Archivio | 1996 RSS feed for this section

The Oscar Peterson Trio – Bursting Out With The All Star Big Band! – Swinging Brass (1996)

11 Feb

Questo non è un doppio disco ma sono due dischi in uno. Oscar Peterson in versione orchestra, la sua musica, le sue note accompagnate da due big band di eccezione. Diciotto tracce in totale, che nel 1996 la Verve decise di unire in un unico CD. Piaccia o no, loro ci hanno trovato un’affinità, parlando di dischi «compagni», una «teo-for-one reissue» per la precisione. Si parte dalle nove tracce di Bursting out with the All-Star Big Band. Anno 1959: è l’Oscar Peterson Trio con l’immancabile Ray Brown al basso e il batterista Ed Thigpen al posto dell’insostituibile chitarra di Herb Ellis (che abbandonò il Trio nel ’58). Ad accompagnarlo, sotto la direzione di Ernie Wilkins, ci sono fiati del calibro di Cannonball Adderley, Norris Turney, Roy Eldridge, Slide Hampton e James Moody.

Un tripudio di collaborazioni incrociate, dove la musica del terzetto si incastra (ma meglio dire: viene abbracciata) dalla potenza di trombe, sax e tromboni.

Meno convenzionale, ma non per questo inferiore (anzi!), il secondo album, Swinging Brass, più riflessivo, dove sotto la direzione attenta di Russell Garcia, il piano di Peterson si riprende il ruolo di protagonista assoluto.

Annunci

L’EMOCENSIONE | Beck – Odelay (1996)

4 Gen

Sarò criptico, ma aiuta a velare, a trasparire. Un deviante daan da dan dan daan illude che questo sarà ancora una volta un disco rock, di bellissimo e coinvolgente rock. Dopo Devil’s Haircut, con Hotwax si retrocede ad arrangiamenti di chitarra slide che riportano indietro nei saloon del Texas. Il cantato inizia ad allontanare i puristi e screma l’uditorio a un manipolo di seguaci.

Con Lord Only Knows si ha l’esatta percezione di quanto tempo è passato tra i Beach Boys e Beck, esattamente 40 anni. The New Pollution ci ricorda una pubblicità ma solo per il jingle sbarazzino di voci delle muse. Derelict è un ammasso di meteoriti cadute dal cielo, dal buco ne esce la cinerea voce del cantante di Los Angeles, tra pause e incastri angolari. E vai con l’elettricità, ampere su ampere, vibrazioni su frequenze, frequenze su decostruzione, distruzione. Il cubismo fatto musica, fin da copertina e retro di un album che cambiò per sempre l’analisi storica di Beck Hansen, al secolo solo Beck. Ma quel Hansen, che gli appartiene di sangue, non è secondario nel doverlo capire e capire la sua musica e la sua svolta.

Certo, molto ha contato l’affidarsi, in questo disco (e a differenza del più strumentale – comunque più grezzo – Mellow Gold) ai Dust Brothers, che lo faranno convertire all’elettronica sperimentale, in parte ci metteranno dentro l’industrial, reminescenze di grunge, folk, blues (tanto bluesettino arricchito dall’armonica, dai riff e dalle distorsioni chitarristiche), ed ecco che cade il muro di Beck. L’abolizionismo della musica concepita in linea, e fedele alla linea, da Mozart passando per lo swing, un tuffo nel post-domani, poi Beck, e poi i dj, il piatto, il rap, gli scratch, i cappucci mischiati alle cravatte bianche su bianco, l’immancabile Schecter. E poi si brucia, si rincorre, spogliando di nuovo il vecchio, l’anziano.

Continua a leggere

Yo Yo Mundi – Percorsi Di Musica Sghemba (1996)

30 Mar

Artista/Gruppo: Yo Yo Mundi
Titolo: Percorsi Di Musica Sghemba
Anno: 1996

Immagine

La musica italiana ancora al centro delle mie riflessioni. Ma stavolta parliamo di folk. Non di musica popolare in senso pieno del termine, quanto delle influenze che le perlustrazioni stilistiche del nostro paese hanno conferito negli anni a questo genere. Dalla canzone dei popoli, alla canzone per i popoli. Gli Yo Yo Mundi sono un gruppo che nasce sul finire degli anni Ottanta e che durante la loro decennale carriera si mescola con artisti e gruppi anche precedenti, dai CCCP ai CSI, ai Per Grazia Ricevuta. Questo è il loro secondo lavoro e segue quello dell’album d’esordio La diserzione degli animali del circo.

Evidenti al primo ascolto le tendenze che a questo genere è debitore il rock alternativo, politico, impegnato, di band quali i Marlene Kuntz. In questo caso però avviene l’opposto e sono gli Yo Yo Mundi ad esser più che inclini alle sonorità della band cuneese, di cui il bassista Gianni Maroccolo ne è il tramite avendo con loro lavorato nei primi anni Novanta, quando gli YYM vagavano tra pub e autoproduzione. Fin dal titolo si definisce la scelta stilistica di questo album, dove si alternano suoni vaghi, mai generi definiti se non le distorte chitarre stile Catartica. La chitarra e la voce di Paolo Enrico Archetti Maestri fanno il bello e il cattivo tempo.

Nel senso che in alcuni brani conferiscono melodia e scioltezza, mentre ad altri si soffermano in vere e proprie stasi di autolesionismo: difficili da assimilare per esempio quelle tipiche riflessioni poetiche che si alternano a pezzi più dinamici e rock. C’è anche a chi piace. Ma in questo caso si tratta di una band molto impegnata politicamente, su un filone ben noto e in continua evoluzione del Combat Folk, quello dei Modena City Ramblers (ma con esiti del tutto diversi) e dei Têtes de Bois. Proprio da quest’ultima band romana e dalla voce di Andrea Satta gli YYM traggono spunto.

Continua a leggere

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: