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Luis Russell – The Luis Russell Collection, 1926-1934 (1992)

21 Lug

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Una raccolta jazz senza rumori, pulita e asettica, senza grosse pretese nella selezione delle registrazioni. Solo qualità del suono. Questo l’intento della Storyville, che nel 1992 diede alla luce The Luis Russell Collection, 1926-1934: 24 brani, di cui uno solo inedito, di uno dei pianisti e bandleader più importanti del New Orleans Jazz.

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Pentewater – Out Of The Abyss (1992)

9 Mag

Front

Nell’universo del prog rock di fine anni ’70 la prima cosa che balza all’orecchio è questa: i Pentwater avevano qualcosa da dire. E forse furono solo sfortunati. Nel raccogliere materiale sui Pentwater, mi ha colpito una considerazione di The Music Street Journal, che all’uscita del primo disco nel 1977 disse: «I Pentwater potrebbe essere la migliore band di rock progressive che mai avete sentito prima». Questa è la storia di un disco uscito… troppo tardi. Continua a leggere

Dream Theater – Images And Words (1992)

27 Gen

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Come ripartire dopo tre anni di concerti e nessun altro disco sulla schiena se non quello scomodo When Dream And Day Unite. Esonerato Dominici, acquistato dal Canada LaBrie, i Dream Theater nel 1992 scriveranno la storia del rock anni ’90, dando vita, con Images And Words, a un genere del tutto nuovo. Senza accorgersene, senza averne nemmeno percezione, con il loro secondo lavoro entrarono nella storia. Poi sarà tutta un’ascesa, che farà dei DT uno dei gruppi più seguiti dagli amanti del nuovo metal.

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Clarence “Gatemouth” Brown – No Looking Back (1992)

6 Ott

Artista/Gruppo: Clarence “Gatemouth” Brown
Titolo: No Looking Back
Anno: 19992
Etichetta: Alligator Records

Clarence ‘Gatemouth’ Brown non ha mai promesso altro che la sua ‘verità’. Senza sottostare alle pressioni della moda, delle case discografiche e dei tempi”. Così spiegava Jim Nelson, uno dei massimi esperti di musica rock e blues nel panorama delle radio americane, l’uscita nel 1992 di No Looking Back. Si trattava di tracciare una linea ideologica che sapesse spiegare per larghi tratti l’importanza del padre del disco, Clarence “Gatemouth” Brown.

Chitarrista eccentrico, che nella sua longeva carriera ha saputo raccontare attraverso il blues diversi spaccati dei diversi mondi che ha vissuto. Si parla di stili, ed è complicato contestualizzare Brown dentro uno o l’altro genere. Parte dal blues, ma poi inevitabilmente prende sempre – in ogni singolo album – una tangente fatta di contaminazioni, dal jazz al country, allo swing, al bop.

No Looking Back comincia proprio così, con Better Off With The Blues, un intelligente compromesso tra il blues di stampo “Gate” e la sua vena incline al jazz. Ancor più chiaramente, il clima jazzistico emerge nettamente con Digging New Ground dove sia il basso di Harold Floyd, che la schiera di fiati alle spalle di Clarence, e capitanati dalla tromba di Terry Townson, ci introducono swingeggianti in atmosfere, con la chitarra di Brown che si alterna in brevi schegge alle linee solistiche di tromba, sax e pianoforte. Tutti strumenti prettamente jazz, a partire dal ritmo che impartiscono al brano. È jazz anche nel tema, uno standard alla Glenn Miller che introduce e conclude.

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Federico Salvatore – Storie di un Sottosviluppato… Sviluppato Sotto! (1992)

11 Feb

Artista/Gruppo: Federico Salvatore
Titolo: Storie di un sottosviluppato… Sviluppato Sotto!!!
Anno: 1992
Etichetta: Zeus Records

Nelle due vite da cantautore di Federico Salvatore, l’una frivola e cabarettistica, l’altra di denuncia e attenta ai problemi della sua Napoli, Storie di un sottosviluppato… sviluppato sotto!!! fa ancora parte della prima. Ma in ottica futura, si può dire che questo album già contiene un poco di profondità in più rispetto ai quattro album precedenti, qualche gemma nascosta da valutare indipendentemente dalle altre (insomma, quelle da dare i porci…).

Non mi dilungherò eccessivamente sul personaggio, per il quale in parte ho già offerto un marginale profilo nelle Vite Parallele. Mi limiterò a fare alcune considerazioni su questo disco: sono tredici tracce, in cui se dovessi fare la classifica delle tematiche affrontate da Salvatore, non esiterei a mettere in cima alla lista l’ossessione contro l’omosessualità. In contrasto con quanto poi presenterà a San Remo con Sulla Porta, in questo Storie Federico Salvatore sfiora l’omofobia. Non so se il suo sia un intento sarcastico, quasi a voler difendere una categoria sputandogli veleno (in chiave antifrastica allora…). Se  così fosse, beh, gli è riuscito malissimo.

Il massimo dell’ispirazione in questo senso emerge soprattutto in Herojto Kuna Kekka, una breve filastrocca melodicamente anche ben costruito, dove il primo verso recita imitando un cinese: «Essele floci è male davvelo ingualibile». Per carità, non voglio fare il moralista, ma è chiaro (anzi chialo…) che oggi a distanza di quasi 20 anni e quindi con un pochino di civiltà in più, una canzone del genere sarebbe impresentabile e in molti lascerebbero la poltrona del teatro (a parte il rischio di una marea di comunicati da Arcigay). In Zero… 81 ne tira fuori un’altra: «Meglio tardi che mai, meglio tardone che gay».

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Tool – Opiate (1992)

2 Apr

Artista/Gruppo: Tool
Titolo: Opiate (Extended Play)
Anno: 1992
Etichetta: Volcano

Pochi e ben nascosti sono i particolari che possono portare a ricondurre questa prima esperienza musicale dei Tool con quello a cui ci abitueranno nel corso della loro carriera; sonorità decisamente più dure e pregne di quell’atmosfera Grunge che si respira in maniera intensa negli anni novanta, sembrano preannunciare una band totalmente diversa.

Ovviamente, trattandosi di un Extended Play di debutto, l’album non deve essere valutato in base a criteri particolarmente severi, ma si deve tenere conto che si tratta di un primo piccolo passo per una band che inizia a divulgare parte delle proprie idee musicali; proprio per questo si può “perdonare” il fatto di risulare, al termine dell’ascolto, un po’ ripetitivi e, in alcuni casi, un po’ troppo simili a sonorità già ampiamente esplorate da altri gruppi contemporanei.

Come all’interno di una sorta di sommario della loro ascesa musicale, questo EP ripercorre in maniera progressiva già al suo interno una piccola evoluzione per i Tool: tre brani (Sweat, Hush e Part of Me) decisamente pesanti e in pieno stile Grunge con una batteria molto martellante, forse troppo, e linee melodiche poco evidenti per lasciare spazio all’aggressione dello strumento, due incisioni live (Cold and Ugly e Jerk-Off) sempre sullo stesso filone ma al tempo stesso più improntate sulla cura della struttura musicale, e la traccia finale (Opiate / The Gaping Lotus Experience) che proietta verso lidi più ambiziosi.

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