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Bozzio Levin Stevens – Black Light Syndrome (1997)

17 Gen

Bozzio Levin Stevens - Black Light Syndrome  La fine degli anni ’90 (1997 per la precisione)  da l’occasione a tre personaggi già affermati di formare un supertrio e di sfornare uno degli album (che deve comunque fare i conti con tutta la produzione “Lonely Bears” dai quali ha preso in prestito mezza sessione ritmica) più apprezzabili in materia prog-fusion di tutto il decennio.

 Bozzio e Levin formano la sezione ritmica, rispettivamente batteria e basso (ma sarebbe meglio dire slick guitar), che, come ci hanno abituati, si esprimono con grande tecnica e pulizia di esecuzione (sicuramente aiutata da un ottimo lavoro in studio che fa suonare l’album in modo impeccabile); la sorpresa è Steve Stevens, già impegnato in lavori con Billy Idol e Michael Jackson, che, come niente fosse, regge tutto il disco con le sue linee melodiche destreggiandosi bene tra chitarra elettrica e spagnola splendendo sempre di luce propria e azzeccando sempre i suoni.

 La nota dolente viene dalla poca originalità del lavoro che suona come un “saggio/riassunto” che ci ricorda tutti i più grandi di tutto il panorama musicale dei trent’ anni precedenti (ma chissenefrega) di quello che la storia ci aveva già consegnato (a discolpa il disco è stato registrato in quattro giorni, ben pochi per “creare”).

 Consigliato a tutti quelli che vogliono far “suonare” il proprio impianto hi-fi ma anche a tutti quelli che non vogliono sbagliare quando non sanno che disco mettere.

Buon ascolto.

Scott Joplin – Selection of Scott Joplin King of Ragtime (1997)

4 Ott

Artista/Gruppo: Scott Joplin
Titolo: Selection of Scott Joplin King of Ragtime
Anno: 1997
Etichetta: De Luxe

Vi ho parlato spesso di Scott Joplin, artista rivisitato in molteplici chiavi di lettura, dal dixieland alla musica classica, addirittura al Vaudeville. Non vi avevo mai parlato di un suo disco. Beh, forse perché non ci sono dischi di Joplin, ma soltanto raccolte. Postume. Il perché lo spiegano da soli gli anni in cui questo pianista suonò. I suoi esordi si palesarono oltre un secolo fa, esattamente nel 1896, anche se il suo primo vero pezzo fu pubblicato solo 1898: Original Rags.

E allora? Selection of Scott Joplin King of Ragtime è il titolo di una raccolta con tutte, o quasi, le sue incisioni. Attenzione: non rielaborazioni, cover o come accade nella classica esecuzioni da spartito. Va detto che il ragtime è musica da spartito. Datelo a un pianista contemporaneo ed è come (o quasi) se l’ascoltavate cento anni fa. È genere liminale: come la classica si pone in era pre-discografica, come la musica contemporanea può essere riascoltato attraverso registrazioni. Questo grazie ai piano rolls, che oggi permettono di ascoltare quella musica originale, suonata da un pianoforte meccanico, vale a dire senza pianista: c’è il rotolo inciso che gira e suonano i tasti che una volta, allo stesso tempo, le stesse note, aveva suonato l’autore al momento dell’incisione. Vederne uno, di quei pianoforti, che suona senza pianista, fa un non so che di spiritato e malinconico allo stesso tempo. Torna in mente anche il film Titanic, con la vecchia che torna nel relitto con la mente.

Ecco, per questo e per tutte quelle sensazioni che vi ruotano attorno, ho preso in esame questo disco, che acquistai nelle ormai defunte “Disfuzioni Musicali” di Roma. Un doppio cd che soltanto anni dopo compresi non essere quello che cercavo. Ma in fondo la copertina era simile e il titolo deviante e somigliante a ciò che volevo. Debbo ammettere che soltanto ora, a un ascolto più attento, ho compreso diversi altri spunti che prima non avevo ben assimilato. Innanzitutto lo stacco tra i rolls originali, incisi direttamente da Joplin e quelli (la maggior parte), registrati da un collezionista americano negli anni ’60. E ancora, quelli rimasterizzati degli anni successivi, e qui denuncerei un abuso se solo ne avessi convinzione, ma gli elementi a mia disposizione non sono sufficienti per avvalorare una tesi specifica. Me ne sono accorto soltanto nel secondo disco, quando è partita Pleasant Moments. Si passa dalle ruggini di antichi e stridenti suoni ottocenteschi a un ambiente asettico, privo di fruscìo, e il suono del pianoforte che sembra piuttosto in midi per quanto è artificiale. A primo impatto mi è venuto da esclamare: ridateci i nostri rumori!

Prima di passare alle tracce (anzi ai rags), mi piacerebbe anche descrivervi la sensazione che provo in compagnia di Scott Joplin. È facile dire che si vede tutto in bianco e nero. È vero, la cultura ci influenza, inutile far finta che quei film con baffetti e bombetta, Charlie Chaplin, Buster Keaton, non c’entrino qualcosa. Il tempo sincopato del ragtime, poi, ci mette il suo. Dai, nove film su dieci, almeno fin quando erano muti, portano musichette ragtime, molte proprio di Joplin. Che per paradosso è tornato di moda per un film (La Stangata) del 1973, in cui la sigla principale era uno dei ragtime più abusati di Joplin: The Entertainer. Non credo che possa esistere al mondo (ma neanche nei sobborghi di Banjul…) qualcuno che non la conosca. Eppure sono più affezionato ad altre sue perle, forse meno ragtime, o di un ragtime più maturo, più lento, più europeo. Bethena, per esempio, che secondo me è un capolavoro di musica classica. Però in questa doppia raccolta non c’è. Che pecca… Debbo ammettere che, sebbene all’inizio mi sia infuriato nel non vederla tra i titoli (insomma, di spazio con due dischi ce n’era…), ho capito che tuttavia questa selezione proprio “accia” non era. Hanno prediletto la differenza, quelli della De Luxe. Dunque fuori molti ragtime famosi, dentro alcuni meno noti. E la cosa “a me me piace”.

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Eric Clapton – Live in Hyde Park (1997)

5 Mag

Quanti ricordi con questo dvd. Soprattutto un luogo, Hyde Park, che non può non ricondurmi alla mia maturazione personale, tappa fondamentale della comprensione di me stesso. Questi sono i prati che circa 7 anni dopo questo grande concerto di “Slow Hand” mi avrebbero fatto viaggiare. Passavo molto tempo alle radici di quegli alberi, ad osservare gli inglesi giocare a rugby, a scrivere, a suonare, a provare emozioni e colloquiare con mille persone diverse mai viste prima. Ma parliamo di musica. Assolutamente da non perdere. Questo è il Clapton maturo, ormai orfano della droga e anche di certe produzioni più “slow” che “hand”.

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