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Ray Charles – The Very Best Of Ray Charles (2000)

16 Dic

FrontNel panorama del blues, del gospel, del R&B, e anche del country si commette spesso un errore comune, si dimentica la figura di Ray Charles. Poliedrico e intelligentissimo pianista dalla spiccata eccentricità. Il suo nome richiama soprattutto la musica soul, Hit the Road Jack per esempio. Nota a tutti, splendente e vibrante nella sua brevitas di duetti con le coriste. Era solo il 1961, è ancora attualissima.

Ma Charles in quasi 60 anni di musica, ci aveva abituati anche a tante sfumature che rimane tuttora complicato stabilire quale fosse il genere da lui praticato. Vale la pena riascoltare allora la semi-natalizia I Can’t Stop Loving You, oppure Georgia on My Mind, e anche i tanti richiami che lo stesso James Brown, di una decade successiva, fece suoi per cavalcare il successo del soul/R&B.

Per capire Ray Charles (viste le immense pubblicazioni per lo più di singoli), vi consiglio la raccolta della Rhino Records (etichetta specializzata in retrospettive) e pubblicasta per la prima volta nel 2000 dal titolo non proprio originalissimo The Very Best of Ray Charles. Sicuramente più originale nel suo interno, con un interessante booklet che ripercorre i suoi anni alla Atlantic Records fin dai suoi esordi: dalla perdita della vista a 7 anni alla morte prematura della madre e la conseguente partenza per Jacksonville e i suoi esordi nei club di Seattle, poi di Los Angeles.

Baustelle – Sussidiario Illustrato della Giovinezza (2000)

16 Mar

Sussidiario Illustrato della Giovinezza è il primo album della band italiana, Baustelle. Un’opera che, nonostante la scarsa attenzione in fase di missaggio, conserva comunque una sua chiara identità e coerenza. E’ un disco semplice, fondamentalmente quasi tutto il merito va al cantautore del gruppo, Francesco Bianconi. La parte caratterizzante sono i testi, che trattano di amori, droghe e tutto il corollario di esperienze giovanili. distanza di 10 anni dalla sua uscita, lo scorso novembre la Warner ha lanciato una riedizione del disco che era andato fuori produzione.

Consigliato a chi si sente troppo felice ed ha bisogno di deprimersi per tornare in equilibrio. Viaggerete tra onde di depressione profonda in cui ruolo predominante assume una sezione ritmica a tratti di nostalgico sapore sudamericano.

A Silver Mount Zion – He Has Left Us Alone but Shafts of Light Sometimes Grace the Corner of Our Rooms (2000)

16 Giu

Artista/Gruppo: A Silver Mount Zion
Titolo: He Has Left Us Alone but Shafts of Light Sometimes Grace the Corner of Our Rooms
Anno: 2000
Etichetta: Constellation

Vi è mai capitato di vedere un gruppo sempre alla stessa maniera, di ascoltare un brano e percepire le stesse, identiche emozioni, mai un’illusione, senza mai perdere il filo dell’equilibrio. Poi, un giorno, così, mutatis mutandis, vi accorgete che qualcosa è cambiato, che se prima quell’album vi ricordava il violetto, oggi è più nero, triste, malinconico, depresso che mai.

Ecco, è ciò che è accaduto a me quando ho approfondito il progetto A Silver Mount Zion (o Thee Silver Mt. Zion Memorial Orchestra). E sempre perché la curiosità stuzzica l’intelletto, mi sono divertito da matti a cercare di svelare ciò che si cela dietro il loro primo disco He Has Left Us Alone but Shafts of Light Sometimes Grace the Corner of Our Rooms.

Innanzitutto va detto che il disco nacque dall’idea di Efrim Menuck, già membro della band canadese Godspeed You! Black Emperor, il quale, parallelamente a questo progetto diede vita, assieme a Thierry Amar e Sophie Trudeau, a questo nuovo esperimento a tre. Il tutto nacque durante una tourneé degli stessi Godspeed, quando Efrim, venuto a conoscenza della morte della sua cagna Wanda decise di scrivere qualcosa in suo onore. Nacque He Has Left Us Alone…e, nel 1999, tornato nel Quebec, il terzetto si chiuse per una serie di registrazioni all’Hotel2tango, lo studio di registrazione che inizialmente aveva valorizzato un altro membro storico dei Godspeed, Mauro Pezzente.

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Louis Armstrong – La Vie En Rose (2000)

1 Giu

Artista/Gruppo: Louis Armstrong
Titolo: La Vie En Rose
Anno: 2000
Etichetta: IMC

Come detto in passato Louis Armstrong meriterebbe un posto a parte nell’olimpo dei grandi del jazz. Un padre è stato detto. Pochi come lui, tutti d’accordo. Ora, per presentare in questo spazio il grande Satchmo, invece di scegliere qualcosa attingendo dalla mole di materiale dal passato remoto, ho scelto al contrario un prodotto più moderno.

Un po’ per spirito di contraddizione, un po’ anche perché credo che sia positivo e anche formativo partire da qualcosa di più assimilabile, per poi tornare indietro negli anni e saggiare le doti antiche di questo straordinario pittore della musica. Ecco perché ho scelto questa raccolta di registrazioni che cadono sotto l’etichetta della International Music Company (IMC).

Questa casa di produzione, tempo addietro, ha pensato bene di sfidare i regimi di copyright imposti da RCA Victor e Universal Music, rendendo queste registrazioni fruibili anche in Europa a costi molto più contenuti. Ne è uscito fuori un box-set da 15 dischi, sotto l’etichetta History e questo ne rappresenta l’ultimo. Si tratta di un disco di cesura tra due step ben distinti dell’artista, da un lato le ultime più convinte esecuzioni con le All-Stars, in cui emerge ancora la vena più propriamente jazz del trombettista nero di New Orleans, dall’altro l’approdo di Satchmo nel mondo del pop e della musica leggera del secondo dopoguerra.

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