Tag Archives: Dream Theater

Dream Theater – Images And Words (1992)

27 Gen

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Come ripartire dopo tre anni di concerti e nessun altro disco sulla schiena se non quello scomodo When Dream And Day Unite. Esonerato Dominici, acquistato dal Canada LaBrie, i Dream Theater nel 1992 scriveranno la storia del rock anni ’90, dando vita, con Images And Words, a un genere del tutto nuovo. Senza accorgersene, senza averne nemmeno percezione, con il loro secondo lavoro entrarono nella storia. Poi sarà tutta un’ascesa, che farà dei DT uno dei gruppi più seguiti dagli amanti del nuovo metal.

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Dream Theater – When Dream and Day Unite (1989)

19 Ott

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Come erano i Dream Theater prima di James LaBrie? È una domanda che in pochi si pongono al primo ascolto della band di Boston. Anche perché, tra tanti capolavori come Images And Words, Awake, al contrario, il disco d’esordio, When Dream And Day Unite, per molti proprio non esiste. Nove su dieci si parte da altre vie, poi però ci si arriva e ci si deve fare i conti. Nel bene o nel male. Ascoltarlo dopo aver toccato con mano la qualità dei DT anni Novanta, equivale a scoprire che la carota all’inizio era viola. Già, c’è stato anche un tempo in cui agli assoli di Petrucci e alle rullate di Portnoy, si alternava una voce che non era quella di James LaBrie. La sorte del suo predecessore, Charlie Dominici, la conosciamo tutti. Fatto fuori, licenziato dopo un disco. Troppo limitato e piatto rispetto al prog metal a cui aspiravano gli altri. Prima di lui la stessa sorte toccò ad un certo Collins. Identico il motivo, a denotare anche una certa vena da “business-band” che contraddistingue i Dream Theater fin dall’inizio. Sempre stati impresari di se stessi…

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Prog dalla Romania: ecco i Monarchy

7 Ago

In Germania il prog metal continua a godere di massima attenzione. Diverse recensioni teutoniche ultimamente concentrano la loro attenzione su un gruppo proveniente dalla Romania. Sono i Monarchy, che recentemente sono usciti con il loro Feeding the Beast, album molto ispirato a band quali i Dream Theater e testi in inglese che cavalcano l’onda Queensryche. In un loro ultimo concerto a Bucarest, sembra che fosse presente anche Slash: «Bravi ragazzi, avrete un futuro promettente», l’investitura dell’ex chitarrista dei Guns’n Roses.

La critica positiva si associa all’impronta che viene affibbiata ai gruppi dell’est europeo. In più delle volte si tratta di band di altissima qualità compositiva, dalle liriche (molte in inglese ma sempre più spesso in madrelingua) anche piuttosto ricercate, nonostante la immensa fatica a sdoganarsi dagli stereotipi della musica occidentale ormai superata dall’avanguardia progressiva più esasperata. Conviene approfondire, il bollettino delle ultime “nascite” parla sempre più di un proliferare di gruppi prog e metal provenienti da paesi ormai completamente assorbiti dall’Europa occidentale e dai suoi canoni melodici: Ungheria, Romania, Polonia, Turchia, è questo il nuovo fronte del rock del vecchio continente?

Dream Theater – Burning my Soul (1998)

3 Mag

Più continuo a (ri)vederli, e più mi domando perché. Perché mi ero così infatuato di questo gruppo, perché mi ero convinto fossero i musicisti che più spaccavano nel panorama rock mondiale. Perché tutti quei pomeriggi a dibattere con David dei buoni propositi di Petrucci e soci. Perché, poi, così tanta distanza tra i lavori in studio e quelli in live (già, qualcosa non va, da troppo tempo…). Perché.

