At The Gates – Slaughter Of The Soul (1995)

28 Mag

Artista/Gruppo: At The Gates
Titolo: Slaughter Of The Soul
Anno: 1995
Etichetta: Earache

Le circostanze hanno voluto che mi trovassi a rovistare nel baule della soffitta. Aperto, ho trovato mille cose ma solo una luccicava e mi chiamava a sé. Era un disco, impolverato dall’età. Appena l’ho aperto è uscito un alito gelido di violenza e devastazione che mi ha attraversato l’anima. Passato il momento di terrore ho potuto leggere cosa vi era scritto: Slaughter Of The Soul. Massacro, carneficina, abbattimento dell’anima. Ho inserito il cd nello stereo, il resto lo hanno fatto gli At The Gates. Gruppo rivelazione della mia collezione di dischi (non per chi segue costantemente questa branca del metalcore), una ventata di metal in versione death-swedish. Alcuni lo chiamano Gothenburg Sound, per il fatto che nei primi anni ’90 proprio dai sobborghi di questa città svedese videro la luce diversi gruppi di questo stesso filone musicale, che mescola la melodia (poca) alla violenza (tanta). Assieme a band come Dark Tranquillity e In Flames, gli At The Gates furono tra i padri fondatori del Melodic Death Metal.

La storia di Slaughter Of The Soul è simile a tantissime esperienze rock, perché è l’album capolavoro degli ATG (tanto che l’etichetta Earache farà carte false per scritturarli in vista delle session in studio), ma allo stesso tempo segnerà la fine degli At The Gates. Val la pena ascoltarlo, e riascoltarlo. Lievemente, trash e scream cedono il passo a un metal ben fatto (seppur durissimo) anche per il merito dei componenti, tutti eccezionali musicisti. Tra questi però, mi sento di annoverare il chitarrista Anders Björler e il batterista Adrian Erlandsson, quest’ultimo poi assunto (fino al 2006) dai Cradle Of Filth. Diverse altre curiosità emergeranno dalla spiegazione delle singole tracce.

Ultimi due aspetti. Primo: questa recensione prende ad oggetto la ristampa dell’album avvenuta nel 2002, in cui la casa discografica Earache inserirà altre 6 tracce in aggiunta alle 11 dell’originale. Il secondo punto: Slaughter Of The Soul, oltre ad essere un album pieno, è anche intriso di suggestioni e influenze di diverse band, non solo svedesi. Anzi, il gruppo che forse più ispira gli At The Gates sono gli Slayer.

Si parte. Un rumore industriale introduce la prima traccia, Blinded By Fear. Per la prima volta gli At The Gates si sedettero a scrivere un brano di apertura di un concerto. Testi e riff sparati in modo velocissimo, melodia ridotta all’osso, una linea di chitarra, un breve e stretto assolo nella parte centrale. La valvola per il successo di questo album: è sicuramente il brano più rappresentativo dell’album, assieme alla successiva title track (per questo risultano anche legate e senza pausa tra un brano e l’altro), ed essendo anche quello più frequentemente coverizzato, Anders Björler dirà successivamente: «Blinded By Fear è sopravvissuta alla band… l’ultima canzone che abbiamo scritto insieme». Ne parlo ora ma vale per tutto l’album: lo scream di Lindberg è volutamente tenuto nelle retrovie, attraverso una modulazione più bassa del volume di fondo. Questo consente alla band di far esplodere la potenza strumentale e al vocalist di amalgamarsi nel complesso senza mai prendere un sopravvento che in altri gruppi del genere risulta invece pressante e alla lunga stucchevole.

Si prosegue con Slaughter Of The Soul, e se si vuole capire affondo la storia che si cela dietro il testo di questo brano, andrebbe letto il libro The Dice Man di Luke Rhinehart. Il concetto lirico di Sluaghter è comunque imperniato sull’humour, la follia, il disorientamento e il cinismo dark di questo libro: «Distruggere la tua anima ed essere veramente liberi». Chitarra, due ruggiti di batteria: «Goooo!!!». Qui i cambi di ritmo sono più ragionati, non lo dico per sudditanza ma personalmente la title track mi eccita di più della precedente. Dopo due brani già si inizia a percepire la figura di Erlandsson alla batteria: una piovra per quanto mena su piatti e casse.

