Tag Archives: brit pop

Franz Ferdinand – Fabulously Lazy (2005)

8 Nov

In questo spazio non abbiamo mai parlato dei Franz Ferdinand, e me ne sono accorto solo ora. Ecco perché stamattina, per augurarvi una mattinata di  “favoloso cazzeggio”, vi dedico l’ultima traccia di You Could Have It So Much Better: Fabulously Lazy, appunto. Certamente non è il migliore esempio per spiegare il successo della band scozzese di Alex Kapranos, ma certamente una pillola di quello che forse è il suo miglior album. Non si tratta certo di una band molto produttiva, visto che il terzo disco è stato pubblicato 4 anni dopo e adesso sono ormai fermi da altri tre anni. Questo è uscito l’anno successivo al  disco d’esordio nel periodo forse più prolifico dal punto di vista dell’ispirazione. Buon ascolto, e soprattutto buon cazzeggio…

The Stone Roses – The Stone Roses (1989)

10 Apr

Artista/Gruppo: The Stone Roses
Titolo: The Stone Roses
Anno: 1989
Etichetta: Silvetone

Ascoltando ieri la versione di Imagine di John Lennon rifatta nel 2004 degli A Perfect Circle, tetra, cupa, volutamente annebbiata, mi domandavo quanto il periodo storico possa condizionare le sonorità di un brano, o di un disco, e piegarle dalla felicità alla tristezza, dalla speranza al pessimismo. Da distanza ben calibrata, è la stessa sensazione che provo quando ascolto dischi come The Stone Roses, album d’esordio dell’omonima band di Manchester che forse, più di tante altre, ha contribuito alla nascita del successivo brit pop.

Gruppi come Blur, Oasis, Verve, devono quasi tutto agli Stone Roses, che sul finire degli anni Ottanta mescolavano l’alternative rock a fusioni più propriamente house che derivavano da Oltreoceano, oltre a quel pizzico di reminiscenza di matrice Sixties. Protagonisti (assieme a band del calibro di New Order e The Smiths) del movimento Madchester. Ebbene, The Stone Roses è un album fresco, genuino, solare, frizzante e ottimista, il tutto in ossequio allo straordinario e allo stesso modo impraticabile risveglio economico di quegli anni. E proprio a ridosso delle registrazioni di questo esempio di successo fulminante, veniva a cadere anche l’ultima barriera ideologica tra l’est e l’ovest.

Gli SR ne fanno menzione velata, quando il cantante Ian Brown accenna in Waterfall: «This American satelite’s won», oppure «Soon to be put to the test, to be whipped by the winds of the west». Ma la politica, e la Guerra Fredda che stava per concludersi, non interessava più di tanto. C’erano soprattutto i rave, le feste, nel cuore di una Manchester capitale dell’industria britannica (400mila abitanti circa) e un locale, l’Hacienda, che in quegli anni fu la vera tana dei gruppi Madchester. Insomma, si stava bene (o almeno si fingeva di esserlo), e la musica ricalcava quello stesso stato d’animo. Magari, rielaborandolo ora quell’album, un gruppo attento come gli A Perfect Circle, lo farebbe deflagrare per ricostruirlo dalle fondamenta, più solido, meno ipocrita e sicuramente più fosco.

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Kaiser Chiefs – Modern Way (2005)

2 Giu

Nel 2005 si affacciano nel panorama mondiale i Kaiser Chiefs, musica che trae ispirazione dalla vecchia new wave inglese, ma nell’ambito britannico assorbe molto anche dall’indie rock di impronta Interpol, e sicuramente una forte accento di influenza deriva da altre band loro connazionali, come i Franz Ferdinand, ma anche gruppi come The Kills, Libertines, ecc.

Il video che vi presento è relativo al brano Modern Way, terza traccia dell’album d’esordio dei Kaiser: Employement. Quasi un titolo divinatorio ad attestare il loro nuovo status di professionisti della musica. Linea semplice, melodia comune appoggiata su un piacevole scivolo di basso, ritmata e volutamente banalizzata, dove il massimo dell’espressività è affidata alla voce di Ricky Wilson, sulla stessa identica sintonia in chiave Brit Pop.

Negli anni li ho persi completamente di vista, ma so che non pubblicano da almeno tre anni, anche se entro la fine di quest’anno è atteso il loro quarto lavoro.

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