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I Pooh piangono la morte di Negrini: «Non ci sono più parole…».

6 Gen

pooh

Per la maggior parte degli italiani i Pooh sono quelli di Uomini Soli, per altri un po’ più di nicchia hanno rivestito anche un importante ruolo nella traduzione del prog rock italiano. Addirittura Progarchives dedica una scheda intera al gruppo definendo i Pooh «like the Rolling Stones of Italian popular music». Gran parte del merito va a Valerio Negrini, il paroliere storico dei Pooh (una sorta di Peter Sinfield per i King Crimson), nonché fondatore della band nel lontano 1966 con la pubblicazione del primo disco Per Quelli Come Noi. La sera del 3 gennaio scorso Negrini è stato stroncato da un infarto all’età di 67 anni: «E stanotte c’è una gran nebbia a coprire i nostri cuori… Nei tanti messaggi di cordoglio che stiamo ricevendo in queste ore ricorre spesso la frase “non ci sono parole”… è vero: “non ci sono PIÙ parole“!», il commento degli altri componenti Rodi, Dodi e Red affidato al sito ufficiale del gruppo. Domani al Teatro della Luna di Assago verrà allestita una camera ardente per l’ultimo saluto a Negrini.

Armando Trovajoli e il mito di Roma Nun Fa’ La Stupida

20 Dic

trovajoli_armando_-_1974Piccola parentesi storico-popolare su una delle canzoni più conosciute al mondo assieme a O Sole Mio e Volare. Stiamo parlando di Roma Nun Fa’ La Stupida, che scritta così, a mo’ di titolo tutto maiuscolo fa un certo effetto. Perché senz’altro questa canzone scritta da Armando Trovajoli per il Rugantino, certo è difficile da considerare “brano” nel senso stretto del termine. Con il tempo è entrata a far parte della cultura popolare non soltanto romana, ma italiana in generale. Era il 1963, alla prima del Teatro Sistina a Roma, Armando Trovajoli dirigeva per la prima volta l’orchestra.

Sentite cosa ha detto poco tempo fa il direttore a chi gli chiedeva quell’emozione: «La prima di Rugantino resta impressa sulla mia pelle in modo indelebile. Avevo il diritto di dirigere l’orchestra nella prova generale e nelle prime 2-3 rappresentazioni. Alla prima, quando Nino Manfredi disse Roma, ce semo e attaccò Roma Nun Fà La Stupida, capii alla fine del ritornello, appena prima che Lea Massari entrasse per cantare la sua parte, che quella sera stessa avrei risentito la canzone da Checco er Carrettiere, il ristorante di Trastevere. Capii che stava nascendo un mito. Lo capii dal brusio del pubblico, che già canticchiava la canzone sentendola per la prima volta».

Queste sono frasi già sentite da chi ha vissuto la storia della musica in prima persona. A me ha subito riportato in mente le parole di Paul Rotchild, l’ingegnere del suono dei Doors quando per la prima volta ascoltò la versione definitiva di The End.

Approfondimenti sui Renaissance

25 Ott

Oggi volevo segnalarvi alcune recensioni che, se messe assieme, ci aiutano meglio a comprendere la genesi di un gruppo spesso dimenticato ma che svolse un ruolo di primo piano nella storia del rock degli anni ’70. Sto parlando dei Renaissance, e in particolare dell’album omonimo di esrdio che data 1969. Un disco che ho acquistato in formato vinile in un mercatino arrangiato da un’iniziativa della romana Radio Rock a Testaccio.  Scavando nelle varie opinioni di cui di seguito vi segnalo un campione da poter approfondire, emerge un fatto al quale anche ascoltando il disco non avevo fatto caso. Molte recensioni evidenziano il ruolo di primo piano dei Renaissance tra i gruppi fondatori del progressive rock. Ascoltatelo se potete e fatemi sapere se siete d’accordo.

Renaissance

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Eugenio Jazz

15 Ott

Dopo essersi riprosposto a San Remo nella scorsa edizione, e aver pubblicato un disco di fado musica tradizionale portoghese) e uno di ballate spirituali, in questi giorni Eugenio Finardi si sta per cimentare in uno di quegli esperimenti in cui spesso un artista si cimenta dopo aver scandagliato in lungo e in largo i propri orizzonti. L’artista di Un Uomo e Extraterrestre stasera e domani si esibirà al Blue Note di Milano in cui proporrà le sue migliori incisioni in chiave jazz. Ad accompagnarlo ci saranno Raffaele Casarano (sax), Mirko Signorile (pianoforte), Marco Bardoscia (contrabbasso), Marcello Nisi (batteria) e Alessandro Monteduro (percussioni). È un esperimento nato praticamente per caso, un concerto estemporaneo che si è trasformato in una collaborazione. Per chi capita nel capoluogo lombardo, un motivo in più per passare una serata sulle note jazz.

