EXTRA|Natty Dominique, storia di un facchino swing

10 Mag

Nel 1940 Anatie “Natty” Dominique, il trombettista divenuto celebre per aver suonato nella band di Johnny Dodds, fu costretto ad abbandonare la scena a causa di una malattia al cuore*

Chicago’s Midway Airport, 1940. Uno stuolo di Douglas DC-3 in fila indiana e pronti a spiccare il volo. Gli Usa ancora non sono in guerra, ma la vita dell’America libertaria viaggia lo stesso verso lo sviluppo, e i voli tra poco si divideranno tra i bombardamenti nel Sud est asiatico e le rotte civili. Chicago’s Midway Airport, 1940. Subito dopo verrà Pearl Harbour, ma al Terminal ora è un formicolare di persone, valige, e sogni. C’è chi parte per la Grande Mela, i più facoltosi vanno ad abbronzarsi alle Hawaii: chi va, chi resta e saluta.

E ci sono i “redcaps”, i facchini. Loro non partono né salutano, loro aiutano trasportando i bagagli per guadagnare qualche scellino in più. Mezzogiorno, dietro l’angolo di fianco allo spaccio pubblico inizia ad udirsi un suono, due suoni, tre suoni, una melodia. Non è la radio in diffusione, che poi troppo spesso dava più brutte notizie che altro. No, è un uomo. Un uomo con la sua tromba. Un uomo bianco «medio», occhi sgranati, pelle raggrinzata dall’età e dalla malattia. Suona jazz, ma è in tuta da lavoro, in pausa tra un trasporto bagagli e l’altro. Non parla, difficile capire da dove viene. Sarà americano? E di che città?

L’appassionato di jazz lo noterebbe subito, il suo accento è lo stile: «New Orleans», grida il vecchio dal fondo del corridoio, stessa tuta, stesso cappellino rosso. «Vai Natty!», gli replica un ragazzotto brutto e lentigginoso. Natty, gli domanda un ragazzina alla mano della mamma. «Natty. Sì piccola, proprio così. Significa elegante. Io invece mi chiamo Jim, e tu?». Lei neanche rispose, era solo attratta dalle note di quella danza: era Some Day Sweetheart, uno dei primi brani incisi da Natty agli albori della sua carriera da musicista. L’aveva registrata appena entrato a far parte dell’orchestra di Jelly Roll Morton. Senza il piano del maestro rendeva lo stesso, anzi, forse era anche più bella, più proiettata verso il bebop, ancor prima che Little Jazz lo pensasse.

«Il suo vero nome è Anatie Dominique», ribatte Jim O’Hara al vecchio, quasi a vantare la sua maggiore vicinanza al suo eroe. Jim è il figlio di Tom O’Hara, l’agente di guardia all’aeroporto, che non sembra stimare molto l’ex jazzista, mentre il figlio va in solluccheri quando Natty inizia a raccontargli le storie di jazz, quello che lui ha vissuto davvero, da dentro: «Sai Jimmy – gli fa un giorno, per cercare di confortarlo dopo una sgridata del padre –, non potrò mai dimenticare cosa mi disse Satchmo dopo una mia stecca sul palco». E che ti disse, gli fa il ragazzo: «Caro Don, mi fece, il rango non conferisce privilegi o potenza. Conferisce responsabilità». A quel punto sbuca Tom O’Hara: «Jimmy, non dar retta a Natty che ne dice troppe per essere vere…». Jim non capisce, o non vuole capire.

Ma intanto attorno a Nat Dominique s’era creata la folla, come ogni giorno. Quello era il suo idolo: «Sai Natty – gli fa – credo che in questo maledetto aeroporto succedano cose veramente strane: chissà quante volte ti sarà capitato di portare i bagagli a musicisti molto meno bravi di te». Già, chissà. Lui stravedeva per Natty: «È il miglior facchino che questo fottuto aeroporto abbia mai potuto accogliere. Ma un giorno, vedrete, tornerà sul palco a suonare». La bambina udiva, senza capire. Mentre Natty riprendeva a dipingere riff, e godeva e soffriva. Da quando era al Midway, l’affluenza era raddoppiata, il bar esplose di clientela e ora anche i mendicanti iniziavano a dividersi tra il Magnificent Mile e l’aeroporto per svoltare la giornata. C’è poi chi spicca il volo tra due ali, e chi lo fa con lo swing.

