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Morgan – Canzoni dell’Appartamento (2003)

9 Mar

Si può fare pop e ricordarsi del rock, tracciarlo, considerare che in fin dei conti molto nasce da lì. Quindi con riconoscenza, abbozzare angoli di buona musica e nel riquadro collocarsi allo specchio e compiacersi per un’opera prima, questa del Morgan solista, che in fin dei conti – tra piccole cadute e recuperi improvvisi – tutto sommato non lascia l’amaro in bocca alla fine dell’ascolto. Dentro Canzoni dell’Appartamento c’è di tutto, dall’enorme distanza che separa la critica tra detrattori ed estimatori, ai Bluvertigo (apprezziamo la non negazione del passato), la tradizione cantautoriale italiana rielaborata in chiave semi-rock, a tratti il tripudio degli archi che suonano barocchi ma mai ridondanti, e pillole di sapienza musicale che fanno di Morgan (come scritto anche da Foxtrot), uno dei più grandi rimpianti che la musica italiana abbia prodotto nelle ultime decadi.

Per l’appunto, un prodotto, quello che Morgan è diventato con il tempo, ma questo è un altro discorso. Canzoni dell’Appartamento va ascoltato, riascoltato, con stati d’animo diversi, anche se racchiude un senso di malinconia nonostante il ritmo spesso veloce e incalzante. Notevoli sono Altrove, Crash (Storia di un Inventore), Aria, Non Arrossire (cover dell’omonima di Gaber) e Se (if) – cover della più celebre If dei Pink Floyd contenuta in Atom Heart Mother.

Testi minimal, emozionali, istintivi e talvolta sconnessi ne fanno un campione di nonsense misto a ricercata leggerezza. Ma c’è anche l’occhio lungo sul marketing e se vogliamo, la scelta di una Canzone per Natale, in un album uscito a maggio, fa di Canzoni dell’appartamento un disco-panettone, anticipato…

James Brown – Mind Power (1973)

8 Mar

«Il nonno funky del Hip Hop». O forse del Rap (e infatti fu ripreso – tra gli altri – anche dagli statunitensi De La Soul). Ascolti James Brown, quello del “Tell Me” e del “Get Uppa”, e resta il dubbio: forse di tutti e due i generi insieme, chissà. Rap e Hip Hop, comunque affini, e c’è anche il soul che incombe. JB era tutto, e a detta di molti questa Mind Power è una delle sue più belle espressioni.

Era il 1973 (album The Payback) ma per certi versi potrebbe essere attualissimo. Ma siccome ho la smania del retro, ho preferito stavolta pubblicarvi il video con il vinile in primo piano che gira (questa moda cibernetica neanche troppo recente ma che ha una sua spiegazione sociologica…).

Consiglio banale: se avete un lettore vinile, ascoltate il vostro. E non pensate che questo video sia la vera resa del vinile. C’è solo il fruscio, e se vogliamo – in assenza della profondità e densità vinilica in Hi-Fi – diventa anche fastidioso. È invece piacevole adagiarsi su una cosa morbida, rilassarsi con Mind Power in sottofondo e osservare il dischetto che gira, le lucettine in sincro con l’equalizzatore, e la copertina/ona in bella vista. Dieci minuti di buona musica, e ricordi e balli e sogni, americani.

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