Con Cold si entra nella seconda parte del disco, quella meno grezza e più metal. Questo brano fu scritto dagli At The Gates in un giorno di primavera, a seguito della visione del film Nella Giungla Di Cemento (Menace II Society). Molti testi di questo album sono misantropici ed emerge il sentimento di chiusura nei confronti della società circostante. Per Cold, fu anche la prima volta che gli At The Gates lavorarono con Andy LaRoque, chitarrista dei King Diamond. «Fu un vero piacere – disse Anders – sentirlo triturare uno dei nostri riff. Veramente avevo 22 anni? Dio, il tempo veramente vola quando ti diverti…». Prima del cambio di ritmo, le due chitarre si sovrappongono, poi si entra nella prima parte lenta dell’intero lavoro e il primo assolo degno di nota è un valzer metallico con scale diaboliche di Anders. Se ascoltata con un buon Hi-Fi, la chiusura è un geniale abbattimento dei suoni, piegati e accartocciati in distorsioni contemporanee.

Under A Serpent Sun è il primo brano compiuto del disco. Da qui muove il resto dell’album: «Ricordo ancora quando suonai una versione strumentale di prova nello stereo dell’auto di Dan Tobin, mentre andavamo a Londra», rivela Anders. Il testo descrive le visioni del «satanismo positivo» di Björler, miscelato a dosi di Alister Crawley. Idee come l’umanismo e la speranza in un mondo migliore, senza confini. Appunto, sotto il sole del serpente. Rabbrividisce il grido di dolore di Lindberg, dall’oltretomba. I riff di chitarra dribblano la batteria, poi la solistica si emancipa e se si riesce a distinguere gli strumenti è un piacere seguire le due sei corde che si rincorrono e si imitano. Fino alla chiosa al minuto 3, dal quale parte una seconda tranche di tipico accompagnamento death-metal.

È il preludio all’unico brano strumentale dell’album: Into The Dead Sky. «Recently it has become possible for man to Chemically alter his mental state and thus alter His point of view. He can then restructure His thinking and change his language so that his thoughts Bear more relation to his life and his problems Therefore approaching them more sanely…». Concetto lisergico estrapolato da The Psychedelic Sounds of The 13th Floor Elevator, e frutto del pensiero del loro fondatore Tommy Hall. Una gemma melodica degna delle migliori instrumental heavy.

Dopo la pausa riflessiva, la potenza di Suicide Nation. Nella società “usa e getta” di oggi, nessuno può dirsi mai salvo: «O si è intrappolati sotto le sue velocissime ruote, o si è consumati dai suoi eccessi…». Il brano è ispirato alla triste statistica che vede in Svezia il più alto tasso di suicidi al mondo. Compreso questo, il grido «Control» ripetuto da Lindberg nel ritornello è da pelle d’oca: ragazzi, guai a perdere con la pazzia. In apertura di brano il suono dell’innesco di pistola è tratto dal film Le Iene.

Si prosegue con World Of Lies. Gli At The Gates si sono sempre dichiarati profondi estimatori di band quali Trouble, Pentagram, The Obsessed. Fin dal precedente disco, Terminal Spirit Disease, erano tentati di incorporare l’influenza di questi gruppi anche se il rischio sarebbe stato quello di perdere la propria identità di band aggressiva. World of Lies è uno dei migliori esempi di heavy che gli At The Gates abbiano mai prodotto. E fu quasi esclusivamente frutto della mente del secondo chitarrista, Martin Larsson, che tirò fuori del materiale da vero killer.

Ricco di terzine e quartine di chitarra e batteria, Unto Others. Forse il brano più bello dell’intero album: «My Judas-windows stays shut – shut forever more», grida Lindberg – le finestre dei suoi Giuda restano chiuse per sempre. Gli At The Gates descrivono questa traccia come il brano più rappresentativo dell’anti-organizzazione religiosa. Anders Björler ci ha messo ben sette anni per trovare il suono perfetto per questo disco. Unto Others ne è il fiore all’occhiello: pedali Boss Heavy Metal e Metal Zone, amplificatore Peavey Supreme 160. Più materiale auto-costruito dal chitarrista: cabinet ampli da 2 x 10” e 2 x 12”.

Non poteva cominciare se non con un rigurgito satanico, Nausea, alla memoria di uno dei gruppi più influenti sugli At The Gates, gli Slayer come detto. In particolare la loro Altar of Sacrifice ispirò questo brano, voluto e concepito quasi esclusivamente come omaggio alla band di Araya, Hanneman e King.

Il testo della successiva Need è invece saturo di frustrazione e angoscia, ed è stato letteralmente «rubato» ai Black Sabbath. A qualcuno del gruppo neanche piaceva troppo, ma alla fine il pubblico apprezzò molto i riff impetuosi di chitarra e a breve divenne uno dei brani più apprezzati degli ATG.

