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Ludovico Einaudi – I Giorni (2001)

2 Ago

Artista/Gruppo: Ludovico Einaudi
Titolo: I Giorni
Anno: 2001
Etichetta: Bmg Ricordi

Su Ludovico Einaudi non farò una recensione nel senso stretto del termine, ma una riflessione, una emocenzione come piace dire a noi del Collettivo. Parlo de I Giorni, l’unico album che ho potuto ascoltare con attenzione di questo pianista, ma ne ha fatti talmente tanti e tante altre collaborazioni, colonne sonore, e che forse I Giorni non è neanche la sua migliore produzione, di questo e di altre cose, lascio a chi meglio di me può esprimere un parere, come dire, più tecnico.

Inizio col dire che non sono un esperto di pianoforte, sono chitarrista e talvolta il mio chitarrismo mi fa uscire di strada. E allora la prima sensazione al cospetto di questo ascolto è che I Giorni può essere apprezzato anche da chi capisce poco o nulla di piano, pochi virtuosismi, che sono poi quelli più complessi da carpire, poco cambi di melodia, sempre quella, sempre attaccato a un sottile filo di conduzione, una linea di condotta che non esce mai fuori dagli schemi, è l’assieme a formare il tutto e non la piccola piéce che sovrasta le altre.

Un’avventura lungo accordi sovente bellissimi, di gusto, Einaudi gioca con il tempo, lascia i suoi brani decollare, tiene in sospeso le ore, per poi raggiungere il cielo e scendere giù in picchiata, con tutta la forza di un caccia pronto a bombardare con i tasti bianchi e neri l’anima immobile di chi all’ascolto aveva creduto fosse tutto finito.

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Pat Metheny – Imaginary Day Live (2001)

12 Apr

Un concerto che mi ha fatto avere il mio amico Foxtrot. Un bellissimo contest, immerso in un’atmosfera senza tempo che personalmente al primo ascolto non avevo per nulla apprezzato, forse anche perché sprovvisto di una conoscenza sufficiente di questo sfaccettato musicista.

Mi ero promesso di riascoltarlo meglio e senza troppo chiasso attorno. Ecco come va gustato secondo me: sdraiatevi sul divano, inserite il dvd, copritevi con una bella copertina di lana o di pile e inizierete a dialogare con le casse del vostro Home Theatre.

Pat Metheny merita una stanza particolare nell’universo della musica jazz. Di tutto questo live ho scelto l’ultima traccia, Minuano (Six Eight), forse la più jazz, con pattern e scale che ricordano molto i theme classici. L’intera formazione merita un plauso, con il tastierista, Lyle Mays, su tutti: un vero portento.

Sidistef

Distillerie Di Malto – Manuale dei piccoli discorsi (2001)

1 Apr

Artista/Gruppo: Distillerie Di Malto
Titolo: Manuale dei piccoli discorsi
Anno: 2001

Dilemma: come poter premiare oltre il voto 8 un lavoro che manca in originalità, seppur di talentuosa fattura? E’ il caso dell’album Il manuale dei piccoli discorsi di Distillerie di malto. Il disco, di pregevole fattura, in pieno genere Italian Progressive Rock.

Ma la sensazione al primo ascolto di questo album, datando 2001, è stata: ohibò quanta ispirazione, oltre l’eccezionale, dal Banco del Mutuo Soccorso. Allora dico, va bene tutto, che i capiscuola facciano lezione e che questa venga raccolta dai proseliti, ma credo anche il contrario, ovvero che nel gotha della musica ci si entra con originalità e innovazione. Se questo album fosse uscito nel ’70 sarebbe stato perfetto, ma ripercorrere all’indietro le tappe di un genere è come rispondere a una domanda con un’altra domanda.

Detto ciò non lo trovo un album da disdegnare, anzi, risulta elegante e aggressivo allo stesso tempo, sia nell’arrangiamento ben curato, sia dall’amalgama degli strumenti, di cui in questo caso la chitarra di Fabrizio Pellicciaro fa la voce grossa soverchiando un poco la tastiera.

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