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Tool – Opiate (1992)

2 Apr

Artista/Gruppo: Tool
Titolo: Opiate (Extended Play)
Anno: 1992
Etichetta: Volcano

Pochi e ben nascosti sono i particolari che possono portare a ricondurre questa prima esperienza musicale dei Tool con quello a cui ci abitueranno nel corso della loro carriera; sonorità decisamente più dure e pregne di quell’atmosfera Grunge che si respira in maniera intensa negli anni novanta, sembrano preannunciare una band totalmente diversa.

Ovviamente, trattandosi di un Extended Play di debutto, l’album non deve essere valutato in base a criteri particolarmente severi, ma si deve tenere conto che si tratta di un primo piccolo passo per una band che inizia a divulgare parte delle proprie idee musicali; proprio per questo si può “perdonare” il fatto di risulare, al termine dell’ascolto, un po’ ripetitivi e, in alcuni casi, un po’ troppo simili a sonorità già ampiamente esplorate da altri gruppi contemporanei.

Come all’interno di una sorta di sommario della loro ascesa musicale, questo EP ripercorre in maniera progressiva già al suo interno una piccola evoluzione per i Tool: tre brani (Sweat, Hush e Part of Me) decisamente pesanti e in pieno stile Grunge con una batteria molto martellante, forse troppo, e linee melodiche poco evidenti per lasciare spazio all’aggressione dello strumento, due incisioni live (Cold and Ugly e Jerk-Off) sempre sullo stesso filone ma al tempo stesso più improntate sulla cura della struttura musicale, e la traccia finale (Opiate / The Gaping Lotus Experience) che proietta verso lidi più ambiziosi.

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Bireli Lagrene – Standards (1992)

29 Mar

Artista/Gruppo: Bireli Lagrene
Titolo: Standards
Anno: 1992

Spesso il Jazz si guarda alle spalle, la storia non è certo scritta per essere messa da parte, cionondimeno, comunque, spesso si ha l’impressione di non poter più ripercorrere le tracce dei grandi maestri del passato. Django Reinhardt, Stephane Grappelli, Charlie Parker, menti ed esecutori geniali di strali di memoria jazzistica che, in parte il free jazz, totalmente il fusion, hanno contribuito a superare.

In questo album, registrato negli Studio Davout di Parigi nel 1992 e pubblicato l’anno successivo, Bireli Lagrene dimostra di aver fatto tesoro di quel passato autentico, ricco di spunti da poter rivisitare e raccontare a quanti come noi oggi hanno modo di avvicinarsi a generi jazzistici un po’ ruvidi al primo ascolto, come lo swing.

Ma anche per quelli come lui, che è nato nel 1966 e che di Django ne aveva sentito parlare solo dal padre. “Standards” offre a chi si avvicina per la prima volta al jazz del passato una visuale, certo personale e soggetta alla modernità, ma comunque ancorata alle radici di quel fecondo periodo in cui vi erano a confronto le scuole di New York, Chicago e New Orleans. Coadiuvato dal basso di Niels-Henning Orsted Pedersen e dal basso elettrico di Dominique Di Piazza, oltre che dal sapiente campionamento percussionistico di Andre Ceccarelli, forse il più noto tra questi, Bireli Lagrene da buon francese come Django Reinhardt è stato da tutti considerato la sua reincarnazione moderna.

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