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Liszt e Mahler sui bolli vaticani

19 Apr

Notizia un po’ in ritardo, ma comunque attuale. Per i collezionisti, di francobolli, ma anche di musica. Da tre anni il Vaticano celebra la musica classica attraverso l’emissione di speciali francobolli da collezione raffiguranti (in vari valori, rispettivamente di 75 c e 1,60 €) i più grandi compositori del passato. E per la terza volta, a 9,90 € vende contemporaneamente un cd con una selezione di composizioni dei musicisti in questione. Dopo l’uscita nel 2009 del cd relativo a Georg Friedrich Händel, e quello dell’anno successivo che celebra Fryderyk Chopin e Robert Schumann, dal novembre scorso il ricordo è tributato a Franz Liszt e a Gustav Mahler.

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La musica Arbëreshë candidata all’UNESCO

3 Apr

Si è messa in moto la candidatura all’Unesco della musica Arbëreshë, gli “albanesi d’Italia”. Obiettivo: essere inserita nella lista dei Beni immateriali dell’Umanità. L’operazione lunga e complessa che ha condotto alla candidatura, è curata dall’associazione Rivista Kamastra che da molti anni si occupa delle minoranze linguistiche in Molise e, sostenuta da una rete di partner tra le due sponde dell’Adriatico, mira a mantenere vivi i rapporti storici e culturali tra istituzioni e popolazioni.

La storia degli Arbëreshë e del loro esodo in Italia affonda le sue radici tra il XV e il XVIII secolo, quando parte della popolazione proveniente dall’Albania e da comunità albanofone della Grecia, si stanziò in Italia a seguito della morte dell’eroe nazionale albanese, Giorgio Castriota Skanderbeg, e alla conquista progressiva dell’Albania e di tutto l’Impero Bizantino da parte dei turchi ottomani.

Gli Arbëreshë oggi rappresentano una delle tantissime minoranze etniche che compongono il nostro paese. Si trovano tra la Puglia, il Molise, la Basilicata, parte dell’Abruzzo e della Campania, parlano l’arbërisht, antica variante del tosco, dialetto albanese parlato nel sud dell’Albania, e tutelato dalla legge n. 482/1999 in materia di minoranze linguistiche storiche. La loro musica tradizionale, ovviamente cantata in arbërisht, risulta incomprensibile all’italiano, meno dagli abitanti italiani del luogo. Tanto che al primo ascolto, in parte risulta evidente la peculiarità di strozzare l’ultima sillaba delle parole, tipica dei dialetti del Meridione, e in particolare della Puglia.

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Suoni e immagini

24 Mar

A pensarci bene un passaggio del genere era quasi obbligatorio, una normale evoluzione di una esigenza scenica sempre alla ricerca di quel qualcosa in grado di stupire il pubbico pagante e di stravolgere le regole della normale esibizione.

Ed è proprio in questa ottica che da alcuni anni inizia a prendere piede durante i concerti la cosiddetta videochitarra che, come indica il nome stesso, prova a coniugare il fascino senza tempo della sei corde con una innovativa componente visiva.

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Richard Branson, dal rock allo spazio

12 Feb

Sul britannico Telegraph è in atto un lungo dibattito, condito da articoli e approfondimenti quotidiani sul tema dell’Economia verde, la “Green Economy”. La rubrica si chiama The Age of Energy, e tra i nomi dei vari sostenitori dell’iniziativa omonima (in collaborazione con la Shell), compare anche quello del fondatore della Virgin, Richard Branson. Il Telegraph per l’occasione lo ha celebrato pubblicando un suo profilo biografico in cui è tratteggiata anche la genesi di un colosso che ormai spazia dall’aeronautica all’automobilismo.

Oggi Branson è uno degli uomini più ricchi del Regno Unito (con un patrimonio stimato di oltre 4,4 miliardi di dollari), ma soltanto 40 anni fa era solo un amante di musica. Tutto iniziò nel 1970, quando Richard aveeva 20 anni e creò la sua Virgin. All’inizio altro non era che un rivenditore di dischi per corrispondenza. Quello che oggi fanno milioni di appassionati nel mondo grazie a siti come Amazon e e-bay, allora significava essere un pioniere. Poco dopo Branson si aprì un negozio in Oxford Street a Londra (non provate ad andarci perché oggi ci troverete la catena Zavvi).

Prosegue la storia con la nascita, due anni dopo, del primo studio di registrazione Virgin, a Oxfordshire. Dove il primo artista scritturato dall’etichetta, Mike Oldfield, registrò il suo bellissimo Tubular Bells. Ormai Branson cavalca l’onda, nel 1977 firmano per la Virgin anche i Sex Pistols, seguiti da tantissimi altri gruppi, dai Culture Club ai Rolling Stones, che incideranno per la Virgin gli ultimi tre album (da Voodoo Lounge, passando per Bridges to Babylon, fino al più recente A Bigger Bang).

