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Dominic Frasca -Deviations (2005)

16 Lug

Dominic Frasca (chitarrista) in  questo lavoro collabora con compositori del calibro di Philip Glass e Marc Mellits. La sua è una tecnica  molto originale che può ricordare quella di Andy Mckee. Aver visto una sua performance in rete mi ha sorpreso dal fatto che non ci sono sovraincisioni!!!

Per chi piace l’ energia e i  loop  ipnotici.

Jeff Beck – Live At Ronnie Scott’s Jazz Club (2008)

15 Lug

Jeff Beck, in una performance live di tutto rispetto, è accompagnato dal suntuoso Vinnie Colaiuta (batteria) e dalla rivelazione Tal Winkelfeld al basso per riproporre gran parte del suo repertorio, da Beck’s bolero fino a brani delle sue più recenti produzioni. Perle come ospiti, da Imogean Heap a Eric Clapton!!!

Per tutti quelli che amano sentir esprimere una chitarra (la mitica Stratocaster in questo caso), dal pianto al canto.

Bo Diddley – Blues Collection n.5 (1993)

19 Apr

Artista/Gruppo: Bo Diddley
Titolo: Blues Collection n.5 – Jungle Music
Anno: 1993

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Coerente. Userei questa parola per aggettivare la scelta di mettere in testa a questa raccolta la canzone The Story Of Bo Diddley. Il perché mi sembra chiaro: in questo brano di apertura del quinto numero della Blues Collection, quello dedicato a Bo Diddley, è stato scelto il testo più emblematico dell’artista, ripreso anche dagli Animals ma in quel caso rivisto nelle liriche, quello in cui Bo si cimenta nel racconto della sua vita, dalla nascita al successo.

In realtà è l’incipit ideale di un cantastorie, di un ramingo della chitarra, che si appella al suo talento chitarristico per espletare alla storia della sua affermazione. Fatta appositamente per chi vuole capire chi è Bo Diddley. La nascita («I was born one night about twelve o’clock»), il primo contatto con un agente («Now, a man stepped out wit’ a long cigar. He said, ‘Sign this line and I can make you a star»), il primo ingaggio alla Chess Records («My first engagement was in Chicago»).

Le rime di Diddley sono ricercate, strappate al suono, decostruite, il tutto per raggiungere il tutto.

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Eric Clapton & Steve Winwood – Live at Madison Square Garden

17 Apr

Dalla Londra underground ai giorni d’oggi. Due musicisti che possiamo chiamare, senza mezzi termini, dei pionieri. Scopritori curiosi della musica blues, studiosi di un genere che fino agli anni ’60 era poco conosciuto e ammirato in Europa. Clapton e Winwood si sono confrontati, hanno fondato tra i migliori gruppi della storia del rock.

Dai Cream ai Traffic, ai supergruppi dei Blind Faith e dei Derek & The Dominos. In questo tour live del 2009 hanno fuso le loro due anime, per un’indimenticabile retrospettiva delle loro più alte gemme.

Non è semplice trovare qualcosa di ufficiale in giro per il web. Vi indico quindi la traccia Crossroads, rifatta dai due in un live del 2008.

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Louisiana Red – Blues Collection n.81 (1993)

14 Apr

Artista/Gruppo: Louisiana Red
Titolo: Blues Collection n.81 – Pretty Woman
Anno: 1993
Etichetta: De Agostini

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Continua la mia rassegna della Blues Collection e ogni volta cerco di fornirvi informazioni nuove anche riguardo a questa immensa e vasta raccolta. Non è semplice e con Foxtrot ne abbiamo già parlato al riguardo.

Percorrendola a ritroso nel tempo, dato che quando uscì questa collezione era il 1993, ho scoperto che si trattava di uscite periodiche, un album con allegato un piccolo booklet contenente informazioni sull’artista e che in realtà la raccolta, edita dalla De Agostini, era intitolata Blues Collection Magazine e sarebbe veramente molto interessante riuscire a risalire a tutti quei pamphlet.