Joe Satriani

28 Ago

Joe Satriani. Chickenfoot performing at Manchester Academy. Manchester, England – 12.01.12. (Contactmusic)

«Comincio ogni progetto chiedendomi se tutto sta per venire insieme o no, e non si sa mai. Ogni volta che si scrive un nuovo brano, o si sta per arrangiarne uno appena finito di scrivere, è un grosso problema. Un grande passo in avanti verso il completamento del progetto. Non avevo appiglio su questo album fino a fine di maggio, quando ero davvero in ritardo per la consegna dei demo ai ragazzi. Ma ad un tratto tutto è come se si fosse unito assieme, e mi sono sentito molto soddisfatto per come è venuto». (Joe Satriani a Billboard.com prima dell’uscita di Black Swans and Wormhole Wizards)

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Roosevelt Sykes

25 Ago

Il blues non è soltanto voce, chitarra e armonica. A qualcuno piace così (e anche il sottoscritto qualche paletto lo fissa), ma ci sono anche altri strumenti che hano fatto la storia di questo genere. Tra questi il pianoforte, che ha fatto da vero collante tra il blues e il jazz. Tra i migliori pianisti della storia del blues, c’è anche Roosevelt Sykes. Se avrete voglia di approfondirlo, Amazon è pieno di dischi da poter acquistare.

Tra i più interessanti troviamo Hard drivin’ blues [2008], Chicago Boogie [2008], The Honeydripper’s Duke’s Mixture [2005], Sings the Blues [2006], Raining in My Heart [2000], Blues By Roosevelt ‘honeydripper’ Sykes [1995], Roosevelt Sykes Vol. 10 1951 – 1957 [2000], Music Is My Business [2007], Complete Recorded Works, Vol. 1 [2009]. In tutto sono 47 album che trovate qui. A parte una ricca serie di brani in mp3 da poter ascoltare e scaricare a pagamento. Per quanto riguarda Raining in My Heart, gli appassionati di vinile potranno trovare qualcosa anche su eBay.

Il sito Salsaschool propone per esempio l’lp di Raining in My Heart : 14 tracce comprese Fina and Brown, Lucky Blues, Raining in my Heart, Heavy Heart, 4:00 Blues e Too Hot to Handle.

Su Discogs c’è tutta la discografia per orientarsi, tra cui la raccolta The Country Blues Piano Ace (1929-1932), che contiene le primissime registrazioni del pianista nero.

Se poi non avete proprio voglia di spendere soldi, il peer to peer corre in vostro soccorso: su Torrentz ecco Music is My Business del 1989, in Flac e pronto all’uso.

Per capire meglio di chi stiamo parlando: «La prossima volta che qualcuno in maniera incompetente, dice che il blues è semplicemente troppo deprimente per abbracciare, accomodarti ed esporti ad una dose inebriante di Roosevelt Sykes, se non cambia idea, non accadrà nulla. Non c’era assolutamente nulla di battere su questo cicciotto ed effervescente pianista (soprannominato “Honeydripper” per la sua abilità giovanile con le ragazze), la cui lunga carriera ha abbracciato il pre e post seconda guerra mondiale…». Il resto della biografia di Roosevelt Sykes lo trovate su Artistdirect.

Prog dalla Romania: ecco i Monarchy

7 Ago

In Germania il prog metal continua a godere di massima attenzione. Diverse recensioni teutoniche ultimamente concentrano la loro attenzione su un gruppo proveniente dalla Romania. Sono i Monarchy, che recentemente sono usciti con il loro Feeding the Beast, album molto ispirato a band quali i Dream Theater e testi in inglese che cavalcano l’onda Queensryche. In un loro ultimo concerto a Bucarest, sembra che fosse presente anche Slash: «Bravi ragazzi, avrete un futuro promettente», l’investitura dell’ex chitarrista dei Guns’n Roses.

La critica positiva si associa all’impronta che viene affibbiata ai gruppi dell’est europeo. In più delle volte si tratta di band di altissima qualità compositiva, dalle liriche (molte in inglese ma sempre più spesso in madrelingua) anche piuttosto ricercate, nonostante la immensa fatica a sdoganarsi dagli stereotipi della musica occidentale ormai superata dall’avanguardia progressiva più esasperata. Conviene approfondire, il bollettino delle ultime “nascite” parla sempre più di un proliferare di gruppi prog e metal provenienti da paesi ormai completamente assorbiti dall’Europa occidentale e dai suoi canoni melodici: Ungheria, Romania, Polonia, Turchia, è questo il nuovo fronte del rock del vecchio continente?

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