No, non ce l’ho con i Dream Theater. Ognuno è artefice del proprio essere, e loro hanno saputo sfruttare l’onda. Eppure, stavolta non c’entrano le manie da protagonista di Portnoy, stavolta lui è lì dietro che si barcamena ma senza esagerare. Eppure, LaBrie non sfora, Petrucci è lì buono e diligente buttando in mischia quei tre-quattro accorducci semplici e basilari. Tutti, eseguono. Stop. Ma anche l’esecuzione vuole il suo groove, la sua dialettica tra le parti. Qui siamo neanche troppo avanti nel tempo.

Cerco la giustificazione: qui erano ancora molto acerbi. Era il ’98 (Live in Paris, tratto da 5 Years in a Livetime), e sembrano già una band di professori universitari stufi di quello che insegnano. Burning my Soul (da Falling Into Infinity), in live è una schifezza pazzesca (come potete vedere, con i Dream non uso più neanche i mezzi termini come continuo a fare con i Metallica…), un brano che riascoltato la seconda volta consecutiva fa venire voglia di uscire e udire gli uccellini canticchiare. Meglio.

Erano acerbi, ma per i live più recenti la situazione degenera anziché livellarsi, e adesso non so più che periodo prendere in considerazione. Per quanto mi riguarda, sono rimasto ad apprezzarli per i lavori in studio, ma dal vivo, sebbene non sono ancora ai livelli di odio profondo del Prof (ma andatevi a leggere la sua recensione sull’ultimo Live, vi prego…), sono diventato molto critico nei loro confronti. E la critica si acuisce verso chi pretende di stare al top: è il dazio che si paga per il successo. Ma è anche bella se fatta con passione. Ormai è diventata una corsa a ritrovare i miei amati DT: li ho persi completamente di vista. O per fare una citazione: ora che ho perso la vista, ci vedo di più…

Dream Theater – Another Day (1992)

27 Mag

Alcune settimane fa, un video che avevo pubblicato sui Dream Theater riscosse pareri discordanti, alcuni la vedono come il sottoscritto, nel constatare certe cadute, soprattutto nello stile e nel sentimento, di questa band. Altri hanno notato una certa crudeltà verso un gruppo che comunque a me, come ad altri, ci ha formato. E forse, in parte, hanno anche ragione, e forse il discorso sull’assenza di Labrie a buon ragione non ha convinto, ma andrebbe spiegato in più di due righe.

Ora faccio però un ragionamento inverso e – ma non a discolpa del primo intervento, che continuo ancora a ritenere validissimo nelle affermazioni proposte – vi mostro quando i Dream Theater mi piacciono e per questo continueranno a piacermi.

Dato per scontato che l’album Images and Words sia uno dei meglio riusciti a Petrucci e soci, il brano Another Day, a mio avviso (ma non è il solo di questo album, anzi, forse è l’intero album a farmi emozionare), espleta le funzioni che mi ero proposto di evidenziare: piacere nel suonare, un sentimento che stavolta c’è, è lì, pronto ad essere intavolato e offerto all’ascoltatore. Che siate fan o meno, non importa, a me i Dream Theater piacciono così, quando la tecnica si associa alla melodia, tecnica che non guasta soltanto quando c’è un vero messaggio da veicolare.

Live scenes from the future

28 Mag

Prendendo spunto dal post intitolato “Dio ci odia tutti… “ di Sidistef, ecco un’altra delle tante storie del mondo della Musica legate all’attacco alle Torri Gemelle.

Questa volta i protagonisti sono gli americani Dream Theater ed in particolare il loro terzo lavoro live dal titolo Live Scenes From New York…il disco, nelle originali intenzioni della band, sarebbe dovuto uscire l’11 settembre del 2001 con una copertina quanto mai profetica: partendo dalla copertina del loro primo live (Live at The Marquee del 1993) nella quale era presente al centro un cuore in fiamme contornato dal filo spinato, la nuova cover prevedeva la sostituzione del cuore con una mela (simbolo inconfondibile della città di New York) sulla quale si stagliava il profilo dello skyline di Manhattan (con tanto di World Trade Center e Statua della Libertà in bella evidenza) invaso dalle fiamme.

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