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Musicoterapia da strapazzo

27 Giu

La musica è benessere, lo abbiamo sempre sostenuto, come potrebbe essere altrimenti? Poco tempo fa ne abbiamo anche segnalato alcune applicazioni. Per non parlare degli stimoli positivi che ogni singola parte del corpo trae all’ascolto di ogni strumento. Ma a volte, come spesso accade in questo strano, pazzo, ingiusto mondo, anche in ambiti insospettabili come il far vibrare una corda o l’emettere un do con il clarinetto, alla fine anche la musica può diventare strumento di violenza. In questo caso, quando viene ripetuta per ore e ore, ogni giorno, sempre la stessa, diventa ancor peggio: tortura. E non è un modo dire.

È quello che ho scoperto vedendo il documentario Gitmo, in cui Eric Gandini cerca di approfondire cosa accade all’interno del centro di detenzione di Guantanamo Bay. Sono rimasto esterrefatto quando un testimone, un ex detenuto, parla di un nuovo modo di strappare informazioni ai prigionieri. Non bastavano più il “water-washing”, l’uso di cani, e tutte le altre schifezze bandite dalla Convenzione di Ginevra. Adesso usano anche la musica come strumento di persuasione. Il ragazzo, Jamal, conferma: «Viene utilizzata sempre la stessa musica, per ore ed ore, la stessa identica musica, a Guantanamo come ad Abu Graib». Non comodi su un divano, o in auto, no. Loro stanno ad ascoltarla in celle frigorifere a meno 13 gradi, con un sergente che gli punta dritto il mitra in bocca. Oppure vengono tenuti bloccati in piedi per 8-10 ore.

Secondo l’intelligence Usa, far sentire sempre la stessa musica contribuisce ad assopire la parte del cervello deputata alle reazioni e alla resistenza. Quindi, meno reattivi i prigionieri, più predisposti a sputare il rospo. Jamal cita anche generi e artisti utilizzati, che lui, come moltissimi altri suoi compagni di cella, avrà sentito per giorni e giorni, mesi e mesi, ininterrottamente, almeno da quando, tra il 2002 e il 2005, il governo Bush decise di inasprire le modalità di coercizione forzata delle informazioni. «Tanto, tanto hip hop – dice Jamal -, poi ricordo un brano dei Fleetwood Mac (Illume 9/11 per caso?, nda) e anche Kris Kristofferson». C’è anche Enter Sandman dei Metallica (leggete qui), lasciata suonare con una cacofonia assordante.

Mai come oggi credo dunque sia azzeccata la categoria di questo post, perché – difficile a credersi – ma è successo (e succede tuttora) anche questo…

Dal fucile alla chitarra

12 Mag

Lowell Fulson è a buon ragione considerato uno dei più grandi rappresentanti blues della Bay Area di San Francisco, California. Proprio lui che era di Tulsa, nello stato centrale dell’Oklahoma? Non tutti allora sanno che il grande chitarrista e compositore nero, dopo aver lasciato all’età di 18 anni la sua casa d’origine, dove il nonno aveva creato un vero e proprio villaggio grazie ai tanti possedimenti accumulati nelle terre indiane, nel 1943 Lowell venne arruolato nella marina americana in vista dell’entrata degli Usa nella Seconda Guerra Mondiale.

Prima alla base di Guam, alle Marianne, poi alla Alameda Naval Airstation di Oakland, California. Dopo aver allietato i suoi commilitoni con la sua musica, sarà da lì che Lowell inizierà la sua brillante carriera blues, arrivando a calcare il palcoscenico con i più grandi di allora, dal suo idolo, T-Bone Walker, a Clifton Chenier, Big Joe Turner, Wynonie Harris, e altri.

Chicago Blues: Jimmy Johnson

4 Mag

Jimmy Johnson è nato nel 1928, a Holly Springs, Mississippi. All’età di 22 anni segue la sua famiglia a Chicago, dove inizia a lavorare da saldatore e nel tempo libero coltiva l’hobby della chitarra. Contrariamente a suo fratello, Syl, che diventerà un importante interprete soul, Jim ama il blues e risulta più vicino all’altro suo fratello, Mac Thompson, che sarà il bassista di Magic Sam. Jimmy inizia ad entrare nel professionismo solo nel 1959, assieme a Slim Willis. Da lì una lenta scalata fino a condividere un tour con Otis Rush, nel 1975.

Dovrà però attendere la mezza età per vedere pubblicati i suoi soli migliori, sotto le etichette Alligator e Delmarks. Nel 1988, in un brutto incidente stradale in Indiana, dove perderanno la vita bassista e tastierista della sua band, Johnson resta gravemente ferito, allontanandosi inevitabilmente dal mondo della musica. Tornerà nel ’94 con la Verve, per poi incidere con il fratello Syl, Two Johnsons are Better than One, nel 2002, seguito da un live due anni dopo. Con Buddy Guy, è attualmente è uno dei pochi rappresentanti ancora in vita del blues di Chicago.

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