Branson, dal rock allo spazio

12 Feb

Sul britannico Telegraph è in atto un lungo dibattito, condito da articoli e approfondimenti quotidiani sul tema dell’Economia verde, la “Green Economy”. La rubrica si chiama The Age of Energy, e tra i nomi dei vari sostenitori dell’iniziativa omonima (in collaborazione con la Shell), compare anche quello del fondatore della Virgin, Richard Branson. Il Telegraph per l’occasione lo ha celebrato pubblicando un suo profilo biografico in cui è tratteggiata anche la genesi di un colosso che ormai spazia dall’aeronautica all’automobilismo.

Oggi Branson è uno degli uomini più ricchi del Regno Unito (con un patrimonio stimato di oltre 4,4 miliardi di dollari), ma soltanto 40 anni fa era solo un amante di musica. Tutto iniziò nel 1970, quando Richard aveeva 20 anni e creò la sua Virgin. All’inizio altro non era che un rivenditore di dischi per corrispondenza. Quello che oggi fanno milioni di appassionati nel mondo grazie a siti come Amazon e e-bay, allora significava essere un pioniere. Poco dopo Branson si aprì un negozio in Oxford Street a Londra (non provate ad andarci perché oggi ci troverete la catena Zavvi).

Prosegue la storia con la nascita, due anni dopo, del primo studio di registrazione Virgin, a Oxfordshire. Dove il primo artista scritturato dall’etichetta, Mike Oldfield, registrò il suo bellissimo Tubular Bells. Ormai Branson cavalca l’onda, nel 1977 firmano per la Virgin anche i Sex Pistols, seguiti da tantissimi altri gruppi, dai Culture Club ai Rolling Stones, che incideranno per la Virgin gli ultimi tre album (da Voodoo Lounge, passando per Bridges to Babylon, fino al più recente A Bigger Bang).

Dal suo retrobottega, Branson ha creato una gallina dalle uova d’oro, che attirò la EMI ad acquisirne il pacchetto di maggioranza fino al 1995, quando Branson (che era rimasto presidente della EMI) si ricomprò la Virgin, e tutta la EMI, andando a fusione. Operazione che portò la Virgin all’interno delle quattro major (Universal, EMI, Sony, Warner Bros).

Oggi il Gruppo Virgin conta circa 200 aziende in oltre 30 paesi, ha ampliato i suoi settori a tempo libero, viaggi, turismo, telefonia, tv, radio, festival di musica, finanza e salute. Attraverso il Fondo Virgin Green, sta anche investendo nelle energie rinnovabili e sull’efficienza delle risorse. Nel febbraio 2007 la società ha annunciato il Virgin Earth Challenge – con un premio di 25 milioni di dollari per promuovere una tecnologia valida che porterà alla riduzione netta di attività umane e gas serra atmosferici.

Nel luglio dello stesso anno, Branson ha contattato Peter Gabriel, Nelson Mandela, Graça Machel e Desmond Tutu, annunciando la nascita degli Elders: «Un gruppo indipendente di leader mondiali – scrive il Telegraph – che lavorano insieme per affrontare alcuni dei problemi più complessi del mondo». Insomma, dalle file alle poste per spedire un disco a cinque sterline, al sodalizio con Mandela. Prossimo obiettivo? Lo spazio: per 200mila dollari, tra poco si potrà montare sulla navicella WhiteKnight Two, dalla quale Branson vi promette che vedrete la Terra come non l’avete mai vista prima.

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Una Risposta to “Richard Branson, dal rock allo spazio”

Trackbacks/Pingbacks

  1. Mike Oldfield – Tubular Bells (1973) | The Book Of Saturday - agosto 16, 2013

    […] in ogni angolo del pianeta, figuriamoci in Gran Bretagna. Adesso si spiega anche il successo di Richard Branson. Non solo fiuto per gli affari, anche coraggio. Vado al dunque: è che nel 1973 nessuno voleva […]

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