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EXTRA| Pearl Jam, esordio da “Dieci” e lode

14 Ott

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Quattro mesi dopo la caduta del Muro di Berlino la musica internazionale era totalmente cambiata. In America imperversava il grunge mentre in Europa ancora ci si cullava sulle raggrinzite note del post-punk. C’era però una band che avrebbe fatto dei due stili il suo mantra.

L’origine dei Pearl Jam può coincidere con una data su tutte, il 16 marzo 1990. Quel giorno Andrew Wood morì per un’overdose di eroina e i Mother Love Bone, di cui Wood era il cantante, si sciolsero dopo appena un album, Apple, pubblicato solo quattro mesi dopo questo evento. A quel punto, il chitarrista Stone Gossard e il bassista Jeff Ament, dopo essersi inizialmente divisi, tornarono assieme e fondarono un nuovo progetto con il chitarrista Mike McCready. Mancava il cantante. Il problema si risolse nel modo che tutti conoscono. In loro soccorso arrivò l’ex batterista dei Red Hot Chili Peppers, Jack Irons. La band gli fece pervenire un demo con cinque brani, che lui sottopose a un suo amico di vecchia data. Era Eddie Vedder, che all’epoca lavorava in una pompa di benzina di San Diego e la sera cantava in una band locale, i Bad Radio.

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EXTRA| I suoni e gli odori del rock. Cosa c’è dietro la nascita di un disco. La Ridge Farm, il “Mobile Mobile” e gli uccellini dei National Health

9 Apr

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Quante volte vi è capitato di immaginare ascoltando un disco. Posti bucolici, di mare e di terra. Suoni, odori, rumori. Che come sempre accade non combaciano con quelli reali, dove quel gruppo in questione ha avuto modo di concepire e registrare quel disco. Per non parlare del contatto visivo e olfattivo quando ci si trova in un concerto live. Tutta un’altra storia. Quel disco era stato sognato e realizzato in piena tranquillità, oggi voi vi trovate in un maremagnum di mani, puzze e bottiglie di birra svuotate. Ma vi siete mai chiesti come è nato un disco, i suoi aneddoti, le curiosità, le cene degli artisti, i loro passatempo tra una session e l’altra? Se avete mai avuto questa curiosità questo extra è per voi, con l’augurio che dopo averlo letto vi possiate prodigare nel cercare di scovare storie simili dei vostri dischi preferiti. Storie… Continua a leggere

Hildegard von Bingen – Spiritus Sanctus

30 Mag

E visto che si fanno anche le dediche, che se non ci fosse un pensiero per gli altri saremmo degli antropo-egoisti e anche molto centrici. Visto che ve ne avevo già parlato e recentemente nell’universo WordPress ho trovato un blog di un’amante della musica antica che l’ha esaltata e consigliata anche alle donne incinte come musicoterapia. Che ho trovato interessante perché consiglia di cantarla e di goderne nella pura estasi che incombeva su questa monaca dell’anno Mille.

Insomma, dati i molteplici aspetti che possono farvi avvicinare alla musica sacra di Hildegard von Bingen, musica antica, medievale, che conserva quell’aurea di mistica e sacrale spiritualità, ma che resta pur sempre conchiusa in un periodo troppo lontano per non apprezzarla nel profondo e senza alcun preconcetto, foste voi uomini o donne, omosessuali o etero, religiosi o atei, cristiani o pagani.

E che sono rimasto colpito in modo profondo dalla performance della cantante del matrimonio in quel di Farfa e di quelle lenzuolate di suono che spandevano addosso ai muri dell’abbazia benedettina. Allora auguri a Foxtrot e al suo nuovo status di marito, a sua moglie e futura madre del loro prossimo figlio – e nostro nipotozzo -, che possa essere uno di quei tanti nuovi inizi che fanno dell’uomo, per l’uomo, un animale senza fine.

Ps. Toni aulici e ampollosi dovuti al riverbero di liricità emesso dal tipo di musica preso in oggetto. In caso di Black Sabbath, allora bella pe’ te e tu moje. In caso di Pearl Jam, allora mmmmmmmmm yeaaaahhh. In caso di Nek, allora amore amore amore, e in caso di Nev, allora Colmar.  

EXTRA|Il post-rock e le sue (non) origini

15 Apr

Generi e subgeneri: l’onomastica musicale si confronta con la realtà dei suoni

Volevo sondare il terreno e scoprire il significato profondo del termine post-rock, del suo perché e del perché un genere così di rottura venga spesso assimilato a qualsiasi cosa non suoni come un cliché.

Avevo preso ad oggetto l’album omonimo dei Tortoise, loro primo (capo)lavoro, uscito nel 1994. Eppure non mi ero accorto che, secondo molte recensioni, stavo proprio ascoltando la gemma che ha dato l’alba a questo genere musicale. Etichetta che poi gli stessi, nei primi anni del nuovo millennio si affrettarono a rifiutare.

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Ma la nascita di un genere è spesso contesa da più artisti, precursori, presunti innovatori inconsapevoli. E così accade che per esempio un certo Chris Jackson (assiduo recensore su SptutnikMusic.com), nel 2006 rimase senza parole quando ascoltò per la prima volta It’s My Life dei Talk Talk, anch’essi considerati da tanti come i capostipiti del post-rock, cui l’album in questione probabilmente gli venne consigliato da un qualche sapientone che lo venerava come il nuovo Sgt. Peppers. Jackson però non aveva fatto i conti con «tastiere e sonorità completamente anni ’80», niente di nuovo, anzi, «molto disappunto», disse. Poi, andando avanti con le tracce si rese conto che al massimo poteva considerarsi un «buon album di new wave». Che confusione!

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Il benzinaio di San Diego

1 Apr

ImmagineLa storica voce dei Pearl Jam, Eddie Vedder, faceva il benzinaio in una stazione di servizio di San Diego quando venne contattato per un provino dai leader della band nascente dei Pearl Jam, Jeff Ament e Stone Gossard.

Provino che tenne a distanza, visto che il resto della band si trovava a Seattle. A Eddie venne spedito un cd con sopra incise alcune basi strumentali sulle quali Vedder scrisse dei testi ad hoc, ci cantò sopra sovraincidendo le tracce e rispedì tutto al mittente. Qualche giorno dopo venne scelto per completare il gruppo e si trasferì a Seattle.

Tra quelle tracce c’era anche la bellissima Alive, presa di mira da Kurt Cobain perché troppo piena di assoli, e che narra del suo rapporto con il patrigno Peter Mueller. Un rapporto giunto al capolinea una volta che Eddie scoprì l’identità del suo vero padre, ormai già morto per sclerosi multipla. Questo fu anche il motivo per cui, una volta trasferitosi a Chicago dalla mamma, decise di cambiare il suo vero cognome, Severson III, in quello della madre Karen Lee Vedder.


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