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Keith Jarrett – The Köln Concert (1975)

18 Mag

Artista/Gruppo: Keith Jarrett
Titolo: The Köln Concert
Anno: 1975
Etichetta: ECM

Un uomo curvo sul proprio pianoforte…curvo il più possibile a formare un unica entità tra l’essere umano e lo strumento che ne è la naturale prosecuzione…la testa abbassata fino a sfiorare il corpo del pianoforte, a fondere ancor di più questo legame, a sussurrare ogni intenzione, ogni variazione, ogni cambio di ritmo…un groviglio inestricabile di capelli ad impedire che anche la più piccola idea musicale possa provare a scappare e non tornare più…perché ognuna di esse è fondamentale e sarebbe un sacrilegio non offrirla all’udito esigente di tutta quella prole di fedelissimi che vivono sulle note leggiadre di questo immenso artista.

Basta dare uno sguardo all’immagine della copertina di questo album per percepire il feeling particolare che c’è tra Keith Jarrett e il suo compagno di mille avventure e di mille racconti, per capire che questo album ha veramente qualcosa da dare, fino in fondo…e a noi privilegiati non resta che ripetere quelle poche, semplici operazioni che intercorrono tra il desiderio e l’inizio della Musica, per regalarci ogni volta che vogliamo o che ne abbiamo bisogno, un momento di benessere mentale come solo la grande Musica sa donare.

Ma sebbene questa unione può apparire alla vista e all’ascolto così perfetta ed idilliaca, cela dietro di sé tante piccole cose che la rendono ancora più unica, soprattutto per chi conosce certi aspetti quasi estremisti dell’ex alunno della Berklee School of Music…un personaggio che esige la perfezione sotto qualsiasi aspetto anche lontanamente legato ad una sua esibizione, una cura quasi maniacale di tutta quella miriade di sottigliezze che ruotano intorno allo strumento, al palco, al backstage, al pubblico, all’atmosfera, fino ad arrivare al divieto assoluto di fumare, effettuare riprese o scattare fotografie durante l’esecuzione o addirittura al pretendere una determinata temperatura, sempre costante, nella sala dove si terrà il suo concerto…tante cose che un artista “normale” neanche noterebbe o stenterebbe ad inquadrare come una eventuale problematica; ma il pianista statunitense è così, prendere o lasciare, amare o odiare.

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Dal caso alla leggenda

10 Mag

A volte ad un nome viene associata una leggenda, e a volte alla nascita di questa leggenda corrisponde una storia curiosa…è questo il caso del gruppo inglese Jethro Tull, fondato dal flautista Ian Anderson nel 1967.

A causa di una popolarità che stentava a decollare e obbligati da performance che in molte occasioni non riscuotevano particolari successi nei locali nei quali riuscivano ad ottenere degli ingaggi, i Jethro Tull, agli inizi della loro carriera, si trovarono spesso costretti a cambiare e ricambiare in continuazione il nome della loro band, fingendosi ogni volta un gruppo nuovo per potersi ripresentare in posti dove avevano già suonato in precedenza senza il condizionamento di esibizioni andate male.
Era compito del loro agente trovare di volta in volta un nome nuovo al punto che, in determinate occasioni, la band suonava senza neanche sapere quale fosse il loro nome di quella serata.

Ma in occasione di una serata al Marquee Club di Londra, il proprietario John Gee apprezzò la loro esecuzione tanto da proporgli un contratto per le serate successive…il nome di quella serata era Jethro Tull e di li in avanti li avrebbe accompagnati per una carriera quarantennale.

King Crimson – In The Court Of The Crimson King (1969)

4 Mag

Artista/Gruppo: King Crimson
Titolo: In The Court Of The Crimson King
Anno: 1969
Etichetta: Atlantic

Diversi anni fa, agli albori della mia maturazione musicale, quando ancora davanti a me dovevano iniziare a brillare tutte le gemme della storia della Musica e quando il Progressive-Rock era ancora distante dalle mie concezioni di espressione artistica, mi trovai un pomeriggio di fronte ad una copertina di un album che distintamente da tutte le altre che la contornavano, sembrò voler a tutti i costi richiamare la attenzione su di se, sembrò voler anche per un solo secondo che tutto si fermasse per dire ciò che aveva dentro…chissà se quel giorno, all’interno di quella bocca spalancata che sembra voler descrivere al suo interno uno spazio infinito, fu possibile intravedere una prefazione di come il mio approccio all’ascolto sarebbe cambiato di li a poco; chissà se guardando ancora più a fondo quello sguardo non sarebbe stato possibile veder scorrere il film di tutte le mie esperienze musicali future.

E’ l’urlo del Progressive-Rock che dopo aver atteso, essersi formato, aver vissuto ed aver studiato a fondo le sue fonti di ispirazioni nascoste nei meandri della Musica Classica, del Jazz e del Rock, decide di venire fuori in maniera roboante per dare una collocazione perfetta a tutte le doti artistiche più complesse che l’uomo può fondere nel concetto di Musica, e per dare la possibilità alle menti pronte ad intraprendere un viaggio completamente diverso da quelli conosciuti fino ad allora, di riuscire a trovare qualcosa che riesca nel miglior modo possibile ad esprimere sentimenti e sensazioni in modo viscerale, complesso, completo.
La magia di questo album può anche essere letta in questo modo, dal riuscire a trasmettere a distanza un messaggio silenzioso ed impercettibile ma allo stesso tempo deciso ed inappellabile, a coloro i quali sono pronti per compiere questo passo, grazie a quella mostruosa copertina tanto disprezzata da chi vuole qualcosa di più convenzionale ed estetico, quanto entusiasmante ed ipnotizzante per chi invece riesce a leggervi impressa la propria natura.

