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Adrian Belew – Belew Prints: The Acoustic Adrian Belew, Vol. 2 (1998)

12 Lug

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Se i Beatles non si fossero sciolti nel 1970… sarebbero pressappoco arrivati alle stesse conclusioni. Belew Prints: The Acoustic Adrian Belew Volume Two è l’undicesimo album del chitarrista e polistrumentista Adrian Belew, uscito nel 1998 e sequel di un Volume One pubblicato nel 1995. In questo secondo lavoro tutto chitarra, voce ed effetti, Belew rielabora precedenti lavori in chiave acustica e a differenza del predecessore Volume One ne espande la strumentazione: Belew suona anche basso, pianoforte, armonica, batteria e percussioni, oltre a dirigere un quartetto di archi nella prima traccia. Emerge un interesse profondo per le premesse poste dai Fab Four, quasi un epilogo immaginario dei satelliti che avrebbero potuto esplorare Lennon & Co. se non si fossero sciolti. E il parallelo funziona, soprattutto se si ascoltano vari lavori da solista di Paul McCartney. L’album contiene anche due brani dei King Crimson anni ’90 (Cage e Dinosaur), quelli su cui anche Belew può vantare crediti, e appunto una cover (Free As A Bird) dei Beatles. Onore anche al merito dell’ingegnere Ken Latchney, il cui ottimo lavoro in produzione rende il suono soffice e piacevole all’ascolto. Continua a leggere

Skid Row – 40 Seasons: The Best of Skid Row (1998)

3 Set

Sapendo che non siete molto amanti dei best of, vediamo un po’ cosa posso proporvi oggi? Beh, direi che un “best of” fa al caso nostro (infame fino in fondo…)! Siamo nel 1998, Sebastian Bach ha da due anni lasciato gli Skid Row per fondare i Last Hard Men, così la Atlantic Records, visto il rischio di veder decadere il nome della band, decide di monetizzare il marchio e da questa idea nasce 40 Seasons: Best of Skid Row. Una raccolta di 16 tracce che per i fans dell’epoca deve essere stato un vero gioiello da collezione. Innanzitutto per i venerati Skid Row, 40 Seasons fu la prima raccolta.

Ci sono tutti i brani che hanno fatto la storia di questa band, da 18 and Life a Youth Gone Wild e la motleycrueiana I Remember You. E siccome con i primi tre album, non c’era stata la possibilità di inserire in presa diretta altro materiale extra, fu l’occasione buona per arricchire il bagaglio culturale dei seguaci con alcune chicche inedite: Forever (emersa dal materiale di scarto del 1988, mentre gli Skid registravano il primo disco omonimo) e Fire in the Hole (registrata durante l’incisione nel 1991 di Slave to the Grind), sono le due tracce mai pubblicate prima.

Per quanto riguarda Into Another, My Enemy e Breaking Down, sono state tutte remixate con le apparecchiature più vicine a fine millennio, probabilmente per avvicinarle alle prime tracce. Frozen è una demo del 1994, mentre l’ultima traccia, Psycho Therapy, è una cover dei Ramones che è stata estromessa soltanto nella versione giapponese del best. La copertina del disco, completamente grigia metallica, riporta la classica fiammella stilizzata che ricorda quella più magmatica di Audioslave (non credo sia stata una citazione di Morello e soci…). Consigliato agli amanti del genere e anche a quelli un po’ frivoli (ma volutamente), poco esigenti e con grande voglia di sentire musica melodica mischiata alla durezza dei distorsori, senza per forza innalzarsi sull’altare degli Dei…

Gene Krupa And His Orchestra – 1941 Vol.2 (1998)

7 Ott

Artista/Gruppo: Gene Krupa And His Orchestra

Titolo: 1941 Vol.2

Anno: 1998

Etichetta: Chronological Classics

«Tra l’estate del 1941 e la metà del 1942 Gene Krupa e la sua Orchestra si esibirono in alcune tra le migliori incisioni fatte da una swing-band bianca. In Roy Eldridge e Anita O’Day, Krupa vide due star congeniali nell’eseguire arrangiamenti bellissimi e molto swing, che però andarono a finire tra i pezzi “minori” della band! Alcune di queste registrazioni non sono mai state studiate attentamente dai critici e gli esperti, speriamo che questo Cd possa in qualche modo rettificare questa tendenza». Chi scrive queste parole è Anatol Shenker, nell’aprile del 1998, a corollario del disco Gene Krupa And His Orchestra 1941 Vol.2, della Chronological Classics.

Si tratta di un’opera mastodontica per portata e quantità, ben 965 dischi jazz dei più svariati artisti, usciti quasi con la media di 5 dischi al mese, per 19 anni, tra il 1989 e il 2008, data oltre la quale la collezione ha cessato di produrre raccolte. Già dall’incipit di questo post, dunque, utilizzando le parole di colui che questa collezione l’ha concepita, non posso esimermi dal costatare che ciò che mi prefiggo a compiere è una riflessione del tutto mai tentata prima.

Cercare di dare una forma e una spiegazione, non critica, ma da ascoltatore, una recensione dunque, di una serie di registrazioni raramente prese in considerazione. In effetti sul web non troverete poi molto, se non qualche scampolo, abstract, e poco altro, di questo disco. Non so quanto possa interessare agli amanti della musica suonata, però credo possano essere degli spunti interessanti per ulteriori approfondimenti. Tra i brani che ho scelto di analizzare (ricordo che le incisioni in questione sono tutte registrate sotto l’etichetta della Okeh Records), in particolare ci sono ‘Til Reveille, The Cowboy Serenade e Amor. Continua a leggere

Garbage – Version 2.0 (1998)

21 Apr
Artista/Gruppo: Garbage
Titolo: Version 2.0
Anno: 1998
Etichetta: Almo Sounds 

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Per comprendere il valore di un prodotto artistico a mio avviso occorre calarsi negli intenti di chi quel prodotto lo ha concepito. Quindi per riuscire a capire fino in fondo la musica dei Garbage ho dovuto operare una sorta di reverse engeneering, ovvero scrollarmi di dosso la più complessa musica incamerata fino a questo momento, isolarmi dal contesto di una critica musicale universale, fare un balzo in avanti per entrare nelle teste dei componenti di questa band americana.

E il mio primo passo è stato quello di cestinare tutto quel rosa che intinge le copertine dei loro album, quello sì vera spazzatura, come del resto recita in traduzione il loro stesso nome (garbage=immondizia).
In seconda battuta ho scelto uno dei loro lavori più completi, uscito nel 1998, che si pone come obiettivo quello di superare quanto a evoluzione e ispirazione alla modernità il loro precedente album omonimo. Per far ciò i Garbage prendono il rock dell’età d’oro e lo miscelano a una fortissima dose di high tech. Non va dimenticato che siamo negli anni in cui si respira un vento di innovazione e meraviglia verso la tecnologia che forse non avrà eguali nella storia della nostra civiltà. Sono questi gli anni in cui si inizia a navigare in rete con una certa facilità, i supporti digitali si moltiplicano e il titolo di questo album ne è un esempio plausibile.
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