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Stomu Yamashta – Go (1975)

20 Lug

Il batterista giapponese Stomu Yamashta chiamando Al DiMeola alle chitarre, Klaus Skulze alle tastiere, Steve Winwood all’ organo e Michael Shrieve alle percussioni crea un supergruppo chiamato “GO”.

Ne esce fuori l’album omonimo, dalle grosse potenzialità ma forse troppo pretenzioso, dove si manifesta (inevitabilmente) l’abilità dei singoli musicisti ma non il collettivo: sembra sempre manchi qualcosa.

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Keith Jarrett – The Köln Concert (1975)

18 Mag

Artista/Gruppo: Keith Jarrett
Titolo: The Köln Concert
Anno: 1975
Etichetta: ECM

Un uomo curvo sul proprio pianoforte…curvo il più possibile a formare un unica entità tra l’essere umano e lo strumento che ne è la naturale prosecuzione…la testa abbassata fino a sfiorare il corpo del pianoforte, a fondere ancor di più questo legame, a sussurrare ogni intenzione, ogni variazione, ogni cambio di ritmo…un groviglio inestricabile di capelli ad impedire che anche la più piccola idea musicale possa provare a scappare e non tornare più…perché ognuna di esse è fondamentale e sarebbe un sacrilegio non offrirla all’udito esigente di tutta quella prole di fedelissimi che vivono sulle note leggiadre di questo immenso artista.

Basta dare uno sguardo all’immagine della copertina di questo album per percepire il feeling particolare che c’è tra Keith Jarrett e il suo compagno di mille avventure e di mille racconti, per capire che questo album ha veramente qualcosa da dare, fino in fondo…e a noi privilegiati non resta che ripetere quelle poche, semplici operazioni che intercorrono tra il desiderio e l’inizio della Musica, per regalarci ogni volta che vogliamo o che ne abbiamo bisogno, un momento di benessere mentale come solo la grande Musica sa donare.

Ma sebbene questa unione può apparire alla vista e all’ascolto così perfetta ed idilliaca, cela dietro di sé tante piccole cose che la rendono ancora più unica, soprattutto per chi conosce certi aspetti quasi estremisti dell’ex alunno della Berklee School of Music…un personaggio che esige la perfezione sotto qualsiasi aspetto anche lontanamente legato ad una sua esibizione, una cura quasi maniacale di tutta quella miriade di sottigliezze che ruotano intorno allo strumento, al palco, al backstage, al pubblico, all’atmosfera, fino ad arrivare al divieto assoluto di fumare, effettuare riprese o scattare fotografie durante l’esecuzione o addirittura al pretendere una determinata temperatura, sempre costante, nella sala dove si terrà il suo concerto…tante cose che un artista “normale” neanche noterebbe o stenterebbe ad inquadrare come una eventuale problematica; ma il pianista statunitense è così, prendere o lasciare, amare o odiare.

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Steve Hillage – Fish Rising (1975)

8 Apr

Artista/Gruppo: Steve Hillage
Titolo: Fish Rising
Anno: 1975
Etichetta: Virgin Records

Dopo aver contribuito in prima persona all’uscita del primo album degli Uriel (usciti sotto lo pseudonimo di Arzachel e che poi diverranno più famosi con il nome Egg), aver fatto parte dell’unica incisione dei Kahn (da lui stesso formati) ed aver lavorato nella realizzazione della celebre trilogia Radio Gnome Invisible dei Gong, Steve Simpson Hillage inizia con questa bellissima creatura la sua lunga e variegata carriera da solista.

Ci troviamo nel 1975 e Hillage, contornato da una lunga schiera di musicisti (molti facenti parte anche della formazione originale dei Gong), prosegue quanto sperimentato fino ad allora nella sua esperienza all’interno della cosiddetta Scena di Canterbury, riuscendo ad incastonare nella sua discografia questo bellissimo concept-album che miscela al suo interno sonorità Psychedelic-Rock, Progressive-Rock e, in parte, Jazz…anche se la tendenza della produzione musicale vira in modo inesorabile verso altre direzioni rispetto alle sonorità che si riscontrano in questo album, il chitarrista londinese riesce a mantenere fede alla sua naturale vocazione senza farsi condizionare da cambiamenti che evidentemente in quel periodo storico non gli appartengono.

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Harmonium – Si on avait besoin d’une cinquième saison (1975)

6 Apr

Artista/Gruppo: Harmonium
Titolo: Si on avait besoin d’une cinquième saison
Anno: 1975
Etichetta: Polygram

In parte stanco del duopolio Italiano-Inglese che infarcisce la maggior parte di ogni buona discografia di un appassionato di Musica e spinto dalla voglia di “testare” idiomi diversi in quello che è il mio genere musicale prediletto, tempo fa mi imbattei in questo album degli Harmonium, gruppo Canadese e di lingua Francese.
Ispirato e dedicato a “Le Quattro Stagioni” di Antonio Vivaldi al punto da essere divenuto noto tra gli appassionati del settore con il nome di Les Cinq Saisons (Le Cinque Stagioni), Si on avait besoin d’une cinquième saison, tradotto letteralmente in “Se avessimo bisogno di una quinta stagione”, ripercorre nelle sue prime quattro traccie il rincorrersi dei quattro cicli durante lo scorrere dell’anno (nell’ordine: primavera-estate-autunno-
inverno), per poi sfociare nella suite finale Histoires Sans Paroles che proietta l’ascoltatore verso una immaginifica quinta stagione attraverso un delicato brano interamente strumentale contornato da vocalizzi del cantante Judi Richards.

Ciò che balza per primo all’orecchio di chi scopre questo album sono i chiari riferimenti alla Musica tradizionale e folkloristica francese (in particolare nel secondo brano Dixie) e la totale assenza di batteria o strumenti a percussione, eccezion fatta per una grancassa suonata in maniera quasi impercettibile e molto discreta dall’Italo-Canadese Serge Fiori, leader della band…ma quella che può sembrare una scelta particolarmente azzardata per un gruppo che si cimenta nel Progressive Rock, diviene gradualmente il punto di forza della composizione elevando il tutto ad una sorta di aria più che di album Rock.
Si on avait besoin d’une cinquième saison è il secondo dei tre album che compongono la discografia studio del gruppo Canadese e segna il passaggio intermedio in una maturazione, breve a dir la verità, che porta il gruppo ad abbandonare lo stile più folk e leggero del primo album omonimo e ad avvicinarsi a grandi passi verso un stile più Prog; passaggio che poi diverrà ancor più evidente nella loro terza ed ultima opera L’Eptade.

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