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EXTRA| Pearl Jam, esordio da “Dieci” e lode

14 Ott

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Quattro mesi dopo la caduta del Muro di Berlino la musica internazionale era totalmente cambiata. In America imperversava il grunge mentre in Europa ancora ci si cullava sulle raggrinzite note del post-punk. C’era però una band che avrebbe fatto dei due stili il suo mantra.

L’origine dei Pearl Jam può coincidere con una data su tutte, il 16 marzo 1990. Quel giorno Andrew Wood morì per un’overdose di eroina e i Mother Love Bone, di cui Wood era il cantante, si sciolsero dopo appena un album, Apple, pubblicato solo quattro mesi dopo questo evento. A quel punto, il chitarrista Stone Gossard e il bassista Jeff Ament, dopo essersi inizialmente divisi, tornarono assieme e fondarono un nuovo progetto con il chitarrista Mike McCready. Mancava il cantante. Il problema si risolse nel modo che tutti conoscono. In loro soccorso arrivò l’ex batterista dei Red Hot Chili Peppers, Jack Irons. La band gli fece pervenire un demo con cinque brani, che lui sottopose a un suo amico di vecchia data. Era Eddie Vedder, che all’epoca lavorava in una pompa di benzina di San Diego e la sera cantava in una band locale, i Bad Radio.

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I pionieri del jazz, anzi, del “jass”…

5 Lug

Scrutando nella lista di dischi a mia disposizione ho avuto il piacere di ritrovare una raccolta della Original Dixieland “Jass” Band. Già dal nome si nota lo stato primitivo in cui questo gruppo di cinque artisti (tra cui anche due italiani) si esibiva per strada e reclamava di suonare il “Jass”. Beh, avevano ragione, perché se è vero che non erano gli unici a farlo, pare che furono i primi, nel 1917, a registrare incisioni jazz. Tra le quali spiccano due capolavori che verranno poi reinterpretati dai più grandi jazzisti del secolo: Livery Stable Blues e Tiger Rag.

Da notare come i primi componimenti jazz, quasi sempre, riportavano nel titolo un termine derivato da un altro genere, che sia “rag”, probabilmente dal ragtime, o che sia più semplicemente “Blues”, il che certifica come, almeno nella sua struttura e organizzazione, il jazz sia postumo al blues, o meglio, sequenziale.

Di seguito alcune foto della formazione: alla batteria troviamo Tony Sbarbaro (conosciuto anche come Tony Spargo), Edwin “Daddy” Edwards al trombone, cornettista Dominick James “Nick” La Rocca, Larry Shields al clarinetto, Henry Ragas al piano.

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Il teatro degli Afterhours

1 Lug

Gli Afterhours sono una rock-band italiana, nata nel 1986 da un’idea di Manuel Agnelli, voce e leader del gruppo. Inizialmente cantavano in inglese, fino all’album Pop Kills Your Soul, del 1993, dopodiché la svolta con Germi, datato 1995, in cui la vena rock e cantautoriale emerge nitida, rispetto ai più prematuri lavori anglofoni.

Personalmente mi piacevano anche in inglese, seppur erano tutt’altri Afterhours di quelli che abbiamo conosciuto a cavallo tra gli anni ’90 e il 2000. Dell’anno della svolta restano soltanto Agnelli e il batterista Giorgio Prette, approdato nell’universo Afterhours nel 1992. Di seguito alcune foto.

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Bowie + Jagger

22 Giu

Nel 1974 esce l’album It’s Only Rock and Roll dei Rolling Stones. Un disco molto più vario, rispetto ai precedenti album rock blues. Tra i diversi musicisti che si alternano nelle varie collaborazioni con la band di Jagger, ne compare uno che a mio avviso è tra i più geniali interpreti delle  diverse sfaccettature del rock: David Bowie. Lo troviamo come seconda voce in It’s Only Rock ‘n Roll (But I Like It), title track del disco. Di seguito alcune interessanti foto.

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Uno contro: Rino Gaetano

12 Giu

Ma vogliamo spenderle due parole per un italiano? Rino Gaetano è vissuto troppo poco per imporsi sul palcoscenico mondiale, ma è vissuto abbastanza per imporre uno stile del tutto originale, non innovativo, ma originale di certo. Le sue canzoni sono state omaggiate da tantissime cover. Aida, Mio fratello è figlio unico (splendida l’interpretazione degli Afterhours) e nel 1975 quel singolo tanto abusato oggi quanto orecchiabile se ascoltato in un’urna di vetro, Ma il cielo è sempre più blu.

Un personaggio controverso, di sicuro un artista che ha raccolto consensi in orizzontale, tra persone di gusti anche opposti e in verticale, tra generazioni diverse per età. Forse – il condizionale è d’obbligo – se fosse vissuto abbastanza (è morto nel 1981 a soli 31 anni) sarebbe caduto anche lui nel trappolone della tv spazzatura anni ’80 (d’altronde lo iniziava a fare già poco prima della sua dipartita…), ma comunque a me piace ricordarlo per quello che era ai tempi d’oro delle foto in bianco e nero, quando se il cielo era sempre più blu era perché eri bravo nel saperlo colorare a parole, suoni e immaginazione.

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Blodwyn Pig

10 Giu

I Blodwyn Pig sono una band rock blues fondata nel 1968 dal sodalizio tra il sassofonista Jack Lancaster e il primo chitarrista dei Jethro Tull, Mick Abrahams, che lasciò Ian Anderson a seguito dei continui litigi tra i due.Del gruppo si trovano pochissime foto o testimonianze. Esiste un archivio della Getty Images, ma tutte le foto sono coperte da copyright.

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Ritchie Blackmore’s Rainbow – 1981/83

9 Giu

E’ la formazione dei Rainbow più longeva quella dall’ottobre 1981 al giugno 1983, anche se alla fine riuscirono a registrare soltanto un album, Straight Between the Eyes, uscito nel dicembre 1982. Dall’alto verso il basso: Ritchie Blackmore (chitarra), Joe Lynn Turner (Voce), David Rosenthal (Tastiere), Roger Glover (Basso), Bobby Rondinelli (Batteria). Nel maggio del 1p83, quando Rondinelli decise di mollare la band per mettersi in proprio assieme al fratello Teddy, il nuovo batterista dei Rainbow diventerà Chuck Burgi.

Ritchie Blackmore

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