Pentewater – Out Of The Abyss (1992)

9 Mag

Front

Nell’universo del prog rock di fine anni ’70 la prima cosa che balza all’orecchio è questa: i Pentwater avevano qualcosa da dire. E forse furono solo sfortunati. Nel raccogliere materiale sui Pentwater, mi ha colpito una considerazione di The Music Street Journal, che all’uscita del primo disco nel 1977 disse: «I Pentwater potrebbe essere la migliore band di rock progressive che mai avete sentito prima». Questa è la storia di un disco uscito… troppo tardi.STORIA. Questo è un disco “postumo”, cioè uscito dopo lo scioglimento della band. Out Of The Abyss comprende come membri il polistrumentista Mike Konopka, il batterista Tom Orsi e il chitarrista Phil Goldman, poi sostituito da Ron Fox, il tastierista fondatore Ken Kappel e il bassista Ron LeSaar. L’album contiene otto tracce registrate in studio tra il 1973 e il 1976 e una traccia dal vivo (Kill the Bunny, registrata in un club di New York) sempre del 1976. La musica è tutta originale ed è stata composta per lo più da Konopka e Kappel. Questo materiale è stato registrato prima del loro unico album omonimo (1977), poco prima che si sciolsero nel 1978. I Pentwater si sono poi ritrovati di nuovo nel 2002 per la pubblicazione del terzo album Ab-Dul. Questo disco si deve alla lungimiranza del discografico della Syn-Phonic, Greg Walker, che ha creduto nei Pentwater ritenendoli – a ragione – una band progressive da cui estrapolare cosette originali. Ascoltare per credere.

IMPORTANZA. Nacquero lo stesso anno dei King Crimson (1969), non ebbero lo stesso destino. Non so dunque se si può parlare di «una delle più interessanti prog-band degli anni ’70», come ebbe a dire qualcuno. Credo tuttavia di non dire un’eresia se sostengo che si tratta sicuramente di un gruppo da non svalutare solo perché in pochi lo conoscono. Uno di quei progetti che nella storia del rock vi si infilano di prepotenza. Il fatto che tradiscano volutamente le loro influenze, con onestà, e non risultino comunque stucchevoli, dimostra chiaramente che l’originalità si cattura anche prendendo spunto da chi ha fatto già la storia. Non va sottostimato poi che questa è una band americana (da Chicago; e per la precisione il nome della band deriva da un villaggio del Michigan che risale al 1853) che si cimenta in un progressive di stampo britannico, partendo sicuramente da una posizione di svantaggio. A posteriori, c’è da dire che non ebbero grandissima fortuna se, in un arco di tempo di circa 8 anni (1969-1978), quanto è stata lunga la loro prima vita di band, e ben 54 tracce registrate, servì una pubblicazione postuma per gustarne appieno le qualità. Ma il successo non arrivò solo per colpa delle major, ben attratte da altri lidi più prolifici e meno complessi. In realtà, a giudicare dal chiasso nell’ultimo live newyorkese, nel midwest americano i Pentwater spopolarono fino a poco tempo fa. Fu anche per l’alta richiesta dei fans che la Syn-Phonic si trovò quasi costretta a pubblicare Out Of The Abyss.

SENSAZIONI. Che come detto non è un album vero e proprio, piuttosto una collezione di rare registrazioni dal vivo e demo inediti del passato della band. Detto questo, suona è sorprendentemente bene. Per chi cerca produzioni prog di nicchia, in questo album troverà pane per i suoi denti: flauto, clavicembalo, mellotron, mini-moog, oboe, addirittura il theremin, violino e percussioni assortite. C’è di tutto. Stilisticamente, si capisce che i Pentwater spaziavano dal rock nudo (nelle prime apparizioni live suonavano Light My Fire, Purple Haze e Proud Mary) e crudo al jazz, la classica, da brani veloci e intensi a tracce più melodiche e ragionate. Tra Necropolis e Billboard Smiles si manifesta tutta la loro devozione per i King Crimson. Il primo brano sembra quasi anticipare alcune mete toccate solo in Discipline. Nel secondo il violino introduce in una specie di Starless revisited. Ma la band di Fripp non è l’uncia fonte di ispirazione. Vi si percepiscono i Gentle Giant, la complessità non-stop alla Yezda Urfa e Mirthrandir. E proprio per finire nel luogo comune anche Yes e Genesis. Non potrebbe essere altrimenti.

CURIOSITA’. Rebus per gli amanti degli archivi e delle collezioni: Out Of The Abyss viene da tutti datato 1978 perché in realtà il prodotto finale fu pronto per quell’anno. Ma si trattava di un disco privato, nel senso che non fu commercializzato se non nel 1992. Cari collezionisti, in che anno cataloghereste voi il disco? ProgArchives lo data 1978, secondo il sottoscritto invece va datato 1992 e così farò. Anche perché nel frattempo qualcosa è cambiato nella resa finale. La ristampa, infatti, lasciò perplessi in molti sulla differenza che separava la versione in vinile con quella in cd. Ciò che si nota è l’assoluta raffinatezza nel trattamento del suono nonostante la produzione vi abbia messo mano tra anni ’80 e ’90, quando era più facile fare uno scempio che non una cosa buona. Certo, il risultato finale non suona come nel 1978 e questo è determinante nella datazione.

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