Bootleg, che passione

30 Apr

Parto da una premessa: la questione dei bootleg non è che mi appassioni più di tanto. È un dato di fatto, che spesso, quasi sempre, ci si imbatte in materiale composto da registrazioni scadenti. In più delle volte risulta trattarsi di registrazioni buone più per le relative storiche che non per il gusto di ascoltarle. Tuttavia, ci sono diverse eccezioni, che fanno dei bootleg delle vere e proprie isole parallele alla carriera di un artista o alla storia di una band.

Un esempio: in passato avevo scritto di Bleeding Heart di Jimi Hendrix, materiale che testimoniava di un live a New York eseguito dal chitarrista di Seattle in cui, a un certo punto del concerto, si alza dalla seggiola un ubriachissimo Jim Morrison lanciandosi nel celebre Morrison’s Lament accompagnato dalla Fender più famosa della storia del rock. Piccoli spaccati di leggenda che, non fosse per i bootleg, conosceremmo soltanto da qualche nota a margine di qualche biografia. E qui i bootleg segnano il loro pareggio, meritato, con i dischi ufficiali.

Lo stesso, rimanendo in tema hendrixiano, potremmo dire per Blues at Midnight, la cui ricerca di qualche segno in rete (recensioni, curiosità, ecc.), mi ha portato a trovare questo sito, Ecishere, uno dei più vasti archivi di bootleg in cui mi sia mai imbattuto on-line. Saranno nell’ordine delle migliaia, diviso in decadi a partire dal 1964. Se avete fantasia, andate a dargli un’occhiata, c’è di tutto, e tutto rigorosamente blues, electric blues e hard rock, anche se non mancano eccezioni, come ad esempio un paio di live di Bob Marley & the Wailers, ma non solo.

L’archivio si chiama My Bootleg Collection, e il collezionista in questione, un tedesco, credo tale Werner, cominciò a creare partendo dalla sua passione per Eric Clapton. Collezionando i bootleg di “slow hand”, ha poi arricchito la sua raccolta con i bootleg degli altri artisti affini.

Infatti la home page parte da Clapton e il nome dell’indirizzo “Ecishere” sta proprio per “Eric Clapton is here”: «Eric Clapton è qui». Per la maggior parte dei dischi, ci sono solo i titoli, la data di acquisizione, e poche altre info aggiuntive. Per alcuni vi è però la possibilità di visualizzare le copertine, cliccando sul simbolo “art”: può essere utile per chi ricerca cover introvabili. E per molti titoli (immagino quelli ai quali il nostro Werner è più attaccato), c’è anche la possibilità di aprire un relativo link con le informazioni più approfondite sul disco scritte dal collezionista. Con questo chiudo, e mi vado ad ascoltare un bel bootleg. Quale? Blues at Midnight, obviously…

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