Chiude la versione originale dell’album The Flames Of The End, il primo (e ultimo) esperimento degli At The Gates con drum machine e tastiere. Nasce dall’esigenza di districarsi con qualcosa di realmente nuovo, un suono molto vicino alla colonna sonora di un film horror, tanto che Anders Björler la userà anche come sfondo ad una sua auto produzione. Il feedback finale e gli acuti nascono da un duetto tra Björler e Frederik Nordstrom, che «lottarono» a lungo con le loro chitarre di fronte all’amplificatore prima di raggiungere il risultato voluto.

L’album originale si fermava qui nel 1995, non nel 2002, quando Earache e At The Gates vi aggiunsero altre 6 tracce…

Si parte con Legion: indecisi fino all’ultimo se celebrare più i Pentagram, i Devastation oppure i Necrovore, alla fine gli ATG propesero per una cover degli Slaughterlord. Forse per l’attacco trash del brano. La parte centrale è leggermente riarrangiata.

Inizialmente concepita come traccia dell’album, successivamente gli At The Gates derubricarono invece The Dying a brano «riempitivo», quindi da poter eliminare in un disco che avrebbe fatto la storia del trash-death metal. Con il cd del 2002 seguì una specie di pentimento: The Diyng ha tutti gli ingredienti per essere considerata un classico degli At The Gates.

L’unico brano in cui gli At The Gates cambiano pelle è – inevitabilmente – Captor Of Sin. In origine fu registrata per essere inserita nella compilation Slatanic Slaughter. Al di là del concetto di best of nel metal, diciamo che fu la scusa per tornare a registrare e divertirsi a ricucire un brano degli Slayer. La genesi è particolare, perché la scelta non fu semplice e ogni componente della band aveva la sua preferita degli Slayer. Ma Reign of Blood sarebbe stata troppo ovvia, e alla fine la spuntò Captor. Per molto tempo fu la preferita del pubblico ai concerti. Bellissimo, fedele (forse troppo) il motivo portante del brano. Anche Lindberg è costretto a reinventarsi Tom Araya, abbandonando l’estremismo scream e avvicinandosi a un concetto più prossimo al cantato.

Si conclude con due demo e un unicum. L’altra Unto The Others. Quella del ’95. Tutto nacque da lei e da Suicide Nation. Questi due demo che gli At The Gates ripropongono nelle unreleased, furono quelli proposti alla Earache e che gli valsero il contratto. Il suono è più grezzo ed entrambe le tracce sono anche più veloci delle versioni definitive in studio. Per quanto riguarda gli arrangiamenti, la parte di chitarra acustica è forse ancor più soddisfacente.

Quanto a Suicide Nation, questa versione demo è forse ancor più dinamica nell’emulare i riff metallici degli Slayer piuttosto che nella studio version.

Ultimo capitolo: tra l’abbandono di Alf Svensson e l’arrivo di Martin Larsson, gli ATG ricevettero un’offerta per suonare in chiusura di un festival a Göteborg. Ma non potendo contare sulla chitarra ritmica, decisero di riproporre vecchi brani punk-hardcore tra i loro preferiti. Una combo di hardcore svedese classico: Discharge, Minor Threat, Black Flag, The Varukers, 7 Seconds, No Security. Da subito, le cover dei No Security divennero le preferite del pubblico e gli ATG le riproposero in più concerti successivi. In particolare scelsero Bister Verklighet, registrandola anche nelle session di Slaughter of The Soul. In svedese significa «Triste realtà». È l’unico brano cantato in svedese dagli At The Gates.

Sono sempre per gli album originali, ma non disdegno le ristampe arricchite di nuovo materiale se è ben fatto e racchiude una storia dietro. Questo è il caso, e quindi il mio voto non si sposta di una virgola da quello che sarebbe stato per l’originale del ’95. Disco pieno, vibrante, oltre che storico metallico al punto giusto e molto, molto cannibale. Voto 7.6

Track listing

1. Blinded by Fear
2. Slaughter of the Soul
3. Cold
4. Under a Serpent Sun
5. Into the Dead Sky
6. Suicide Nation
7. World of Lies
8. Unto Others
9. Nausea
10. Need
11. The Flames of the End

Bonus tracks reissue 2002
12. Legion (Slaughter Lord cover)
13. The Dying (Unreleased track from Slaughter of the Soul sessions)
14. Captor of Sin (Slayer cover)
15. Unto Others (’95 Demo)
16. Suicide Nation (’95 Demo)
17. Bister Verklighet (No Security cover)

Credits

Tomas Lindberg − vocals
Anders Björler − guitar, drums
Jonas Björler − bass guitar
Adrian Erlandsson − drums
Martin Larsson − guitar

Guest appearances
Andy LaRocque − guitar solo on “Cold”

Production
At the Gates and Fredrik Nordström − production
Noel Summerville − mastering

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