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Un popolo, i suoi strumenti, i suoi artisti

27 Apr

Istruzioni per l’uso:
1 – Far partire il video (occhi chiusi e casse accese, mi raccomando!!!)
2 – Attendere pochi secondi
3 – Iniziare la lettura
4 – Se il brano dovesse risultare troppo breve per accompagnare la lettura, troverete aiuto in fondo al post!!

Esistono sonorità che riescono tramite soltanto pochissimi secondi a generare nella mente di chi ascolta, immagini ed associazioni inequivocabili…poche note, una tecnica particolare, uno strumento “bizzarro” o perfettamente caratteristico…possono essere tanti gli indizi che danno il via a tutta quella serie di finissimi processi mentali che alla fine confluiscono tutti in una parola, una descrizione.
E “vi sfido” (se avete seguito le istruzioni) a contraddirmi se dopo massimo una decina di secondi di note profuse dal vostro impianto, quella parolina magica in questo caso non ha a che vedere con “Hawaii“.

A volte, soprattutto quando si prendono in considerazioni tutti i microcosmi esistenti nell’universo musicale, riconoscere un genere musicale o trovare quella sottigliezza che fa pendere l’ago da una parte piuttosto che da un’altra, non è affatto impresa semplicissima…ma dal vortice delle definizioni musicali ci sono alcune eccezioni che riescono a fuoriuscire in maniera limpida e lampante, senza possibilità di errore; in questo senso la Musica etnica e popolare hawaiana è uno degli esempi più evidenti.

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35007 – Liquid (2002)

20 Apr

Artista/Gruppo: 35007
Titolo: Liquid
Anno: 2002
Etichetta: Stickman

Un intenso viaggio nei meandri più sperduti ed enigmatici dello Space-Rock…questo e quanto cercano ed ottengono in maniera inequivocabile i 35007 (ovvero Loose nel cosiddetto “calculator spelling”) con il loro album Liquid.

E raramente titolo fu più consono, poiché tutto all’interno di questi concentratissimi trentotto minuti è realmente liquido e tende a sciogliere ciò che ha intorno…riff rotondi, ridondanti e pieni di riverbero rendono ostaggio la mente dell’ascoltatore, che già dopo pochi minuti si trova oramai catapultato ai confini più remoti delle galassie conosciute, dove ad ogni giro di batteria una “goccia del proprio corpo” si stacca ed inizia a fluttuare indisturbata nello spazio infinito, lasciando dietro di se solo la propria essenza; l’opera costante e martellante del basso rende vano ogni tentativo di riportarla indietro…ammesso che se ne abbia voglia…

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Bluvertigo – Acidi e basi (1995)

16 Apr

Artista/Gruppo: Bluvertigo
Titolo: Acidi e Basi
Anno: 1995
Etichetta: Sony BMG

Permettetemi una piccola premessa…quando abbiamo deciso di iniziare questa esperienza di condivisione delle nostre conoscenze musicali, abbiamo tutti concordato su un punto fondamentale: divulgare le emozioni e le sensazioni che un album provoca al suo ascolto a colui che poi lo andrà a recensire…beh allora concedetemi la libertà di poter dare e motivarvi la sensazione che ancora oggi riecheggia in me quando alla mente ritornano le note dell’album Acidi e Basi dei Bluvertigo: rabbia!!

Si, rabbia…e non si stratta di un’esternazione dettata dalla qualità dell’album in se o riferita ad una performance particolarmente scadente di uno specifico musicista; quello di cui parlo è ben altro…la rabbia alla quale faccio riferimento nasce dalla mia passione per la buona musica e dalla conseguente delusione che provo nel costatare che questo gruppo aveva veramente delle ottime potenzialità che, se coltivate, nel corso degli anni sarebbero potute sfociare senza dubbio in delle produzioni veramente importanti.
Invece il tutto è svanito irrimediabilmente in una bolla di sapone per via di interessi totalmente commerciali o a causa di pseudo-progetti di vita mondana, che tra l’altro poco si addicono a quanto dispensato a piene mani all’interno dell’album…tutto ciò è veramente un peccato poiché la musica nostrana avrebbe tratto sicuramente grandi benefici dal poter avere a lungo un gruppo alternativo di ottimo livello.

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Dal vin brulé…al CD brulé

13 Apr

Nato nell’antichità grazie all’opera minuziosa di sapienti frati e presente nelle tradizioni natalizie tedesche tanto quanto l’albero di Natale e Santa Claus stesso, il vin brulé è un particolare composto di vino, spezie ed erbe aromatiche da servire caldo appena terminata la preparazione, al quale vengono attribuite anche importanti qualità curative.
E chissà se proprio sorseggiando un bicchierino di questa antica specialità che il gruppo Elio e le Storie Tese non ebbe “l’illuminazione” per una delle loro idee più originali e riuscite: il cosiddetto CD brulé (o più tecnicamente Instant CD).

La ricetta è di quelle semplici ma particolarmente efficaci: si prende un concerto esilarante e ben eseguito, un pubblico caldo al punto giusto, si registra e si stampa un CD contenente la prima ora del live in corso e infine si piazzano due o tre bancarelle all’uscita della location nelle quali vendere le registrazioni appena effettuate…quello che si ottiene, oltre agli evidenti ricavi commerciali, è un CD da servire “caldo caldo” e da consumare preferibilmente in macchina durante viaggio di ritorno per prolungare l’esperienza vissuta nella serata!

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