Ora rivolgiamo il nostro sguardo sull’artista che ho deciso di recensire: Louisiana Red, chitarrista e armonicista che influenzò e fu influenzato a sua volta da Muddy Waters. Il suo nome compare nella Blues Collection al numero 81.

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Leon Redbone – From Branch To Branch (1981)

10 Apr

Artista/Gruppo: Leon Redbone
Titolo: From Branch To Branch
Anno: 1981

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Ripercorrere le vie del passato. La musica spesso si guarda indietro con nostalgia e ogni tanto arriva qualche eclettico artista a ridar linfa a un genere ormai abbandonato al ricordo. Accade anche che un’intera tradizione, qualora affondi i suoi ultimi respiri indietro di qualche secolo, potrebbe essere definitivamente sepolta.

A cavallo degli anni ’70/’80 Leon Redbone ha cercato di far rivivere con la sua chitarra e i musicisti di spessore con cui si è sempre circondato, un particolare genere teatrale e musicale del ‘700, il Vaudeville, molto in voga in Francia, ma poi riprodotto fino agli anni ’20 con il cinema muto.

Non è un caso che questo stranissimo artista abbia posto le sue radici in Canada, nell’Ontario, terra francofona e sempre ancorata al passato francese. Vi propongo From Branch To Branch, quarto lavoro di Redbone, del 1981, premettendo che a detta di molti non si tratta del suo miglior lavoro in assoluto, ma ci si avvicina.

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EXTRA|Un’occhiata a Tommy Bolin

31 Mar

In risposta a chi ci aveva consigliato di ascoltare il disco “Come Taste The Band” dei Deep Purple (1975) e di prestare attenzione al chitarrista, Tommy Bolin. Un disco che è da tutti visto con scetticismo data l’assenza di Blackmore.

Ma Bolin assolve molto bene alla difficile incombenza di non far rimpiangere il suo predecessore. Vuoi perché si discosta di tanto da Ritchie, vuoi perché aiutato in questo dal resto del gruppo, pronto a sperimentare nuove sonorità e ritmiche che spesso riconducono al funky.

Bolin, che io conosco pochissimo, in questo disco mi è piaciuto per personalità e precisione. Soprattutto in quei riff stretti, acuti, sulle prime tre corde alte, con terzine ripetute fino allo sfinimento senza mai perdere il tempo o cedere alle sbafature.

Meno vario, anzi un pochino monotono, sull’utilizzo dello slide. Mi è sembrato, e vengo all’album, che le tracce più affini ai Deep Purple storici si pongano da vere antesignane del moderno heavy metal. In alcune è evidente l’influenza che hanno esercitato qualche anno più tardi su gruppi come gli Iron Maiden.

Sidistef

Stevie Ray Vaughan – Unforgetable Night (1987)

31 Mar

Artista/Gruppo: Stevie Ray Vaughan
Titolo: Unforgetable Night
Anno:1987

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Live in Philadelphia è un concerto tenuto da Stevie Ray Vaughan and The Double Trouble nel 1987, al Mann Music Center di Philadelphia, pubblicato solo in bootleg di cui se ne hanno diversi titoli. Questo si chiama Unforgettable Night. Scordatevi di trovare il back della copertina, resta solo il front e questa magnifica registrazione live di cui la gente ancora ne ricorda la bellezza.

La performance trova il suo naturale inizio con Scuttle Buttin’ che già ci proietta nel mondo dal vivo di SRV, dove, per chi lo conosce per i lavori in studio, risulterà molto più pungente, meno ovattato, sempre figlio di quei due amplificatori Marshal in serie che aggiunti a distorsori tipo Cry Baby e Univox danno da sempre l’impronta alle fender del texano. Il brano è un campionario di velocità dove Vaughan mette in pratica la sua destrezza nel suonare le ultime due corde a vuoto, molto counry blues.

Scuttle Buttin’ si fonde con il secondo pezzo, Say What!. Questo è un saggio di blues elettrico allo stato puro, che si conclude con il “soul soul” finale che suona come una danza demoniaca. Lookin’ Out The Window si pone come frammento di storia del Rock and Roll. Stevie qui si mostra debitore di maestri come Bo Diddley. Il brano infatti mi ricorda molto le fasi ascendenti e discendenti di Before you accuse me del chitarrista dalle chitarre quadrate, oltre alla maniera di cantare propria del guitar boy di Austin.

