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The Orb featuring David Gilmour – Metallic Spheres (2010)

19 Apr

Nel 2010 gli ORB, duo inglese che schiera in formazione Alex Paterson e Youthe e che ormai da 15 anni è protagonista sulla scena Ambient/Chill Out, prendono in prestito una delle chitarre più famose della storia della musica; è così che David Gilmour si ritrova a far “cantare” il suo strumento in un turbine di suoni elettronici e drum machine tornando alla sperimentazione come nella migliore tradizione Pink Floyd stile A Saucerful of Secrets.

Viene così dato alla luce Metallic Spheres, album diviso in due tracce che ricordano due lunghe suite. L’album, in realtà, non è che una stella nell’immenso firmamento dell’ elettronica, che incuriosisce di più per la presenza del chitarrista che per le idee proposte, non delude ma nemmeno entusiasma; ideale però per chi ha voglia di “chill out”.

Lucio Battisti – Anima Latina (1974)

30 Set

Lucio Battisti (cantante, autore, chitarra, piano), nel 1974, da una svolta   alla   produzione musicale alla quale ci aveva abituati e si cimenta con un disco dalle influenze latine (che in alcuni brani ricordano sfumature del primo Santana, in altri il Brasile) e velatamente progressive (soprattutto nell’ abbandono della formula strofa-ritornello). Ad accompagnarlo in questa “avventura” il solito Mogol (testi), ed una più che valida schiera di musicisti: Claudio Maioli (tastiere, piano), Gneo Pompeo (tastiere, piano), Massimo Luca (chitarre), Bob Caballero (Bob J. Wayne) (basso), Gianni Dall’ Aglio (batteria), Franco Lo Previte (Dodo Nileb) (batteria, percussioni), Tony Esposito (percussioni), Karl Potter (percussioni), Claudio Maioli (percussioni), Pippo Colucci (tromba), Gigi Mucciolo (tromba), Gianni Bogliano (trombone), Claudio Pascoli (flauto, ance) Mario Lavezzi (voci), Alberto Radius (voci), Mara Cubeddu (voce in Due mondi).

Per chi pensa che Battisti sia più della “Canzone del Sole”.

Stomu Yamashta – Go (1975)

20 Lug

Il batterista giapponese Stomu Yamashta chiamando Al DiMeola alle chitarre, Klaus Skulze alle tastiere, Steve Winwood all’ organo e Michael Shrieve alle percussioni crea un supergruppo chiamato “GO”.

Ne esce fuori l’album omonimo, dalle grosse potenzialità ma forse troppo pretenzioso, dove si manifesta (inevitabilmente) l’abilità dei singoli musicisti ma non il collettivo: sembra sempre manchi qualcosa.

Mahavishnu Orchestra – The Inner Mounting Flame (1971)

17 Lug

Vi siete mai chiesti cosa succede quando uno dei più grossi esponenti del chitarrismo (John McLaughlin), il miglior batterista del momento (Billy Cobham) un violino pazzo (Jerry Goodman) un basso sopra le righe (Rick Laird) e un tastierista delle meraviglie (Jan Hammer) si ritrovano a suonare insieme nello stesso gruppo?

NASCE LA FUSION!!!

Chitarra e violino che si inseguono, si sorpassano e si riprendono su stridule note, sezioni ritmiche potentissime e dolci note di piano è quello che ci fa assaporare l’ascolto di questo disco.

Dominic Frasca -Deviations (2005)

16 Lug

Dominic Frasca (chitarrista) in  questo lavoro collabora con compositori del calibro di Philip Glass e Marc Mellits. La sua è una tecnica  molto originale che può ricordare quella di Andy Mckee. Aver visto una sua performance in rete mi ha sorpreso dal fatto che non ci sono sovraincisioni!!!

Per chi piace l’ energia e i  loop  ipnotici.

Jeff Beck – Live At Ronnie Scott’s Jazz Club (2008)

15 Lug

Jeff Beck, in una performance live di tutto rispetto, è accompagnato dal suntuoso Vinnie Colaiuta (batteria) e dalla rivelazione Tal Winkelfeld al basso per riproporre gran parte del suo repertorio, da Beck’s bolero fino a brani delle sue più recenti produzioni. Perle come ospiti, da Imogean Heap a Eric Clapton!!!

Per tutti quelli che amano sentir esprimere una chitarra (la mitica Stratocaster in questo caso), dal pianto al canto.

Richard Wright – Wet Rain (1978)

14 Lug

Gli ottimi arrangiamenti del (ex) tastierista dei Pink floyd sono accompagnati dalla sempre    prensente ma mai invadente chitarra di Snowy White e dal sassofono di Mell Collins. L’album è morbido e rilassante, non mancano le parti “sognanti”, ideale per chi vuole iniziare la mattina in “prima”,  carburare lentamente entrando in un clima di tranquillità.

E’ senza dubbio, ma opinabile, la prova tangibile del fatto che Wright sia l’ elemento di “gusto” dello storico quartetto (ascoltate gli arragiamenti e le piccole sovraincisioni e me ne darete atto)

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