Albert Collins – Ice Pickin’ (1978)

15 Ott

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Ci sono dischi che ogni amante della musica dovrebbe possedere nella sua collezione. Ce ne sono altri riservato agli amanti di un genere in particolare. Di Albert Collins, magari la prima categoria conserverà Don’t Loose Your Cool, mentre la seconda 8me compreso, che me li conservo entrambi), e cioè il vero amante del blues, non potrà fare a meno di avere Ice Pickin’. La copertina è emblematica: c’è Collins con la sua Fender Telecaster collegata a un cubo di ghiaccio, basta un suo tocco di corda che il ghiaccio brucia, ma non si scioglie. È tutta qui l’essenza di questa raffigurazione, azzeccatissima perché in effetti tutto il disco è un inferno tra gli iceberg, un blues rivoluzionario, fatto di flash e scintille tradotte in note. Da “bere” tutto d’un fiato…

STORIA. Nel 1973 la Tumbleweed chiude a causa di problemi finanziari e Albert Collins resta senza un’etichetta discografica. È Bruce Iglauer, titolare della Alligator Records, che nel 1978 lo scrittura, su raccomandazione di Dick Shurman, che Collins aveva incontrato a Seattle. Ice Pickin’ è il suo primo album uscito sotto la Alligator Records, registrato ai Curtom Studios di Chicago e prodotto dallo stesso Iglauer, Shurman e Richard McLeese.

IMPORTANZA. Ice Pickin’ è il lavoro che ha portato Albert Collins direttamente alla ribalta. Il disco cattura Collins in uno stato, diciamo così, selvatico. Emerge il suo lato sfrenato nel modo di suonare la chitarra, che non era mai stato documentato prima di allora. E poco importa se a cantare non raggiunge lo stesso livello di come suona. Ice Pickin’ è stata la sua prima release per la Alligator Records ed è importante nel percorso artistico di Albert Collins perché imposta il ritmo che caratterizzerà tutti gli album a seguire. Fino ad arrivare al capolavoro di Don’t Loose Your Cool, disco che gli consentì di vincere un WC Handy Award nella categoria Best Contemporary Blues Album nel 1983.

SENSAZIONI. Il disco si apre con tre autentiche perle, Honey, Hush! (Talking Woman Blues), When the Welfare Turns Its Back on You, e la semi-titletrack Ice Pick. Bastano pochi attimi di musica per capire – se già non lo si sa – che assieme a Collins, la protagonista assoluta di questi 36’48” di album sarà la Telecaster. Che Albert porta all’esasperazione, alle massime conseguenze di acuti e bassi, tocchi, rinforzi, bending lunghissimi che non lascerebbero indifferente neanche un neofita. La successiva Cold, Cold Feeling sembra invece servire a staccare la prima parte con la seconda: una lenta e inesorabile recitazione di Collins, dove la band alle sue spalle (tra cui un gran Aron Burton al basso) per un attimo gli lascia la ribalta. Too Tired è invece aperta dal tenor sax del grande A.C. Reed, il cui nome compare nei dischi dei più grandi, da Muddy Waters a Johnny Winter. Il resto dell’album è meno maturo, ma allo stesso modo di grande qualità.

CURIOSITA’. Nell’inside di copertina, compare la seguente frase: «Albert King names Collins as his favorite guitarist, and John Lee Hooker declares, “I’m an Albert Collins freak!”». Questo a testimoniare la forza dirompente che Albert Collins ebbe nella storia dell’electric blues, anche sui suoi stessi padri fondatori.

 

 

 

 

 

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