Ecco, Natty Dominique volava sempre e solo con il jazz, mentre gli altri lasciavano l’America, lui li salutava da terra, e nel momento esatto in cui quei Douglas staccavano da terra, Natty impugnava la tromba come una cloche e si librava in vorticosi e stridenti acuti. E mentre, in piena pausa pranzo, piazzava le quartine davanti ai passeggeri attenti, intanto pensava al suo cuore malato, all’affanno che gli procurava ad ogni fiatata, alla fine di una carriera folgorante che lo aveva reso celebre al fianco di Jelly Roll Morton, Jimmie Noone e soprattutto al campione a cui deve di più, Johnny Dodds. Dalla natia New Orleans a Chicago, vittima privilegiata anche lui del grande esodo di artisti afroamericani delle prime brass band. Prima di partire per il Michigan, però, Dominique ebbe anche modo di esibirsi al Sunset Cafè, alla 35th Calumet Avenue. Ma ormai la belle époque al fianco di Louis Armostrong era lontana. Eppure, il fegato era sano: «Be original, be yourself», ripeteva sempre.

— Originale-Te stesso-Originale —

La band di Johnny Dodds, da sinistra Baby Dodds alla batteria, Natty Dominique al suo fianco

Chicago’s Midway Airport, 1940. Ancora tu. La pausa pranzo è finita, Natty ripone la tromba in un panno di lino, all’interno dell’armadietto di servizio. La riprenderà domani, a ogni domani. Fino al 1951, quando il cuore riprende a battere più forte e lui deciderà di tornare sul palco. «Si chiamerà Natty Dominique’s Creole Dance Band», diceva forte a Jimmy ogni qualvolta si lanciava in mirabolanti sogni di ritorno al jazz professionistico. «Così si chiamerà la mia band, Jimmy. E tu sarai il nostro organizzatore, verrai con noi in tour per tutit gli Stati Uniti».

La formerà davvero quella band, Natty. E si ricorderà dei primi giorni di New Orleans, del sound della sua infanzia, e dei suoi amici. Baby Dodds, come no. Il leggendario batterista fratello del più celebre Johnny che nel frattempo era scampato a due infarti ma al quale Dominique diede la possibilità di rimettersi in gioco. «Non potevo suonare troppo veloce – ricorda Baby – così Natty inventò la “Slow Drag” music e lo fece solo per me. Per seguirmi, Natty iniziò a studiare una serie di numeri lenti. In quel modo potevo suonare la batteria anche molto bene. Nessuno all’infuori di Natty avrebbe potuto fare una cosa del genere». Nel febbraio 1984 la rivista Down Beat annuncia la scomparsa del trombettista Natty Dominique, spentosi a Chicago il 30 agosto 1982 all’età di 86 anni e 28 giorni.

*Questo spaccato di vita del trombettista Natty Dominique al Chicago’s Midway Airport, è realmente accaduto, le datazioni sono certe, così come tutti i nomi citati, compresi quelli degli O’Hara. È invece puro frutto della mia fantasia l’aver giocato su alcune figure come quelle della bambina e del vecchio facchino. I concetti, però, così come i contenuti intrinseci dei dialoghi, fanno riferimento ad aneddoti verosimilmente plausibili, e tradotti da fonti attendibili.

Annunci

Una Risposta to “EXTRA|Natty Dominique, storia di un facchino swing”

Trackbacks/Pingbacks

  1. Johnny Dodds – The Chronogical Classics 1927-1928 (1991) « The Book Of Saturday - giugno 17, 2012

    […] è il fratello di Johnny, Baby Dodds. Vi consiglio di ascoltarlo, magari leggendo la particolare storia di Natty Dominique, il cornettista bianco presente in alcune registrazioni con i Black Bottom Stompers e con i Chicago […]

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: