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Suoni e immagini

24 Mar

A pensarci bene un passaggio del genere era quasi obbligatorio, una normale evoluzione di una esigenza scenica sempre alla ricerca di quel qualcosa in grado di stupire il pubbico pagante e di stravolgere le regole della normale esibizione.

Ed è proprio in questa ottica che da alcuni anni inizia a prendere piede durante i concerti la cosiddetta videochitarra che, come indica il nome stesso, prova a coniugare il fascino senza tempo della sei corde con una innovativa componente visiva.

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La morte del Rock

21 Gen

Nell’immaginario comune di molti amanti del Rock esiste una data di molti anni fa segnata in nero sul calendario storico, che riporta alla mente una delle pagine più buie che quest’arte ha vissuto nel corso della propria esistenza…una data, un evento e un preciso istante che hanno avuto il potere di gettare via in un colpo solo gran parte della forza dell’illusione, dei sogni e delle ideologie che fino a quel momento erano state la forza trainante di questo movimento.

Siamo alla fine del decennio d’oro della Musica, più precisamente il 6 dicembre del 1969, e sono passati appena quattro mesi da quando centinaia di migliaia di persone presero parte al più grande evento musicale mai organizzato, quei famosi “tre giorni di pace e musica” che innalzarono lo spirito del Rock ad un livello mai raggiunto prima; ma se Woodstock, nonostante tutti i suoi problemi di organizzazione dettati dall’impreparazione di fronte ad un tale successo di pubblico, riuscì a portare davanti agli occhi di tutto il mondo la forza di congregazione della Musica e costrinse molti “puritani” a riconsiderare le proprie convinzioni, l’Altamont Free Concert ebbe un impatto totalmente opposto e affossò definitivamente l’esile speranza coltivata dalla cultura hippie, fornendo ai detrattori un’arma troppo grande per poter essere contrastata, un’arma che col senno di poi si rivelò decisiva.

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Robert Fripp & Theo Travis

19 Nov

Si sono da poco conclusi i quattro giorni di concerti che Robert Fripp e Theo Travis hanno tenuto a Roma presso la Chiesa Evangelica Metodista di via XX Settembre, all’interno del tour che ha portato i due artisti a esibirsi in teatri, chiese e cattedrali in Italia, Spagna e Inghilterra. Da amante assoluto del chitarrista britannico non ho potuto esimermi dal prendere parte ad una delle serate in programma, particolarmente incuriosito dalla insolita location scelta.

A poco più di mezz’ora dall’inizio del concerto si apre il portone che permette l’accesso all’unica navata rettangolare che caratterizza la Chiesa del Rione Castro Pretorio; l’impianto quadrifonico allestito all’interno accoglie il pubblico con la riproduzione di soundscapes in pieno stile Fripp, che permettono già da subito di respirare un’atmosfera totalmente diversa rispetto ai normali concerti e che accompagnano fino all’inizio dell’esibizione stessa. Poco per volta, e in religioso silenzio come il contesto richiede, prendono posto le 250 persone circa che può contenere la sala, che offre alla vista le pareti decorate nel 1924 dal pittore italiano Paolo Paschetto e delle splendide vetrate che, unite alla debole illuminazione interna, conferiscono all’ambiente una luce decisamente suggestiva.

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Famoso per caso

2 Nov

Come si può diventare uno dei personaggi più visti in assoluto dagli appassionati di Musica, pur non avendo mai fatto parte di questo mondo in nessun modo durante la propria vita? Semplicissimo, basta essere nel posto giusto e al momento giusto. Nel caso di Paul Cole questo accadde intorno alle 10 del mattino dell’8 agosto 1969, in una via nel nord di Londra già famosa per la presenza di alcuni importantissimi studi di registrazione.

Quel giorno il fotografo scozzese Iain MacMillan preparava la propria attrezzatura fotografica e la puntava verso quattro ragazzi inglesi che attraversano la strada sulle strisce…quei ragazzi, ovviamente, erano i Beatles e la via in questione era la celeberrima Abbey Road. Ed è proprio questa la circostanza che ha visto protagonista involontario Cole, che si ritrovò immortalato proprio nello scatto che divenne in seguito la copertina più famosa di ogni epoca e gli permise di diventare noto (e in parte anche invidiato) a milioni di fans in giro per il mondo.

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The sounds of earth

20 Ott

Cosa hanno in comune il primo movimento del Concerto Brandeburghese no.2 in Fa di Bach, il rock ‘n’ roll energico di Chuck Berry in Johnny B. Goode, il canto notturno degli Indiani Navajo e il brano blues Dark Was the Night, Cold Was the Ground di Blind Willie Johnson? Apparentemente nulla viste le enormi differenze temporali e di stile che intercorrono tra un elemento e l’altro, a maggior ragione se l’intenzione è di riunirli tutti in un’unica compilation.

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La vocazione del Diavolo

7 Set

Esiste un antico adagio che recita: ‘Le vie del Signore sono infinite‘…analizzandolo attentamente, sembra adattarsi alla perfezione alla mutazione che ha caratterizzato la vita di Claudio Canali, ex cantante e flautista di una delle più influenti band Progressive Rock italiane, il Biglietto per l’Inferno, e in assoluto una delle voci più espressive dell’intero panorama.

Animale da palcoscenico al punto di trasformare una tranquilla esibizione di intrattenimento in un autentico concerto, anticlericale e dissacrante nei suoi testi tanto da meritarsi il soprannome di “voce del Diavolo“, protagonista insieme alla sua band di performance indemoniate con chiari riferimenti al Regno degli Inferi…nulla a quell’epoca avrebbe lasciato presagire un cambio di rotta così radicale.

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Live scenes from the future

28 Mag

Prendendo spunto dal post intitolato “Dio ci odia tutti… “ di Sidistef, ecco un’altra delle tante storie del mondo della Musica legate all’attacco alle Torri Gemelle.

Questa volta i protagonisti sono gli americani Dream Theater ed in particolare il loro terzo lavoro live dal titolo Live Scenes From New York…il disco, nelle originali intenzioni della band, sarebbe dovuto uscire l’11 settembre del 2001 con una copertina quanto mai profetica: partendo dalla copertina del loro primo live (Live at The Marquee del 1993) nella quale era presente al centro un cuore in fiamme contornato dal filo spinato, la nuova cover prevedeva la sostituzione del cuore con una mela (simbolo inconfondibile della città di New York) sulla quale si stagliava il profilo dello skyline di Manhattan (con tanto di World Trade Center e Statua della Libertà in bella evidenza) invaso dalle fiamme.

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