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Sleepy John Estes – Blues Collection n.53 (1993)

30 Mar

Artista/Gruppo: Sleepy John Estes
Titolo: Blues Collection n.53 – Drop Down Mama
Anno: 1993

Oggi proverò a fare qualcosa che non mi sarà molto facile, ma che risulta essere un modo comodo per recensire artisti preistorici. Come si dice: chi non ama Benny Goodman o Roy Eldridge non è un vero amante del jazz”. Così io dico: chi non ama Robert Johnson o Big Bill Broonzy non è un vero amante del blues.

E come per il jazz, anche per il blues di prima maniera ci troviamo di fronte a una galassia, ma che dico, a un universo di nomi, registrazioni sparse qua e là, spesso difficilmente se non praticamente impossibile da raccogliere in album specifici. Soprattutto se parliamo di musica ante II Guerra Mondiale. Ma è anche vero che se entri nella storia un motivo ci sarà e in un modo o nell’altro, alzando il naso all’insù qualsiasi stella si ammiri splenderà sempre della stessa luce delle altre.

Ce ne saranno alcune che ammireremo con più emozione, perché comprese in qualche particolare costellazione, altre (la maggior parte) che ci sfuggiranno, non perché meno luminose ma perché escluse dal nostro patrimonio culturale e quindi non classificate per gruppi, solitarie, apparentemente anonime. Per questo esperimento recensivo ecco che mi accingo a pescare nell’infinito tempio della musica folk statunitense quale è il blues e il country. Chiedendo soccorso a una colossale raccolta che a qualsiasi amante o uditore della prima ora di blues consiglio: la Blues Collection. Ben 92 cd su cui è raccolta la crema del genere, fin dall’alba dei suoi tempi. E da questo calderone estrapolo (quasi a caso, mi verrebbe da dire) il disco numero 53, Sleepy John Estes – Drop Down Mama.

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Clarence “Gatemouth” Brown – Blues Collection n.35 (1993)

30 Mar

Artista/Gruppo: Clarence “Gatemouth” Brown
Titolo: Blues Collection n.35 – Just Got Lucky
Anno: 1993

«Clarence hai una bocca che è un cancello per quanto chiacchieri…». Deve essere stato un rimprovero del genere, proferito dal suo insegnante in tenera età, a portare Clarence Brown ad assumere più tardi il nomignolo d’arte di “Gatemouth”. Noto nel panorama blues per la sua predilezione a suonare qualsiasi strumento, dalla viola al mandolino, dal violino alla batteria, ma soprattutto famoso per il suo stile chitarristico.

Quattro anni dopo la sua morte, avvenuta per un cancro ai polmoni, a seguito delle evacuazioni dopo l’uragano katrina, che devastò nel 2005 la Louisiana, quattro anni più tardi CGB verrà riconosciuto come uno dei primi ad aver utilizzato il capotasto mobile sulla chitarra. Ha dato tanto a molti chitarristi blues, fonte di ispirazione per Albert Collins o J.J. Cale, e ha ricevuto altrettanto dalla storia del Blues, donando in cambio un’immensa discografia che si dirama dalla fine degli anni ’40 fino agli anni ’90. La caratteristica del suo suono è la commistione dei più differenti generi di blues, dal Delta al Cajun.

Del primo lo si percepisce in brani come . Per questo nel 1982, grazie all’album Alright Again! vinse il primo Grammy Award per il miglior album di blues tradizionale. Quando si è stufi di mettere dischi di Albert King o B.B. King, allora si può passare tranquillamente alle incisioni di Clarence “Gatemouth” Brown, perché il modo di cantare, di suonare la sua Gibson Firebird (ma molte incisioni portano il suono più aggressivo e ruvido della Telecaster o quello piccante della Gibson L5s) ricalcano in maniera a volta anche eccessiva la strada tracciata da questi due giganti del genere.

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